Dalla povertà alle rivolte: la vera «guerra ibrida» contro gli italiani

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Dalla povertà alle rivolte: la vera «guerra ibrida» contro gli italiani

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di Clara Statello per l'AntiDiplomatico

 

Si racconta che un ufficiale nazista, osservando il Guernica, chiese a Picasso: - Avete fatto voi questo orrore? – No, siete stati voi a farlo – rispose il maestro. Allo stesso modo si potrebbe rispondere a quanti si chiedano in questo momento da dove provenga la violenza distruttiva delle rivolte di Milano.

“È la vostra stessa violenza”.

L’alibi della “regia esterna”

La stampa persegue teorie del complotto, secondo cui la regia dei disordini starebbe a Mosca. L’ombra di Putin dietro i riot occupa le prime pagine dei giornali. Tra i dietrologi: Lia Quartapelle, Stefania Craxi, Enrico Borghi, Matteo Salvini. I primi agitano lo spauracchio dei russi, l’ultimo degli islamici.

Marco Taradash, dalle pagine social de Linkiesta, accusa fantomatici putiniani, “islamopalestinesi, e nichilisti”, ignorando le regole di punteggiatura, oltre che la realtà.

Giorgia Meloni è convinta che “entità esterne” abbiano soffiato sul fuoco, scrive il Corriere. “Anche se vuole attendere «elementi certi» per denunciarlo pubblicamente“, specifica. Per Crosetto le rivolte di piazza sono il risultato di una guerra ibrida che “qualcuno sta portando nelle nostre nazioni” attraverso YouTube, Tik Tok e i social.

Interviene – dall’estero – persino il presidente ucraino Zelensky, mettendoci in guardia sulle interferenze russe attraverso i social. Il Capo di Stato Mattarella, infine, parla di non precisati “soggetti inediti”.

La classe dirigente si aggrappa a improbabili cospirazioni, come se vivessimo nel migliore dei mondi possibili, inviso a dittatori e autocrati pronti a tutto per sabotare il nostro insuperabile stile di vita.

Se i leader europei ci assicurano che viviamo nel giardino fiorito, i dati statistici ci descrivono un’altra realtà.

 

La povertà imposta è violenza

Secondo i dati ISTAT pubblicati il 15 ottobre, in Italia ci sono oltre 2,1 milioni le famiglie in condizione di povertà assoluta, per un totale di 5,4 milioni di individui. Di questi, 1 milione 136mila sono minori. Questo vuol dire che il 12,5% dei minori residenti vivono in una condizione di povertà assoluta.

Figli vuol dire povertà. L’intensità della povertà per le famiglie con minori, pari al 21,6%, è più elevata di quella calcolata sul totale delle famiglie (18,5%), evidenziando la diffusa condizione di disagio economico, scrive ISTAT.

L’incidenza della povertà aumenta all’aumentare dei figli minori, attestandosi al 7,8% per le coppie con un figlio, 10% per quelle con due e 17,7% se i figli minori sono almeno tre. L’11,6% delle famiglie monogenitore è in povertà assoluta.

Altrettanto allarmanti i dati della povertà relativa, che colpisce il 10,8% delle famiglie e il 14,8% degli individui. Sono oltre 2,8 milioni le famiglie in povertà relativa, per un totale di quasi 8,7 milioni di individui.

L’indagine ISTAT traccia un Paese in cui circa una famiglia su dieci è povera, mentre un minore su otto vive in una condizione di povertà assoluta.

A fronte di questo spaccato, ISTAT rivela che l’indice dei prezzi al consumo a settembre 2026 è aumentato del 4,2% in un anno.  Se è vero che nel secondo trimestre 2026 il risparmio delle famiglie è aumentato dello 0,4%,  la quota di reddito destinato ai consumi è aumentata dell’1,7%.  Ciò ha determinato una riduzione della propensione al risparmio delle famiglie di 1,2% rispetto al trimestre precedente. In calo anche il potere d’acquisto dello 0,9% rispetto al trimestre precedente.

