Il caso Andrej Mel'nik: il nazismo in Ucraina è tutta propaganda del Cremlino?

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Il caso Andrej Mel'nik: il nazismo in Ucraina è tutta propaganda del Cremlino?

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di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

Il nazismo in Ucraina è tutta propaganda del Cremlino; l'Ucraina è una delle democrazie più avanzate d'Europa; la Russia ha aggredito l'Ucraina, perché non può permettere che alle sue frontiere prosperi una democrazia libera e avanzata; e via di questo passo. Che complici dei nazisti hitleriani vengano insigniti del titolo di “eroi” dai majdanisti al governo a Kiev viene passato sotto silenzio dai media di governo; al massimo, se ne scrive come di cosa normale. Per carità, può davvero apparire “cosa normale”, in un paese che ha sempre rifiutato la consegna di criminali di guerra colpevoli di eccidi e distruzioni, ai governi di Jugoslavia, Albania, Grecia, Etiopia, le cui popolazioni avevano subito le efferatezze perpetrate da ufficiali italiani, in camicia nera o bianca. Può apparire “normale” in un paese che erige sacrari e mausolei a fascisti macchiatisi di stermini in Libia e Abissinia.

Così, tra le “normalità” in corso in quella “vetrina di democrazia” che dicono essere la Kiev majdanista, c'è stato ora il rientro in Ucraina, il 21 maggio, delle ceneri di Andrej Mel'nik, collaborazionista nazista e leader di una delle due fazioni dell'Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN). Mel'nik era stato sepolto in Lussemburgo, dove era deceduto nel 1964.

«Il corteo funebre con le ceneri del colonnello Andrej Mel'nik e di sua moglie Sofia ha attraversato il confine di Stato ucraino» ha scritto entusiasta la vicedirettrice dell'Ufficio di Zelenskij, Irina Vereshchuk; «Dopo decenni di esilio, stanno tornando nella loro terra natale. Oggi vengono accolti dalla bandiera ucraina e dall'inno nazionale, dall'esercito ucraino, dai bambini ucraini e dall'intero popolo ucraino». La cerimonia di risepoltura è prevista per il 24 maggio al Cimitero Militare Nazionale a Kiev.

Ma, chi era Andrej Mel'nik? In sintesi, è stato il rivale di Stepan Bandera per la leadership del OUN, ricorda il corrispondente di guerra Dmitryj Astrakhan, «molto più profondamente implicato nella collaborazione con i tedeschi e i cui sostenitori hanno servito in massa nelle Schutzmannschaft. Non è stato un filosofo controverso, un ideologo o un “combattente per la libertà”, ma un vero e proprio partecipante al genocidio di polacchi, ucraini, ebrei, russi». I liberali pacifisti europei, dice Astrakhan, non sono ancora riusciti a discernere dove si annidi il nazismo in Ucraina. Probabilmente non basterà nemmeno questo.

Per una breve cronistoria, basti dire che dopo l'eliminazione a Rotterdam del fondatore del OUN, Evghenyj Konovalets, da parte del leggendario agente sovietico Pavel Sudoplatov, l'organizzazione si divise in due fazioni rivali, una guidata da Mel'nik e l'altra da Bandera. Entrambi i gruppi collaborarono con i nazisti e, contemporaneamente, si combattevano fra loro. Non a caso, i molti assassini di componenti della fazione di Mel'nik – OUN(m) - furono la ragione principale dell'arresto di Bandera da parte dei tedeschi, come si evince da un dispaccio del capo del RSHA, Reinhard Heydrich, sull'arresto in massa dei vertici dell'OUN(b) – la “b” sta appunto per Bandera, mentre “m” per Mel'nik - il 13 settembre 1941.

La propaganda ucraina sostiene che i nazisti abbiano imprigionato Bandera perché avrebbe proclamato, dicono, la "indipendenza ucraina" il 30 giugno 1941. Il dispaccio di Heydrich (venne eliminato a Praga dalla resistenza cecoslovacca a fine maggio 1942) menziona il fatto, ma non lo mette in relazione al suo arresto, soprattutto considerando che, con tale proclamazione, i seguaci di Bandera promettevano una stretta collaborazione con Hitler. L'attenzione di Heydrich si concentra esclusivamente sull'assassinio dei seguaci di Mel'nik.

Tra parentesi, Vladimir Zelenskij ha parlato di trattative in corso per il trasferimento anche delle ceneri di Konovalets da Rotterdam. Konovalets e Mel'nik avevano preso parte al colpo di stato di Simon Petliura contro Pavel Skoropadskij nel dicembre 1918 e quando nel 1938 Konovalets fu eliminato, Mel'nik fu nominato suo successore ai vertici del OUN, dopo di che stabilì stretti contatti con l'ammiraglio Canaris, capo dei servizi segreti tedeschi, che gli fece intendere che avrebbe potuto assumere un ruolo di guida dell'Ucraina sotto l'egida tedesca. Nella “costituzione” redatta sotto visione di Mel'nik, si stabiliva che l'Ucraina sarebbe stata governata da un "Capo della Nazione", responsabile solo di fronte a "Dio, alla nazione e alla coscienza". Lo Stato sarebbe stato "autoritario e totalitario, basato su un sistema nazionalicratico", con lo "sradicamento" di russi, polacchi e ebrei e lo "sterminio con il pugno di ferro degli ucraini russificati".

