Immigrazione e identità culturale (di Vincenzo Costa)

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Immigrazione e identità culturale (di Vincenzo Costa)

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di Vincenzo Costa*

 
Non è vero che gli immigrati, soprattutto islamici, distruggono l’identità culturale dei paesi occidentali. L’occidente ha perso la sua identità culturale da molto tempo. La scristianizzazione dell’Occidente non è una conseguenza dell’immigrazione. Le chiese sono vuote, i valori dell’Occidente, compreso quello molto laico della “cura di sé”, si sono svalorizzati per processi interni all’Occidente.

C’è un processo di svalorizzazione, un nichilismo tutto interno all’Occidente. Che è il problema di questa cultura. Usiamo gli immigrati per non affrontare il problema della disgregazione culturale interna. Lo usiamo per non affrontare la questione della disgregazione del legame sociale, che segue una logica interna alla nostra civiltà.

Gli immigrati vengono a inserirsi in questo mondo in corso di disgregazione, non incontrano alcuna identità. Diciamo che devono essere inclusi, ma per essere inclusi dovrebbero trovare un luogo che abbia una forma, e le nostre società non hanno forma, la stanno perdendo da tanto tempo.
Poi c’è un problema legato all’immigrazione, ed è questo: come immaginiamo una società in cui convivono persone appartenenti a culture diverse?
Possono culture diverse convivere nello stesso territorio?

Di fatto, alla base di molte elaborazioni filosofiche e politiche c’è l’idea che le culture non esistono. Credo sia stata una pessima trovata, ideologica, nordica e dunque stupida (penso a hannerz).

In realtà abbiamo pensato e stiamo pensando la società multiculturale come un luogo di cancellazione delle culture, come una brodaglia in cui tutti rinunciano alla propria cultura perché tutti assumono una cultura comune che è quella neoliberale del consumo come generatore di legame sociale e di integrazione sociale.

La stiamo pensando così perché è coerente con un mondo senza più cultura se non quella del successo, del denaro e del consumo. I migranti che arrivano incontrano questa cultura, l’Occidente per loro non è né il Cristianesimo né la domanda filosofica, né il problema della verità o della cura di sé. E non hanno torto.

I migranti che fanno gli aguzzini verso altri migranti non sono una cultura malata che invade la nostra: scimmiottano la nostra, hanno assunto la nostra cultura.

Il problema siamo noi, perché siamo noi che odiamo la nostra tradizione culturale, non la conosciamo, non la rivitalizziamo. Siamo noi che abbiamo in odio le nostre radici.

Siamo noi che usiamo anche i migranti per cancellare la nostra tradizione culturale, senza capire che poi a chi arriva offriamo solo il vuoto o il nulla, quello che abita la nostra civiltà.

Vincenzo Costa

Vincenzo Costa

Vincenzo Costa è professore ordinario alla Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, dove insegna Fenomenologia (triennale) e Fenomenologia dell’esperienza (biennio magistrale). Ha scritto molti saggi in italiano, inglese, tedesco, francese e spagnolo, apparsi in numerose riviste e libri collettanei. Ha pubblicato 20 volumi, editato e co-editato molte traduzioni e volumi collettivi. Il suo ultimo lavoro è Psicologia fenomenologica (Els, Brescia 2018).

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