Questi dati rivelano una tendenza generale della popolazione italiana all’impoverimento.

Un lavoratore può guadagnare poco più di 1400 euro al mese. Una borsa esposta nei negozi attaccati dai giovanissimi “maranza” milanesi vale almeno tre volte tanto. Qual è il crimine peggiore: spaccare una vetrina o condannare milioni di giovani alla miseria irreversibile? 

 

La “guerra ibrida” contro gli italiani

Le rivolte e i saccheggi non sono il risultato di una guerra ibrida condotta da entità esterne per distruggere l’Italia immaginaria del Bengodi che esiste solo negli studi della Telemeloni.

Sono la conseguenza di questo desolante quadro sociale descritto dalle statistiche, a cui si aggiunge il dato delle morti sul lavoro: oltre 1100 dall’inizio dell’anno ad oggi, secondo l’Osservatorio sulle morti sul lavoro. È un bollettino di guerra.

La domanda che dovremmo farci non è “chi sta dietro i maranza?”, ma “cosa c’è dietro queste statistiche?”

Le cause del deterioramento sociale e delle condizioni di vita non vanno ricercate nei russi o negli islamici. Il progressivo immiserimento degli italiani è proporzionale alla progressiva cessione di sovranità a entità esterne. Prima hanno scelto per noi privatizzazioni e austerity. Adesso ci impongono guerra e genocidio, decidendo di sostituire il nostro sistema di welfare con uno di warfare.

L’unica guerra ibrida è quella che la NATO e la UE combattono contro le classi lavoratrici e le famiglie italiane, tramite il governo Meloni. E questa guerra ibrida ha un nome specifico: lotta di classe dall’alto verso il basso.

Lasciare i malati senza cure è violenza. Lasciare gli anziani con una pensione da fame è violenza. Lasciare madri e padri senza asili pubblici per i loro figli è violenza. Lasciare famiglie senza casa è violenza. Relegare nelle periferie degradate adolescenti figli di operai o che non hanno grandi disponibilità economiche è violenza.

Le cause della violenza dei rivoltosi vanno ricercate nella violenza delle politiche disumane e disumanizzanti adottate dai vari governi italiani, condizionate dal cosiddetto vincolo esterno.

 

Chi sono davvero i rivoltosi?

Non c’è il “soggetto inedito” evocato dal presidente Mattarella, né le interferenze maligne non convenzionali menzionate dal ministro Crosetto.

Privati delle ideologie di liberazione o salvezza, delle organizzazioni sociali o soggetti politici, i giovani rivoltosi agiscono in maniera spontanea, utilizzando i social per coordinarsi. Non hanno davanti a sé grandiosi orizzonti politici, ma obiettivi concreti: possedere quei beni status symbol che trapper e influencer celebrano, ma che il sistema gli nega.  

Le rivolte di sabato non sono affatto inedite. Sono come le Banlieue francesi, sono i riots di Londra del 2011. Adesso, dopo anni di austerity, emergenza sanitaria e guerra, sono esplose anche in Italia.

La repressione dei “leader democratici”

Lo Stato si autoassolve e anziché ascoltare le istanze di chi manifesta, cerca un capro espiatorio.

Macron, Meloni, Merz, gli stessi leader che promuovevano regime change per difendere giovani manifestanti dalla repressione in Iran, Georgia e Venezuela, hanno promesso dura repressione per i giovani manifestanti europei.   

La Francia ha imposto il coprifuoco, il governo italiano manderà 500 militari a Milano. Non militari qualsiasi. Manderà i parà della Folgore contro ragazzini dai 12 ai 17 anni. Inoltre sarà disposto un inasprimento delle pene, incluso il pagamento dei danni inferti.

Una famiglia con un reddito inferiore a 1500 euro al mese potrebbe essere costretta a ripagare i danni ad un negozio che vende borse da 5000 euro l’una.

Viviamo in un Paese in cui i governi non riescono a tutelare milioni di minori, donne e anziani. Ma mandano i reparti speciali per proteggere una borsa Louis Vuitton o Ermes.

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