La Gaza di Blair

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La Gaza di Blair

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di Loretta Napoleoni per l'AntiDiplomatico

 

A quanto pare Donald Trump si sta consultando con Tony Blair riguardo al futuro di Gaza. Ci dobbiamo sorprendere? No. Blair e’ di casa nel Medio Oriente, venne nominato inviato speciale nella regione quando si ritirò dalla vita politica britannica, nel 2007, un incarico che ha ricoperto fino al 2015 con residenza proprio a Gerusalemme. Il contributo dell’ex primo ministro britannico? Basta ricordare cosa è successo in questa zona del mondo durante quegli anni: guerre e distruzione. Non c’e’ da meravigliarsi!

L’eredità politica di Tony Blair nel Regno Unito e’ ancora peggiore e non è fatta di riforme sociali o di modernizzazione, come i suoi sostenitori (pochi) amano ricordare, ma e’ macchiata da una bugia colossale: quella delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein. Una menzogna che non solo ha rovinato per sempre la sua reputazione e carriera e spinto l’elettorato a votare per i conservatori, ma ha trascinato milioni di persone nel Medio Oriente nell’abisso della guerra infinita.

Nel 2003 Blair si allineò senza esitazione all’amministrazione Bush, giustificando l’invasione dell’Iraq con una narrativa tanto semplice quanto efficace ed assurda: Saddam Hussein era in grado di colpire l’Occidente con missili armati di testate chimiche “entro 45 minuti”. Una frase ripetuta ossessivamente da media e governi, pensata per instillare paura, trasformare l’insicurezza in consenso politico, il dubbio in certezza.

Ma quella certezza era fabbricata a tavolino. I servizi segreti avevano fornito informazioni frammentarie, piene di contraddizioni. A Downing Street le stesse informazioni furono trasformate in dogma, cucinate in un “dodgy dossier” che altro non era se non un’operazione di propaganda di guerra. Non a caso, molti analisti già allora mettevano in dubbio la plausibilità di quei dati.

La verità emerse dopo: nessun arsenale nascosto, nessun missile a lungo raggio, nessuna minaccia imminente. Gli ispettori ONU tornarono a mani vuote. Le “armi di Saddam” erano un fantasma, utile a mascherare altri interessi: il controllo delle risorse energetiche, il consolidamento del potere statunitense in Medio Oriente, l’industria della difesa che intravedeva profitti colossali.

Il rapporto Chilcot del 2016 ha sancito ciò che era ormai chiaro: Blair aveva deliberatamente distorto la realtà. E lo aveva fatto consapevolmente, ignorando gli avvertimenti sul caos che l’invasione avrebbe generato. Quel caos divenne il terreno fertile per il terrorismo jihadista, che proprio dal vuoto lasciato dalla caduta di Saddam trovò spazio per espandersi, fino ad arrivare all’ISIS.

La menzogna dei missili non è solo stato un errore politico, e’ anche un monito: la manipolazione dell’informazione, se guidata da interessi economici e geopolitici, è in grado di piegare la democrazia ai voleri del potere e le conseguenze sono catastrofiche. L’Iraq è stato distrutto, centinaia di migliaia di vite spezzate, eppure Blair non ha mai pagato per le sue bugie. Certo nel Regno Unito tutti lo evitano e la sua e’ una pessima reputazione. Pero’ si è reinserito nel circuito delle élite globali, continuando a esercitare una certa influenza. Ed infatti eccolo che rispunta per partecipare alla trasformazione di Gaza nella riviera del Medio Oriente, per un’operazione del genere c’e’ proprio bisogno di uno come lui!

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