Gianni Minà - Padroni o schiavi del clic?

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Gianni Minà - Padroni o schiavi del clic?

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di Gianni Minà - giannimina.it

 

A una manciata di giorni dall’11 luglio, la rivista statunitense Newsweek ha affermato che Cuba si è tramutata in una zona di guerra con i mezzi di informazione usati come strumenti per la disinformazione e la propagazione di notizie fasulle attraverso i bot, programmi informatici che “spalmano” determinate notizie in tempi brevi in un flusso continuo e massivo.

L’esperto di disinformazione Julian Macias Tovar, direttore di “Pandemia digitale”, ha sostenuto che duemila profili che hanno utilizzato l’# SOS Cuba sono stati creati tra il 10 e l’11 luglio; il 9 luglio sono stati inviati 100mila twitter con l’#, il 10 luglio 500mila, mentre l’11/7, all’acme della tempesta social, ne sono stati inviati un milione e mezzo. [1]

Newsweek ha intervistato per l’occasione Sam Wooley, direttore del programma di propaganda del Center for Media Engagement dell’Università del Texas, ad Austin, che ha sostenuto: “Le reti sociali sono uno ‘spazio fertile’ per le azioni di manipolazione politica ed è veramente complicato verificare chi sta dietro le campagne di disinformazione”.

In un solo giorno infatti, attraverso Twitter, si sono creati migliaia di profili sotto l’#SOSCuba e la piattaforma, alla richiesta di precisazioni di Newsweek, ha risposto laconicamente: “Stiamo controllando la situazione e continuiamo a vigilare”. [2]

Ieri, sul New York Times, è stato pubblicato un appello importante, firmato da personalità nel campo dell’arte, del cinema e dell’impegno sociale: da Susan Sarandon, a Black Lives Matter Global Network, dai IFCO/Pastors for Peace a Jane Fonda, da Silvio Rodriguez a Noam Chomsky. [3]

Questa notizia, fino ad oggi, a parte alcune eccezioni, non è entrata nell’agenda dei nostri media, ma è importante, e soprattutto ci interroga su come vengono gestite le notizie, a prescindere dal caso-Cuba.

Tutto cambia, ma nulla cambia: fare giornalismo è analizzare le fonti, verificare le notizie e fare collegamenti con fatti storici apparentemente scollegati. Ora è tutto più complicato: la verifica delle informazioni somiglia più a una battaglia contro la pandemia di falsità ed esagerazioni. Per l’occasione sono nati siti come www.snopes.com o il nostrano https://www.bufale.net/ ma sono gocce in un oceano, e comunque non è questa la soluzione.

In più se prima, nei media tradizionali, il messaggio giornalistico era completamente staccato dal messaggio commerciale, ora questo confine è sempre più sfumato. Una recente ricerca sociologica ha appurato che l’80% delle persone non sa capire se un articolo è a sfondo pubblicitario oppure no. E quindi se è manipolato oppure no. Servono, e anche urgentemente, soluzioni più adatte per poter dotare i cittadini di strumenti culturali per capire subito se davanti a loro hanno un contenuto falso o veritiero. Per capire se siamo padroni o schiavi del clic, come descrive in maniera approfondita Antonio Casilli nel suo libro.

Qui di seguito, la traduzione della petizione apparsa sul New York Time.

Gianni Minà

 

Lascia vivere Cuba

 

Caro Presidente Joe Biden:

è tempo di intraprendere una nuova strada nelle relazioni tra gli Stati Uniti e Cuba. Noi sottoscrittori vi rivolgiamo questo urgente appello pubblico a respingere le crudeli politiche attuate dalla Casa Bianca di Trump che hanno creato tanta sofferenza tra il popolo cubano.  Cuba, Paese di undici milioni di abitanti, sta attraversando una difficile crisi a causa della crescente carenza di cibo e medicine. Le recenti proteste hanno attirato l’attenzione del mondo su questo. Mentre la pandemia di Covid-19 si è rivelata una sfida per tutti i paesi, lo è stata ancora di più per una piccola isola sotto il peso di un embargo economico.
Riteniamo che la politica di negare intenzionalmente cibo e medicine al popolo cubano, specialmente durante una pandemia globale, sia un atto inconcepibile. Quando la pandemia ha colpito l’isola, la sua gente – e il suo governo – hanno perso miliardi di entrate dal turismo internazionale che normalmente sarebbero andate al suo sistema sanitario pubblico, alla distribuzione di cibo e agli aiuti economici. Durante la pandemia, l’amministrazione Donald Trump ha inasprito l’embargo, messo da parte l’apertura di Obama e lanciato 243 “misure coercitive” che hanno intenzionalmente strangolato la vita sull’isola e creato più sofferenza. Il divieto delle rimesse e la fine dei voli commerciali diretti tra gli Stati Uniti e Cuba sono ostacoli al benessere della maggior parte delle famiglie cubane. “Sosteniamo il popolo cubano”, hai scritto il 12 luglio. In tal caso, ti chiediamo di firmare immediatamente un ordine esecutivo e di annullare la 243 “azione esecutiva” di Trump. Non c’è motivo di mantenere la politica della Guerra Fredda che richiedeva agli Stati Uniti di trattare Cuba come un nemico esistenziale piuttosto che come un vicino. Piuttosto che attenersi al percorso tracciato da Trump, nei suoi sforzi per aprire del presidente Obama a Cuba, ti chiediamo di andare avanti. Riprendi l’apertura e inizia il processo per porre fine all’embargo. La priorità assoluta deve essere porre fine alla grave carenza di cibo e medicinali.

Il 23 giugno, la maggior parte degli Stati membri delle Nazioni Unite ha votato per chiedere agli Stati Uniti di porre fine all’embargo. Negli ultimi 30 anni questa è stata la posizione costante della maggior parte degli Stati membri. Inoltre, sette relatori speciali delle Nazioni Unite hanno scritto una lettera al governo degli Stati Uniti nell’aprile 2020 in merito alle sanzioni contro Cuba. “Nell’emergenza pandemica”, hanno scritto, “la riluttanza del governo degli Stati Uniti a sospendere le sanzioni può portare a un aumento del rischio di sofferenza a Cuba”.

Ti imploriamo di porre fine alle “misure coercitive” di Trump e di tornare all’apertura di Obama o, meglio ancora, di avviare il processo di fine dell’embargo e di piena normalizzazione delle relazioni tra Stati Uniti e Cuba.

fonti:

[1]: ¿Qué está pasando en Cuba? – Julián Macías Tovar

[2]: Cuba becomes Battlefield in Fake News War di Khaleda Rahman

[3] : Appello Let Cuba live

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