Golfo: l'Oman propone un patto di sicurezza unico con Iraq e Iran

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Il ministro degli Esteri dell'Oman, Badr al-Busaidi, ha esortato i sei Paesi del Golfo, ovvero Arabia Saudita, Bahrein, Kuwait, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Oman, insieme a Iraq e Iran, a stringere un patto di sicurezza comune basato sulla "non aggressione".

Intervenendo all'Università di Cambridge durante una visita diplomatica nel Regno Unito, Busaidi ha dichiarato che è giunto il momento, per le nazioni del Golfo, di "farsi avanti e assumersi la responsabilità della propria sicurezza", ponendo fine alla dipendenza dalle "potenze esterne".

"Sia la questione nucleare sia quella dello Stretto di Hormuz restano irrisolte perché gli attori esterni continuano a dettare le regole del gioco, mentre le potenze regionali non riescono ad assumersi la responsabilità collettiva di definire propri accordi di sicurezza e di raggiungere un consenso", ha affermato Busaidi. "Ecco perché rivolgo un appello ai Paesi del Golfo affinché si facciano carico della propria sicurezza, e lo facciano in modo inclusivo."

Il discorso si inserisce in un quadro di intensa attività diplomatica incentrata sull'Iran, segnato anche dall'incontro a Teheran tra i vertici dell'Alleanza di Difesa della Mecca e i leader iraniani.

Il responsabile della sicurezza nazionale iraniana, Mohsen Rezaei, ha sottolineato come i colloqui abbiano dimostrato la scarsa efficacia delle minacce statunitensi sulla diplomazia regionale, segnando l'inizio di una "vera trasformazione". I membri dell'alleanza, tra cui Arabia Saudita, Turchia e Pakistan, si sono riuniti per negoziare mentre i Governi della regione cercano di fermare il conflitto israelo-americano contro l'Iran e strutturare un sistema di sicurezza indipendente da Washington.

Le trattative si svolgono in un contesto di forte instabilità, con il conflitto che continua a minacciare la regione e l'economia globale sotto la costante ombra di nuovi attacchi americani e israeliani.

La "falsa percezione" dell'antagonismo con Teheran

Busaidi ha definito l'abitudine di considerare l'Iran come una minaccia alla sicurezza "la più dannosa tra le priorità imposte dall'esterno alla regione".

"Ciò ha generato un sistema regionale instabile, fondato sul falso presupposto che esista un antagonismo strutturale tra l'Iran e gli Stati arabi del Golfo", ha spiegato, aggiungendo che "un simile antagonismo non existe" e che, al di là delle criticità, arabi e persiani hanno convissuto in pace nel Golfo per secoli.

"Qualsiasi architettura di sicurezza nel Golfo che escluda l'Iran è intrinsecamente instabile e fragile", ha proseguito il ministro omanita. "I recenti eventi mostrano il prezzo drammatico che si paga nel cedere a questa falsa logica di contrapposizione ed esclusione."

Dall'inizio delle operazioni militari condotte da Stati Uniti e Israele contro l'Iran, i Paesi arabi del Golfo hanno espresso crescente insoddisfazione per l'incapacità di Washington di tutelarli dalle ritorsioni iraniane, indirizzate contro le basi militari statunitensi nella regione.

Il conflitto ha causato ingenti danni economici e di sicurezza agli Stati del Golfo. Le ripercussioni del blocco dello Stretto di Hormuz continuano a riflettersi sui mercati internazionali, mentre la crisi ha colpito duro le economie locali, provocando ad esempio forti perdite nelle borse di Dubai e Abu Dhabi e la cancellazione di decine di migliaia di voli.

In questo scenario, Busaidi ha ribadito che la regione non può più fare affidamento sui partner esterni e deve puntare a un "patto di non aggressione" intergovernativo.

"È arrivato il momento di smettere di scaricare le colpe sugli altri", ha concluso. "Dobbiamo avviare un nuovo dialogo sulla sicurezza del Golfo prima che ci vengano imposte ulteriori soluzioni dall'esterno, che finirebbero solo per consolidare quel modello di dipendenza da cui dobbiamo urgentemente affrancarci."

In questa prospettiva, secondo il ministro, le partnership con gli attori internazionali come gli Stati Uniti dovranno progressivamente disimpegnarsi sul piano militare per concentrarsi maggiormente sulla cooperazione economica e sugli investimenti.

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