Gli asini rubati in Cisgiordania e il Balthazar di Robert Bresson
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di Paolo Desogus*
Come probabilmente molti di voi anche io ho visto le immagini dell’asino rubato a una famiglia di palestinesi da un gruppo di coloni israeliani, che, per divertirsi o forse altro, lo hanno legato a un camion trascinandolo via. Come potete immaginare, dopo poche centinaia di metri l’asino è caduto e poi è morto. I fatti, è bene ricordarlo, sono avvenuti in Cisgiordania, a Taybeh, un villaggio cristiano a est di Ramallah preso di mira dagli israeliani per la loro opera di espansione nei territori palestinesi.
È per molti versi singolare che di fronte allo sterminio sia emersa questa notizia dell’asino. Credo però che la sua uccisione gratuita custodisca un significato su cui occorre riflettere. Non perché sia più o meno importante dell’assassinio di un uomo o di un bambino. Non voglio fare alcuna gerarchia. Questa scena a me pare piuttosto rivelatrice di qualcosa che si verifica sempre o quasi nell’attitudine genocidiaria in cui è sprofondato Israele, qualcosa che in questo caso è più chiaro e che riguarda il radicale disprezzo della vita altrui, insieme all’incapacità di riconoscere nell’altro una forma minima di dignità. Del resto questo gesto così crudele verso un animale non ha giustificazione. È totalmente gratuito. Non si può spiegare con il 7 ottobre o con motivi religiosi.
Proprio per questo motivo l’uccisione dell’asino mi ha ricordato il film di un celebre regista francese, forse il più grande regista del suo paese, ovvero Au hasard Balthazar di Robert Bresson. Qui il protagonista è proprio un asino che assiste ai fatti e le contraddizioni degli umani e che, come l’asino dei palestinesi, finisce per esserne vittima.
Bresson per creare questo personaggio si è ispirato all’Idiota di Dostoevskij. Voleva però riprodurre al massimo grado l’ingenuità e l’innocenza del suo protagonista. L’idiota di Bresson non è dunque un uomo, ma ha dell’umano tutta la sua dignità creaturale, ovvero ciò che al di là di tutto resta, persiste.
Quello che si evince dal film è che gli uomini che uccidono Balthazar finiscono per negare questa dignità non solo all’asino ma anche a se stessi. Così vale anche per gli israeliani complici della barbarie. E allo stesso modo per noi europei e italiani che non riusciamo a impedire il genocidio. I coloni israeliani si divertono a uccidere un asino, ma in realtà uccidono tutto, anche se stessi: uccidono quel poco di umanità che gli resta.


