Il valore militare ed economico degli attacchi ucraini su Mosca

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Il valore militare ed economico degli attacchi ucraini su Mosca

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di Francesco Dall'Aglio*

 

Il valore militare ed economico degli attacchi ucraini su Mosca è piuttosto scarso, a differenza invece di quello mediatico e propagandistico. Colpire Mosca, in più punti, causando scenografiche nuvole di fumo nero, risponde più a esigenze comunicative che pratiche e da questo punto di vista è una mossa azzeccata (e da un certo punto di vista obbligata) come tante simili in passato e, non dubito, in futuro.
 
L'esigenza di queste operazioni non è, come si potrebbe pensare a prima vista, quella di fomentare il malcontento in Russia perché si sa bene che le popolazioni sotto attacco non se la prendono mai con le loro autorità ma con chi li ha attaccati: vedi ad esempio, senza andare a cercare esempi lontani nel tempo o nello spazio, lo stesso caso ucraino. Lo scopo è quello di convincere l'opinione pubblica occidentale, specie le leadership che, a parte le dichiarazioni pubbliche, sembrano maggiormente disposte al dialogo (la nostra, ad esempio, ma anche alcune insospettabili) che "l'inerzia", come dicono i commentatori sportivi, è ora a favore dell'Ucraina e che quindi bisogna continuare a mandare aiuti e soprattutto rifiutarsi di negoziare o di credere che la soluzione del conflitto possa essere diversa da quella militare. E non solo convincere gli alleati occidentali: convincere anche l'ala "morbida" russa che il dialogo è impossibile, perché di fronte a queste cose, si dice, "qualcosa" si dovrà pur fare.
 
E il "qualcosa" potrebbe essere passare a uno stato di guerra dichiarata con l'Ucraina, e quindi con chi la sostiene, con auspicabili (da parte ucraina) attacchi ai "co-belligeranti", il che ovviamente affonderebbe qualsiasi possibilità di negoziato e tirerebbe finalmente in ballo, e in maniera diretta, la NATO o almeno l'UE, come ad esempio si auspica il buon Galli della Loggia, oppure spingere Mosca ad azioni più estreme (non nucleari ovviamente) e distruttive che spingerebbero i potenziali negoziatori europei a posizioni meno disponibili al dialogo. La Russia potrebbe scegliere, naturalmente, di non rispondere o di rispondere il maniera non troppo diversa da quanto fatto finora, che sarebbe la soluzione più logica, disinteressandosi del tutto, come fa da anni, di ciò che i media occidentali e la rete social riportano. Se hai scelto l'attrito devi mettere in conto le perdite, specie se, all'atto pratico, non sono chissà quanto gravi. Ma le guerre non sono fatte solo di atti pratici e di scelte del tutto razionali, e una posizione attendista potrebbe essere equivocata sul fronte interno, aumentando il malcontento (come sempre: non dei pacifisti liberal ma dei falchi in divisa) e soprattutto sul fronte esterno, portando i sostenitori dell'Ucraina a ritenere, come in effetti già successo varie volte, che sia possibile alzare l'asticella potenzialmente all'infinito senza rischio di rappresaglie.
 
*Post Facebook del 17 maggio 2026

Francesco Dall'Aglio

Francesco Dall'Aglio

 

Francesco Dall'Aglio, medievista, ricercatore presso l'Istituto di Studi Storici al dipartimento di storia medievale della Accademia delle Scienze di Sofia (Bulgaria). Esperto di est Europa e di questioni strategico-militari. Autore di War Room - Russia, Ucraina, NATO: 

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