Il primo segnale per uscire dalla depressione

L'austerità voluta dai super ricchi ha fallito. Ma i governi devono agire ora in fretta

2003
Il primo segnale per uscire dalla depressione

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Con la perdita di credibilità di tutti gli studi accademici che avevano giustificato la sua politica e con i suoi maggiori sostenitori anche all'interno della Commissione europea che hanno abbassato i toni della loro retorica, Paul Krugman in The story of our time sostiene come gli economisti che hanno criticato l'austerità dall'inizio della crisi iniziano ad ottenere le prime vittorie. Questo, sostiene il Premio Nobel, anche se molte persone non comprendono ancora la portata del problema economico e di quanto sia drammaticamente sbagliato puntare sui tagli dal lato della spesa pubblica.
Il primo punto cruciale da comprendere è che l'economia non deve essere considerata come una famiglia individuale, che spende o risparmia a seconda dei guadagni e a seconda delle circostanze. In un'economia nel suo insieme, al contrario, redditi e spese sono interdipendenti e la spesa di un individuo è il reddito di un altro. Quello che i governi occidentali stanno facendo dopo la crisi finanziaria del 2008 è di non permettere alle persone che avrebbero potuto di compensare la caduta di spesa di coloro costretti a tagliare le loro spese per la caduta del reddito personale. Il risultato: la drammatica caduta della domanda interna e dell'occupazione.
La spesa è crollata per la bolla immobiliare e la crisi del settore privato. Non c'è ragione, sostiene Krugman, per cui dobbiamo aver pagato per la loro salvezza in anni di disoccupazione di massa. Per ridurla il governo deve semplicemente riprendere ad investire e sostenere l'economia fino a quando il settore privato non riprenderà a farlo. Secondo le attuali circostanze, il governo non è in competizione con il settore privato e le nuove risorse non vanno a spiazzare gli investimenti privati, ma permettono solo l'utilizzazione di quelle non utilizzate. 
Non è giusto creare deficit di bilancio in tutte le circostanze e la teoria economica è chiara su questo: quando la disoccupazione e la domanda interna si avvicinerà al pieno impiego, il governo dovrà poi ridurre deficit e debito. Questo solo nel momento in cui l'economia non vivrà più una situazione depressa, creatasi nella peggiore crisi dal 1929 ad oggi.
Rispetto agli economisti che considerano tutto dal lato dell'offerta - secondo cui la disoccupazione deriva dalla mancanza di formazione e di abilità dei lavoratori nel mondo del lavoro di oggi o che i sussidi alla disoccupazione ha distrutto gli incentivi al lavoro, che l'assicurazione universale frena le assunzioni -  la loro attendibilità sia ormai del tutto compromessa: mentre Krugman prediceva che nonostante la politica monetaria estremamente espansiva della Fed i tassi d'interesse sul debito non sarebbero aumentati e non avrebbe creato spinte inflazionistiche, ipotesi paventate da questi economisti che sostengono ancora oggi l'austerità.
Nonostante questa cornice di riferimento, le autorità governative continuano a non focalizzare i loro sforzi sulla vera emergenza della situazione economica attuale: la disoccupazione di massa e non il debito. Rispetto a coloro che vedono la crisi come la giusta punizione di peccati passati e come un'opportunità per smantellare il Welfare sociale, la scelta dell'austerità ha salvaguardato la minoranza super-ricca del paese con i loro redditi che continuano ad aumentare in una diseguaglianza sociale sempre maggiore. E, conclude Krugman, la retorica recente è un primo segnale positivo per uscire dalla depressione. 

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