La lettera di Draghi-Trichet a Berlusconi compie 10 anni

La lettera di Draghi-Trichet a Berlusconi compie 10 anni

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Esattamente 10 anni fa veniva recapitata al Presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, l’infame lettera firmata da Trichet e Draghi in cui si faceva richiesta di pesanti riforme economiche nel segno dell’austerità e di altri dogmi economici europei.


Il contenuto della lettera venne alla luce più di un mese dopo, successivamente agli attacchi finanziari lanciati dai mercati all’Italia e ai suoi titoli. Non seguì tuttavia un dibattito. Il così detto popolo della sinistra gongolava per l’ipotesi della caduta del governo Berlusconi e non prestò minima attenzione alle richieste di privatizzazione massiccia dei servizi, liberalizzazione (cioè precaricazione) del mercato del lavoro con annessa richiesta dell’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione.

Oggi sappiamo che quella lettera, dalla parvenza tecnica, motivata da ragioni di necessità strutturale, era assolutamente politica, legata cioè a un disegno politico. Gli attacchi finanziari erano infatti assolutamente gestibili dalla BCE (anche con strumenti di portata decisamente inferiore a quelli impiegati negli ultimi anni dopo la crisi Covid). La retorica dello spread sostenuta dal presidente Napolitano (principale responsabile del disastro italiano)e diffusa da un apparato mediatico meschino e servile ha bloccato qualsiasi reazione italiana, qualsiasi tentativo di negoziazione per frenare il violento attacco europeo al nostro paese. Come ricorda bene l'amico e compagno Lanfranco Turci Enrico Letta arrivò a sostenere che il programma della lettera era il programma del PD. Niente di sorprendente da chi ha pubblicato un libro dal titolo "Morire per Maastricht".

Persino Mario Monti ha recentemente affermato sul Corriere che le richieste di Trichet e Draghi erano esagerate. La sua memoria è però un po’ corta. Dimentica infatti che proprio nel periodo del suo governo il parlamento italiano ha votato il pareggio di bilancio in Costituzione, abrogato una parte significativa dell’articolo 18, votato una miserabile riforma delle pensioni e tanto altro nel segno dell’austerità di cui Monti è stato un sostenitore.
A dieci anni di distanza possiamo dire che quella lettera ha avuto l’effetto politico di un bombardamento militare. Può essere considerata come un esempio di arma moderna, meno cruenta ma ugualmente micidiale. Ha infatti messo in crisi la nostra democrazia, oggi impossibilitata a decidere, a dare forma alla volontà popolare per i continui ricatti esterni. L’attuale governo Draghi rappresenta una continuazione di questa politica di assoggettamento del paese, che negli ultimi dieci anni ha registrato un declassamento sul piano industriale, economico e geopolitico.

L’Italia è oggi un paese più debole, più povero, culturalmente sottosviluppato, incapace di avere un’idea di futuro o anche solo di mettere a fuoco il proprio interesse nazionale. L’idea stessa di interesse nazionale, perseguito da qualsiasi paese senza tanti ambagi, sia dentro che fuori l’Ue, ha subito una feroce demonizzazione. Siamo inchiodati a restare dentro l’Ue ma senza l’autonomia francese, senza un ruolo di influenza come quello tedesco, senza la possibilità di dire no come spesso fanno Olanda e Austria.

Paolo Desogus

Paolo Desogus

Professore associato di letteratura italiana contemporanea alla Sorbonne Université, autore di Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema per Quodlibet.

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