Il paradosso della flessibilità salariale

Gli anti-Keynesiani non riescono ad uscire dai loro errori iniziati negli anni '80

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Il paradosso della flessibilità salariale

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Riprendendo come premessa un concetto su cui ribatte spesso, vale a dire che in una situazione di trappola di liquidità come quella attuale la flessibilità salariale è un danno per il sistema e non un aiuto, il preimo Nobel per l'economia Paul Krugman in Wage Flexibility in Doctrine and Policy (Wonkish), sostiene come oggi si sia creato un paradosso della flessibilità, perché la curva della domanda aggregata  è inclinata positivamente grazie ad i debiti e agli effetti sullo stato patrimoniale.
 
Ripercorrendo la guerra civile emersa negli anni '70 tra gli economisti, Krugman sostiene come entrambi le parti hanno assunto inclinazioni negative della domanda aggregata – la trappola della liquidità era di memoria distante – e l'intera analisi era concentrata sull'offerta aggregata. La questione chiave era quella di accettare o meno di assumere un aumento di breve periodo della curva di offerta anche senza “fondamenti micro” alla sua base,  ma solo perché si osservava nella realtà. Mezza professione rilevante decise che nonostante potesse essere vero in pratica, non lo era in teoria e quindi non potesse accadere.
 
Naturalmente, ci sono molti economisti di primo pelo che non conoscono questa storia — sanno solo che Keynes ha “sbagliato negli anni '70” -  e sono scioccati nello scoprire che l'altra metà della professione continua a portare prove sui salari rigidi. 
 
Una nota sulla stagflaione. E' vero che lo spostamento verso l'esterno dell'apparente trade off tra disoccupazione ed inflazione durante gli anni '70 ha avuto un importante impatto sulla macroeconomia ed ha contato molto che Friedman e Phelps avessero predetto esattamente quel tipo di spostamento lavorando con modelli che tentavano, in un modo contorto, di fornire fondamenti micro alla domanda aggregata. Questo ha conferito negli economisti di primo pelo credibilità a tutto il resto dell'impianto teorico di Friedman.
 
Ma dall'inizio degli anni '80, prosegue il Nobel per l'economia, era già chiaro che la situazione era un'altra: testi keynesiani come il Dornbusch-Fischer o il Gordon avevano incorporato le aspettative d'inflazione. Mentre la persistenza delle recessione e anche l'abilità di anticipare pienamente la politica economica per quella reale aveva reso il modello Lucas non sostenibile.
 
La stagflazione conta, ma, conclude Krugman, i Keynesiani hanno risposto adattando i loro modelli. Gli anti-Keynesiani, al contrario, hanno risposto alla loro debacle degli anni '80 entrando ancora più in profondità nella loro bolla.

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