Il curioso caso del Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi

Le ultime vicende politiche italiane secondo il Columnist del FT W. Munchau

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Il curioso caso del Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi

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Lo shutdown del governo federale dimostra come la destra americana sia divenuta sempre più radicale, potente ed estrema negli ultimi trent'anni. Wolfgang Munchau sul Financial Times sostiene come i partiti indipendentisti in Belgio e Spagna, anti-euro in Germania ed Austria; anti-immigrati in Francia ed Olanda; ed il movimento anti establishment in Italia di Beppe Grillo dimostrano come quelli europei iniziano ad imitarla. E poi c'è il curioso caso del Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi, sostiene il Columnist del Ft, in cui convivono un centro-destra moderato ed un'ala populista. Queste due forze si sono scontrate la scorsa settimana, quando Berlusconi, il populista, ha subito una dura sconfitta da parte di Angelino Alfano, il Segretario Generale del Pdl una volta il suo alleato più stretto ed ora leader della corrente centrista.
Quello che meraviglia non è tanto la ribellione contro la sua figura, era già capitato sostiene Munchau, ma la mancanza di acume tattico e strategico del Cavaliere. Che senso aveva invocare la fiducia del governo Letta? Nuove elezioni non avrebbero salvato i suoi problemi giudiziari e non sarebbe comunque potuto restare nel Senato - venerdì la Giunta ha aperto la strada per un voto per la sua espulsione dalla Camera. Condannato agli arresti domiciliari ed in attesa di un nuovo processo penale, la sua carriera politica è finita, ma la sua azione è sembrata irrazionale anche a garanzia dei suoi stessi interessi. Come i repubblicani americani, ha voluto "buttare giù" il governo perché poteva o perché pensava potesse.
La sconfitta di Berlusconi offre una possibilità di riallineamento della politica italiana, ma apre anche a scenari ancora più incerti: da un lato, si tratta di una vittoria indubbia di Letta, che ora potrà governare sino al 2015 con una grande coalizione centrista che gli garantisce una maggioranza solida. Ma riuscirà ora ad elimianre le province, ridurre le tasse sul lavoro e privatizzare le compartecipate statali? Munchau ne dubita. Basta guardare alle diatribe interne al Partito democratico in risposta alla scalata proposta di Telefonica a Telecom per capire come il partito di Letta continuerà a proteggere i propri interessi, come ha fatto Berlusconi.
Il lavoro del premier italiano, del resto, è difficile: la recessione continua, il credito alle imprese delle banche diminuisce e non ci sono segnali di miglioramento dal lato dell'occupazione. Il compito più urgente è quello di sistemare la situazione delle banche: senza la crescita del credito, non ci può essere una ripresa sostenibile e gli istituti italiani, che investono nei bond del governo piuttosto che prestare al settore privato, sono sotto-capitalizzate ed indebitate. I partiti politici hanno il controllo delle banche e per Letta sarà difficile andare oltre gli interessi del suo partito. 
Sfortunatamente, il premier italiano ha anche deciso di seguire alla lettera le decisioni dell'Europa con il Fiscal Compact invece di negoziare con Bruxelles un respiro fiscale. Nonostante tutto, l'Italia non rispetterà il tetto del 3% per una recessione più lunga del previsto ed in questo contesto il paese dovrà sopportare tanti surplus di bilancio per ridurre il debito. Ma sarebbe un suicidio economico e politico proseguire per questa strada.
Letta ed Alfano hano ottenuto una vittoria tattica importante con Berlusconi, ma non si tratta dell'ultima battaglia nella guerra al populismo di destra. 
Non va considerato Berlusconi del tutto morto, anche se potrà giocare un ruolo solo marginale. Uno scenario è che il Pdl si spacchi, con un partito populista che potrà sfruttare il fatto che i centristi, come dimostra il caso di Mario Monti, hanno poco appeal elettorale  per acquisire sempre più sostegno popolare. La vittoria politica dei centristi di venerdì, conclude Munchau, potrebbe essere stato l'ultimo hurrà.

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