I massacri in Volinia degli anni 1942-'43 furono opera dei seguaci di Bandera, mentre i seguaci di Mel'nik, privi di questa sanguinosa eredità, risultarono più convenienti per il regime ucraino ufficiale. Ciononostante, le ceneri di Mel'nik sono state trasportate attraverso la Slovacchia: il trasporto attraverso la Polonia rappresentava un rischio politico, date le continue e tuttora accese dispute di Varsavia sulle vicende della Volinia.

Il caso di Mel'nik, commenta l'ex deputato della Rada ucraina Oleg Tsarëv, era in realtà tornato in Ucraina ben prima delle sue ceneri. La sua sezione del OUN è attiva dai primi anni '90 e il suo capo, Bogdan Cervak, ha ricoperto la carica di primo vice capo del Comitato statale per la televisione e la radiodiffusione per oltre 11 anni e, anche sotto la presidenza di Petro Porošenko, ha compilato liste di libri russi di cui è vietata l'importazione in Ucraina.

Lo stesso Cervak parla ora di «evento storico», a proposito della esumazione delle urne di Mel'nik e consorte: «L'Ucraina non sta solo riportando in patria i suoi eroi, ma dimostra anche al mondo intero che la memoria storica, la dignità e l'onore della nazione stanno per noi al primo posto».

Per i nazionalisti ucraini, scrive la tedesca Die junge Welt, si è avverato un desiderio a lungo accarezzato: i resti del leader fascista Andrej Mel'nik e di sua moglie sono stati riesumati in Lussemburgo nel corso di una solenne cerimonia a cui hanno preso parte rappresentanti dell'Ufficio presidenziale, del Ministero degli esteri e dell'Istituto della memoria nazionale (UINP), e sono stati rimpatriati in Ucraina.

Ora, nonostante le “divergenze” e nonostante che l'ala OUN(m) venisse considerata "moderata", melnikisti e banderisti collaborarono entrambi con la Germania nazista e furono proprio i terroristi di OUN(m) che, inquadrati nei reparti di Polizei, aiutarono gli occupanti tedeschi nella persecuzione degli ebrei e furono coinvolti nel massacro di Babi Jar; la divisione Waffen-SS "Galicina”, formata nel 1943, era composta in gran parte da membri del OUN(m). E oggi, ricorda ancora Die junge Welt, l'ala neonazista "Azov" dell'esercito ucraino, che si considera erede storica di OUN e Waffen-SS galiziane, gode di un forte sostegno. Lo stesso riconoscimento accordato a Mel'nik, dice il vicecomandante del III Corpo d'armata Maksim Šorin, dovrebbe essere esteso a Bandera e al suo successore Jaroslav Stetsko, così come a Konovalets e anche a Dmitrij Dontsov, l'ideologo del nazionalismo ucraino di inizio '900 e fonte del banderismo; quel Dontsov che proclamava che «La sete di grandezza del proprio paese equivale alla sete di declino dei propri vicini» e che la “nazione ucraina” potesse costruirsi solo col “sangue dei russi”.

Così, il 24 maggio, le ceneri dei Mel'nik saranno sepolte nel Cimitero Militare Nazionale; ma questo potrebbe non essere il loro luogo definitivo, scrive Susann Witt-Stahl. Da anni, i nazionalisti ucraini si battono per la creazione di un "Pantheon Nazionale degli Eroi" e nel 2023 Zelenskij aveva annunciato il sostegno all'iniziativa; circa un mese fa, è stato annunciato che il progetto è attualmente «in fase di sviluppo concettuale». La sede sarà probabilmente la capitale, considerata il «centro sacro dell'Ucraina e del Cristianesimo», come riportato da Aleksandr Alfiorov, direttore del UINP.

Il nazigolpista capo Zelenskij, nel rendere omaggio a Mel'nik, ha promesso di riportare a casa anche gli altri «eroi ucraini» del OUN: «Abbiamo la possibilità e l'obbligo morale di farlo». D'altronde, la decisione di Zelenskij sulla risepoltura in Ucraina delle ceneri di Mel'nik e Konovalets, dice l'ambasciatore plenipotenziario del Ministero degli esteri russo per i crimini del regime di Kiev, Rodion Mirošnik. non sorprende, dal momento che condivide e segue la loro ideologia. Zelenskij ha portato a Kiev «le ceneri dei suoi predecessori ideologici, lacchè di Hitler e collaborazionisti, di cui esalta e segue l'ideologia». È però arrivato il momento, dice Mirošnik, che prenda in considerazione il fatto di dover «riesumare e inviare in Russia le ceneri di suo nonno, che combatté sotto il maresciallo Žukov. Non può venerare i nazisti e allo stesso tempo non rinnegare suo nonno, che difese e liberò l'Ucraina dalla feccia fascista. Zelenskij non potrà avere entrambe le cose; ci aspettiamo una logica continuazione della sua politica: un pantheon di avi nazisti e una liberazione dai parenti che hanno combattuto nell'esercito sovietico».

Un pantheon di “eroi” nazisti: ecco la vetrina di una delle “democrazie più avanzate” d'Europa.

 

FONTI:

https://politnavigator.news/ukraina-gotovitsya-torzhestvenno-perezakhoronit-vraga-bandery.html

https://news-front.su/2026/05/22/ostanki-kakogo-naczista-peremestili-iz-lyuksemburga-na-ukrainu/

https://www.jungewelt.de/artikel/522980.html?fbclid=IwY2xjawR-EQNleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEeBED59R2123J0KxpiWyBXWZJBHqOXt78PUZvb7UqD742KtbXJXH8US6dQw_s_aem_9inWJ7g2o60OdMzonTDQvg

https://tass.ru/politika/27491589

 

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