La regola matematica quando un politico parla di burqua...
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di Paolo Desogus
È oramai una regola inscalfibile. Direi un fatto matematico. Potete metterci entrambi le mani sul fuoco o giocarvi quello che volete. Ebbene, ogni volta che un politico parla di burqua, velo, sicurezza, immigrazione o temi affini, soprattutto se ne parla in modo strampalato, con proposte senza capo né coda, sta in realtà dicendo una cosa molto semplice. Sta dicendo che dei vostri problemi economici, dell'inflazione, del caro benzina, del lavoro mal pagato, dello strapotere delle multinazionali, del cambiamento climatico, della crisi dell'industria, dell'agricoltura e di tutte le questioni urgenti non gliene può fregar di meno.
Non sto dicendo che immigrazione e sicurezza non abbiano una rilevanza. In parte ce l'hanno. Di sicuro non ce l'hanno nei termini in cui la questione si pone nel dibattito pubblico. Dico dunque che quando Giorgia Meloni fa la voce grossa sulla distribuzione degli studenti a scuola (questione peraltro già sottoposta a disciplina), quando Matteo Renzi dice che la sicurezza è un problema di sinistra, quando Vannacci fa le sue sparate o, ancora, quando la stampa esaspera un reato è in atto una manipolazione. Sta in altre parole avendo luogo l'occultamento delle questioni più urgenti, in larga parte connesse alla guerra e alla posizione geopolitica dell'Italia e dell'Europa.
Questi ciarlatani da strapazzo cercano infatti solo una via di fuga. Sono di fatto figure che lavorano per quei gruppi di potere, quelle reti di relazioni e quelle lobby che difendono gli interessi economici dei pochi contro i molti. Ripeto, è oramai una regola matematica.
* Commento Facebook del 22 settembre 2026


