Il Mediterraneo nel caos

Un'escalation degli scontri in Egitto sarebbe fatale per tutta la regione

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Thomas Friedman in Can God save the Egypt parte da una constatazione: il Mediterraneo è nel caos. Al nord, un ente sovranazionale – l'Unione Europea – si sta sfaldando, al sud il sistema di stati nazione del mondo arabo stenta ad affermarsi. E' una combinazione pericolosa in cui gli Stati Uniti non sono in grado di erigersi a tradizionale elemento di stabilità, anche perché la situazione tende a peggiorare di giorno in giorno.
In Egitto, l'ancora del mondo arabo, appare difficile pensare al momento ad un accordo di modus vivendi tra il presidente di Fratellanza Musulmana, Mohamed Morsi, e l'opposizione crescente. Se Siria ed Egitto dovessero vivere contemporaneamente guerre civili, l'intera regione verrebbe distrutta. 
Migliaia di egiziani sono tornati nelle strade per la paura di un ritorno di un nuovo tiranno. La vera lotta al momento è per la libertà, non per la religione. La dichiarazione costituzionale unilaterale, con cui Morsi ha voluto proteggersi dal controllo del giudiziario, e la conclusione di una Costituzione altamente imperfetta hanno riaperto i spettri di un nuovo regime autocratico. 
Morsi e gli altri leader di Fratellanza Musulmana non hanno partecipato alle prime manifestazioni di Piazza Tahrir del 2011 ed hanno sfruttato poi il risultato in termini politici, sottostimando la richiesta di libertà delle giovani generazioni, che non si è spenta.  Friedman utilizza la metafora di una tigre che aveva vissuto per 60 anni in una gabbia e poi è stata improvvisamente rilasciata per descrivere la rivoluzione anti Mubarak. E ci sono tre cose inevitabili che si sono comprese dalle manifestazioni contro Morsi: la tigre non rientrerà più nella gabbia; non si ammorbidirà per fini secondari, ma servirà solo gli interessi di tutto l'Egitto; è violenta e, dopo aver sentito menzogne per 60 anni, non è più disposta al compromesso.
E' stato l'esercito egiziano il primo a sottostimare la tigre, cercando di rimetterla nella gabbia. Ora lo stesso sta cercando di fare Fratellanza Musulmana. L'errore nella bozza di costituzione di Morsi è che nell'affermare molti diritti fondamentali si utilizza un vago bilanciamento con precetti e valori religiosi, sociali e morali, alcuni dei quali dovranno essere indicati dalle autorità clericali.  Questo linguaggio pregiudicherà il pieno affermarsi della libertà di religione, dei diritti delle donne, la libertà d'opinione e di stampa. 
Le dimostrazioni violente di piazza sono la prova tangibile che se Morsi proseguirà su questo sentiero di condotta, l'Egitto costruirà la sua democrazia su basi errate e non sarà mai stabile. L'Egitto è un paese millenario e sei mesi in più per approvare la nuova costituzione non cambiano la storia, ma potrebbero alleviare le tensioni.

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