I gravi errori di Fed e Bce

Gli effetti collaterali potenzialmente devastanti delle politiche monetarie scelte oggi dalle Banche centrali mondiali

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I gravi errori di Fed e Bce

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Nella rubrica mensile per The Project Syndicate, Ten QE Questions, Nourile Roubini critica tutti gli economisti e autorità governative che considerano le politiche monetarie non convenzionali - o quantitative easing (QE) - come necessarie per intervenire contro lo stato attuale dell'economia. Roubini basa le sue argomentazioni su 10 punti.
Primo. Prendendo a riferimento la teoria puramente austriaca, queste politiche aumentano la possibilità di bolle speculative, aumentando le possibilità di stati depressivi dell'economia reale e posticipando le riforme necessarie che i governi dovrebbero attuare nel settore privato e pubblico.
Secondo. Le politiche monetarie espansive di questo tipo diventano inefficaci nel corso del tempo, con i canali di trasmissione alla economia reale che si bloccano inevitabilmente: il canale dei titoli non funziona quando i titoli sono già troppo bassi,  quello del credito quando le banche sono immerse di liquidità ed i richiedenti solventi come le grandi aziende ed i possessori di immobili non lo vogliono e coloro che ne hanno necessità – piccole imprese indebitate e richiedenti di mutui per l'acquisto di prima casa – vengono considerati non solventi dalle banche.
Terzo, il canale estero della trasmissione – la debolezza monetaria implicita per rilanciare le esportazioni – è inefficace se tutte le principali banche centrali mondiali perseguono lo stesso obiettivo come sta avvenendo in questo momento. In questo caso si innesca una pericolosa guerra valutaria.
Quarto. La politica del Qe nelle economie avanzate conduce ad un eccessiva fuoriuscita di capitali verso i mercati emergenti, i quali, per la liquidità eccessiva, sono a rischio inflazione e bolle speculative del credito. Alcuni paesi provano ad intervenire con politiche di sterilizzazione, ma la difficoltà di controlli sui capitali li rende pochi efficaci.
Quinto. Una politica persistente di QE può diffondere bolle speculative anche in paesi dove non vengono attuate, attraverso i mercati dell'equity, quelli immobiliari (soprattutto Hong Kong e Singapore), delle commodities, borsistici (in particolare Usa, Germania, Giappone e Gran Bretagna), e del credito  (nei mercati emergenti).
Sesto. Le politiche monetarie espansive possono creare un problema di moral hazard per i minori incentivi da parte dei governi a perseguire le riforme economiche necessarie ed utilizzare la leva della monetizzazione del debito.
Settimo, Il QE  produce una riduzione progressiva del tasso di interesse reale, che attraverso l'aumento dell'inflazione attesa genera una corsa al rialzo dei prezzi potenzialmente drammatica.
Otto. Un periodo negativo di tassi d'interesse reale implica una redistribuzione dei redditi e della ricchezza dai creditori e risparmiatori su debitori e creditori. Di tutte le forme di redistribuzione possibili, la monetizzazione del debito attraverso l'inflazione, sottolinea Roubini, è sicuramente quella meno democratica, colpendo in particolar modo risparmiatori, pensionati e fondi pensioni. 
Nono. Le politiche monetarie non convenzionali possono avere gravi conseguenze non volute, come un'inflazione eccessiva o la restrizione al credito improvviso deciso dalle banche.
Infine, ci può essere l'incapacità di comprendere che esistano politiche monetarie alternative possibili. Alcuni paesi stanno modificando i loro regimi di inflation-targeting e si stanno inoltrando in un territorio sconosciuto, dove ci potrebbero essere spirali non controllate di rialzo dei prezzi. Gli Stati Uniti si sono rapidamente spostati dal QE1 al QE2 ed ora al QE3, potenzialmente illimitato perché legato all'occupazione. Il rischio, conclude Roubini, è che i politici siano attratti da alcuni marginali benefici di breve periodo, sottovalutando effetti collaterali di lungo periodo potenzialmente devastanti. 

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