Fidel di Luis Sepúlveda

L'omaggio dello scrittore e giornalista cileno al Comandante cubano

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Attraverso la sua pagina Facebook, il giornalista Gianni Minà ha diffuso uno scritto di Luis Sepúlveda dedicato al Comandante Fidel Castro, che l'AntiDiplomatico ha tradotto dallo spagnolo.
 

La notizia arriva con le prime luci del giorno, forse con la stessa intensa luminosità dell’alba che vide l’equipaggio del ‘Granma’ sulla costa dell’isola prima di sbarcare e iniziare le gesta che inaugurarono la dignità latinoamericana. 

 

Nelle pupille di questo gruppo di uomini e donne che toccarono la sabbia bianca di Cuba, c’era anche la luce dei caduti nell’assalto alla caserma Moncada e, per questo, la fascia recante la scritta ’26 de Julio’ era l’identità di quelli che, come più tardi scriverà un argentino chiamato semplicemente Che, si apprestavano a trasformarsi da insorgenti, ribelli, militanti a Guerriglieri. 

 

La dignità latinoamericana si è aperta con il colore verde olivo e l’odore di cordite, polvere da sparo, il sudore delle marce nella selva, la fatica dei combattimenti che, lungi dall’abbattere, donava più animo alla vocazione di giustizia dei guerriglieri di Fidel, i ‘barbuods’ malvestiti, armati di machete e armi strappate al nemico in ogni combattimento. 

 

I combattenti della Sierra Maestra, i contadini, gli studenti e i poeti, passo dopo passo, sparo dopo sparo, insegnarono all’America Latina che la stella del Comandante Guerrigliero era il distintivo del primo nel fragore della battaglia, di chi combatteva in prima fila, che dava l’esempio e infondeva speranza in un destino superiore. 

 

Mentre i guerriglieri del  ’26 de Julio’ attraverso le montagne e le giungle, in tutto il continente latinoamericano, dal Río Bravo fino alla Terra del Fuoco, gli umili innalzavano le proprie bandiere fatte di stracci, «perché adesso la storia dovrà confrontarsi con i poveri d’America». 

 

Oggi è una giornata di raccoglimento rivoluzionario. Oggi è il giorno del dolore di quelli che osarono fare il passo essenziale, rompere l’esistenza docile e sottomessa, per unirsi al cammino senza ritorno della lotta rivoluzionaria. 

 

¡Hasta la Victoria Siempre, Fidel! ¡Hasta la Victoria Siempre, Comandante Guerrillero! 

(Traduzione dallo spagnolo per l'AntiDiplomatico di Fabrizio Verde)

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