Italia: ecco cosa porta l'austerità

Le elezioni italiane sono solo il primo segnale di un processo di radicalizzazione in Europa

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Italia: ecco cosa porta l'austerità

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In Austerity, Italian Style, Paul Krugman si occupa delle recenti elezioni italiane in relazione alle misure d'austerità imposte in tutti i paesi europei. Nel momento in cui Mario Monti ha deciso di candidarsi alle elezioni politiche nazionali due mesi fa, l'Economist ha definito la tornata “un test per valutare la maturità del popolo italiano”. Nell'ottica della rivista inglese, la conferma del premier tecnico, imposto all'Italia dai suoi creditori, attraverso un mandato popolare doveva rappresentare quindi il momento della verità.
Monti è solo la quarta forza del paese, dietro due figure che hanno basato la loro campagna elettorale su concetti anti-europeisti come Silvio Berlusconi e Beppe Grillo. Ma a parte la retorica sul bung bunga ed il populismo, la domanda che si pone Krugman è diversa: cosa il realismo maturo che l'Economist voleva vedere premiato ha fatto per l'Italia e per il resto dell'Europa? Monti è, nella definizione che fornisce Krugman, il preconsole installato dalla Germania per attuare le misure d'austerità in un'economia già sofferente e questo definisce la sua rispettabilità nei circoli europei. Ma il problema di fondo è che tali misure non funzionano ed invece di essere mature o realistiche, sono drammaticamente fallimentari.
Secondo i sostenitori dell'austerità, continua Krugman nella sua analisi, l'Europa ha una sola via per riacquistare la fiducia dei mercati: aumentare le tasse e diminuire la spesa pubblica. Soluzione che, in una situazione già depressa dell'economia, significa creare un circolo vizioso recessivo dai contorni drammatici per il futuro del continente. La drammaticità dei risultati è tale che anche il Fondo Monetario Internazionale, in un importante mea cula recente, ha ammesso di aver sottostimato il danno che l'austerità avrebbe prodotto.
Del resto, l'austerità non ha neanche minimamente ridotto il debito, anzi. Ed il motivo è semplice da un punto di vista di teoria economica: la riduzione della crescita del Pil è superiore a quella di del deficit , creando una spirale recessiva incontrollabile. Dato poi queste misure non sono state bilanciate da politiche economiche espansive in altri paesi del mondo, l'economia europea – che non si è mai ripresa dalla crisi del 2008-09 – è in nuovamente recessione e con un tasso di disoccupazione a livelli di record storici. La buona notizia è che i mercati si sono calmati, grazie all'azione della Bce, che ha iniziato ad acquistare in modo sistematico ed illimitato tutti i titoli obbligazionari dei paesi in difficoltà a rifinanziare il proprio debito. Il disastro finanziario che sera ipotizzabile fino all'anno scorso, vale a dire la fine dell'euro, è stato così impedito, ma è di poco conforto per i milioni di europei, che hanno perso il loro lavoro ed hanno pochissime prospettive di ritrovarlo nel breve periodo.  
Data la drammaticità del momento, sottolinea il noto economista americano, ci si dovrebbe aspettare un minimo ripensamento da parte dei responsabili decisionali dell'Ue.  Invece la loro posizione è ancora più inflessibile.  Nel gennaio del 20011 il vice presidente della Commissione europea e responsabile delle questioni monetarie, Olli Rehn, ha plaudito le misure d'austerità di Grecia, Spagna, e Portogallo e predetto come queste avessero portato ad "importanti ritorni economici". Da allora il tasso di disoccupazione è aumentato in tutti e tre i paesi e la crescita del Pil crollata, ma nel dicembre del 2012 Rehn ha pubblicato sul Financial Times un articolo dal titolo "Europe must stay the austerity course." La risposta di Rehn agli studi che indicano il circolo drammatico vizioso delle misure d'austerità, è stato di inviare una lettera ai ministri dell'economia ed al FMI denunciando come queste ricerche erano pericolose, perché minacciavano di erodere la fiducia.  
Tutto questo ci riporta alla situazione italiana. Nonostante tutte le sue disfunzioni, l'Italia ha rispettato in modo molto disciplinato le misure d'austerità imposte e come risultato ha ottenuto maggiore disoccupazione e crollo del Pil. Gli osservatori internazionali hanno il terrore a ragione che la forza acquisita da Berlusconi e Grillo potrebbe destabilizzare non solo l'Italia ma tutta l'Europa. Tuttavia, conclude Krugman, l'Italia non è un caso isolato. Politici con visioni populiste ed estreme sono in crescita in tutti i paesi mediterranei e questo perché gli europei rispettabili non ammettono che le politiche che le politiche che hanno imposto sono un fallimento disastroso. Fino a quando non avverrà questa presa di posizione, le elezioni italiane dovranno essere considerate solo il primo segnale di un generale processo di radicalizzazione in Europa. 

Per approfondire il pensiero economico e politico di Paul Krugman:
 

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