Il complotto contro la Francia

Parigi ha commesso un peccato imperdonabile: difendere gli strati più poveri della popolazione

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Venerdì scorso Standard & Poor’s ha effettuato un downgrade del debito sovrano della Francia. L'evento ha avuto una grande risonanza mediatica ed in molti si sono affrettati a sottolineare come il paese sia in una crisi profonda. Ma, sottolinea Paul Krugman in The Plot against France, la Francia non ha mai avuto i costi dell'indebitamento così bassi nella sua storia ed i suoi fondamentali restano molto più sani dei suoi vicini.
 
L'azione di S.& P. deve essere inquadrata nel contesto delle politiche di austerità. Si tratta di un complotto contro la Francia, afferma il premio Nobel per l'economia, e la dimostrazione che in Europa, così come negli Stati Uniti, i “catastrofisti del debito” non si preoccupano veramente dei deficit, ma usano solo la paura per applicare la loro agenda politica. Rifiutandosi di giocare alle loro regole, Parigi è divenuta il bersaglio incessante della propaganda. Per fare due esempi: un anno fa The Economist ha definito “la bomba ad orolegeria nel cuore dell'Europa”, con problemi potenzialmente superiori a quelli di Grecia, Spagna, Portogallo ed Italia; il senior editor di CNN Money ha definito il paese “in caduta libera”, una nazione “di fronte ad una Bastiglia economica”. 
 
Quali sono le difficoltà del paese? Parigi, sottolinea Krugman, va meglio dei suoi vicini, con la grande eccezione della Germania. I dati di crescita sono stati rivisti al ribasso, ma comunque la sua situazione è migliore ad esempio dell'Olanda, che conserva la tripla A. Secondo stime standard, i lavoratori francesi sono leggermente più produttivi dei tedeschi e la prospettiva delle finanze di Parigi non appare drammatica, anzi, il deficit è diminuito rispetto al 2010 ed il Fondo Monetario Internazionale si aspetta che la ratio del debito rispetto al Pil resti stabile nei prossimi cinque anni. Per quel che riguarda l'invecchiamento della popolazione, non si tratta di un problema francese ma di tutto l'occidente. Ed, anzi, in Francia i programmi statali incoraggiano le nascite e tutelano le madri lavoratrici. I dati demografici sono quindi migliori di quelli della Germania. Il sistema sanitario francese, alta qualità a bassi costi, è, infine, un modello per tutto il mondo e sarà un vantaggio fiscale nel futuro.
 
E allora dove è il problema? Due mesi fa, il commissario europeo alle questioni economiche e monetarie, Olli Rehn, ha definito la Francia il “cattivo esempio fiscale” del continente, perchè basa il suo politica di budget sull'aumento delle tasse e non sui tagli alla spesa. La spiegazione di S.& P. utilizza le stesse argomentazioni. Le ricerche del FMI evidenziano, al contrario, come una riduzione del deficit in una recessione è molto più efficace e meno traumatico se effettuato con un aumento delle tasse temporaneo rispetto ad i tagli alla spesa e produce meno danno alle prospettive di lungo periodo dell'economia. 
 
C'è da diffidare poi quando le persone parlano di “riforme strutturali”, si tratta di una frase in codice per deregolamentazione. L'Irlanda ha ricevuto un grande plauso per le sue riforme negli anni '90 e 2000, tanto che nel 2006 l'attuale ministro delle finanze inglese, George Osborne, l'ha definita un “esempio splendente”. E poi sapete cosa è successo al paese. I catastrofisti del debito americano non sono interessati a ridurre il deficit, ma a tagliare Medicare e Social Security. Allo stesso modo gli “austerici” europei, conclude Krugman, stanno condannando Parigi per aver commesso un peccato imperdonabile: essere stata responsabile fiscalmente, ma senza pesare sulle fasce più deboli della popolazione.

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