Inquietanti segnali dall'Egitto

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Inquietanti segnali dall'Egitto

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In Egypt step backwards del 21 febbraio, Thomas Friedman critica aspramente la decisione del governo di transizione egiziano di processare 43 membri del National Democratic Institute e dell'International Republican Institute, presenti nel paese per promuovere la democrazia. L'accusa secondo le autorità del Cairo: non esser legalmente registrati ed aver utilizzato fondi senza licenza. E' ironico, sottolinea il Columnist del NYT, come quegli stessi gruppi autorizzati a svolgere le loro iniziative sotto il regime assolutista di Mubarak, siano ora sotto processo nella fase di transizione democratica.
Povertà e analfabetismo sarebbero le priorità del paese. L'Egitto è in una condizione economica drammatica:  le riserve straniere in esaurimento, il valore della moneta in continuo calo, l'inflazione e disoccupazione che aumentano a ritmi vertiginosi rendono l'Egitto sull'orlo del collasso.  Inoltre, dopo trent'anni di assolutismo di Mubarak e 50 miliardi di dollari Usa di aiuti economici, il 33% degli uomini e 56% delle donne restano completamente analfabete. Ma la priorità per il governo sembra quello di mettere sotto processo organizzazioni il cui crimine è stato quello di insegnare a migliaia di giovani democratici come monitorare lo svolgimento delle elezioni ed ai partiti come concorrere in modo egualitario alla ricostruzione del paese. 
Principale responsabile della decisione: il ministro per la cooperazione internazionale, Fayza Abul Naga. Ex fedelissimo di Mubarak,  Naga impersonifica, secondo Friedman, il peggior equivoco politico degl'ultimi 50 anni: non puntare sulle enorme risorse potenziali di giovani talenti attraverso educazione, ricerca ed infrastrutture; ma predicare che tutti i problemi del paese provengono dal tentativo estero di destabilizzazioni. Secondo quanto riporta The Times, nel dossier contro le organizzazioni sono previste accuse surreali: collaborazione con la Cia,  servire interessi americani ed israeliani, fomentare le tensioni religiose tra musulmani e copti e tramare contro l'autorità egiziana al governo. Il messaggio di Naga ai giovani che hanno marciato, protestato e sono morti a piazza Tahrir è devastante: “eravate solo strumenti della Cia e delle lobby ebraiche”. Il paese merita di più di Nada, conclude Friedman.  Merita una leadership in grado di dar voce e futuro alle nuove generazioni che hanno impresso il cambiamento e devono ora avere gli strumenti educativi necessari per avere successo nel mondo moderno.
Illuminante l'articolo di Friedman sui possibili rischi della fase di transizione in atto. Non è da escludere che i giovani di piazza Tahrir, come hanno più volte dimostrato, possano riprendere la loro lotta per il cambiamento. 

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