Le piazze francesi (di Andrea Zhok)
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di Andrea Zhok*
Guardo gli scontri di Parigi, vedo i cassonetti bruciati, le auto rovesciate, le vetrine infrante, e penso.
Penso che queste distruzioni e gli occasionali atti di teppismo vandalico potrebbero giustificare una dura repressione.
Penso che ci vorrebbe un’interlocuzione politica, istituzionale per trasformare la rabbia in riforma, in mutamento costruttivo.
Penso che il passato ci insegna che una rivolta senza una chiara piattaforma rivendicativa verrà alla fine schiacciata, che si esaurirà, forse che consoliderà persino il potere.
Penso a tutte queste cose. E però non riesco a trattenere un dubbio, un sospetto, un sentimento che si intrufola attraverso selve di pensieri e stratificazioni geologiche di riflessioni.
Il sentimento, come si conviene ai modi del sentire, è inarticolato, confuso, e tuttavia provo a domarlo, a rettificarlo nel nome della ragione; e alla fine prende una forma.
Sì, hai ragione, ci vorrebbe un’interlocuzione politica;
sì, ci vorrebbe una lucida piattaforma rivendicativa;
sì, il rischio che tutto si esaurisca in un consolidamento del potere costituito è altisssimo.
E tuttavia, è questa davvero l’alternativa reale a disposizione?
No, perché se l’alternativa è venire lentamente soffocati dal fango raffermo di poteri oscuri quanto onnipresenti, che ti tolgono tutto, ogni giorno, per sempre, che ti espellono dalla vita e dicono che è colpa tua, che ti spiegano col sorriso meccanico stampato in faccia che questo è il migliore dei mondi possibili e che sei tu a non capire. Se questa è la reale alternativa.
Ed è questa.
Allora, forse, spaccare tutto è certo subottimale, è riprovevole, è una pessima soluzione e se fossi capo del mondo farei tutt’altro. Ma è un segno che c’è ancora della vita da quelle parti.
Vita distorta, deformata, vita che potrebbe e dovrebbe essere ben altrimenti qualificata e razionale, ma comunque vita.
Meglio, sempre, mille volte meglio della paralisi in attesa di una futura promozione ad avanguardia decorata di sterminate sabbie mobili, in cui affondare senza fine.
*Commento Facebook del 5 ottobre 2026


