Il malessere sociale di oggi può essere evitato

Non c'è niente di normale e necessario in questo tasso di disoccupazione di lungo periodo

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Il malessere sociale di oggi può essere evitato

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Prima della crisi finanziaria, diversi economisti consideravano la principale priorità per un paese quella di aggiungere milioni di posti da lavoro ogni anno, in modo da compensare la crescita dell'invecchiamento della popolazione. Un tasso di disoccupazione tollerabile era considerato intorno al 5%. Per questo, sottolinea Pual Krugman in The Big shrug, come la maggior parte di economisti e politici abbiano giudicato positivi i dati di venerdì ed accertato come il numero degli americani occupati è due milioni inferiore a sei anni fa - con un tasso del 7,6% - e che oltre 4 milioni dei disoccupati non lavorano da oltre sei mesi. Alcuni politici hanno addirittura utilizzato questi dati per dichiarare come alla fine il “sequestro fiscale” non abbia prodotto danni.
La lotta di alcuni economisti, di cui Krugman è stato il principale punto di riferimento, contro l'ossessione di certi politici verso l'austerità ha raggiunto importanti vittorie a livello intellettuale. Ma ora deve trasporsi a livello politico. Al contrario, le autorità governative in in America ed in Europa sembrano afflitti da una combinazione di fatalismo e vittimismo che sta portando alla distruzione del tessuto sociale. Il problema ulteriore è che oggi la Fed mostra segnali di rallentamento nella sua lotta alla disoccupazione di massa.  Dopo l'annuncio del Q3 (Quantitative easing), volto nelle parole di Bernanke a fare tutto ciò che fosse possibile a livello monetario per sconfiggere l'inoccupazione, la Banca centrale americana ha recentemente abbassato i toni ed iniziato a parlare di “affusolamento” e rallentamento, nonostante l'inflazione sia nettamente al disotto dei l target di riferimento e la situazione della disoccupazione sia ancora drammatica.
Nonostante questo, la Fed sembra l'unica che a Washington consideri un problema il tasso di disoccupazione attuale. Krugman tenta di spiegare questo elencando tre ragioni principali: in primo luogo, esiste un problema di inerzia, vale a dire è difficile apportare cambiamenti politici in assenza di una minaccia imminente di un disastro. Fino a quando la disoccupazione non arriva a tassi drammatici, i policy makers non sentono l'urgenza di agire. In secondo luogo, i disoccupati non hanno una voce politica: i profitti per le fasce alte della popolazione, che gestiscono il dibattito politico, sono alti, i magazzini sono pieni e quindi non ci sono problemi per chi comanda. Infine, ai falchi del deficit, nel dibattito contemporaneo sembrano assumere sempre più importanza quelli monetari – coloro che avvertono come tassi di interesse troppo bassi per un lungo periodo causeranno gravi problemi nel lungo periodo.  I falchi monetari, come quelli sul deficit, spiega Krugman, hanno meno ragioni dal punto di vista della teoria e dei dati economici. 
La tragedia, conclude il premio Nobel dell'economia, è che tutto il malessere sociale prodotto non è necessario e basterebbe, con un tasso d'inflazione vicino allo zero ed i tassi d'interessi sull'indebitamento pubblico americano a livello bassissimi, che Washington inizi ad invertire i tagli del budget e la Fed riprenda quella “soluzione di Roosevelt” che Ben Bernanke consigliava alle autorità giapponese da semplice economista. Non c'è niente di normale o necessario in questo tasso di disoccupazione di lungo periodo. 

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