Euro ed il mito della convergenza dei redditi

Berlino ha la responsabilità del crollo del tenore di vita del continente

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Euro ed il mito della convergenza dei redditi

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Nel suo ultimo post dal titolo "Gli europei stanno meglio?", Alberto Bagnai si occupa di una questione molto dibattutta nella letteratura economica sulla crisi dell'euro, vale a dire se la moneta unica abbia aiutato o meno l'Eurozona a convergere verso il reddito medio dei paesi avanzati.
Considerando il rapporto fra i redditi pro-capite a dollari correnti e a parità di potere d'acquisto, l'euro doveva facilitare l'unione dei paesi membri ed aumentare la competitività di tutti, difendendo reddito e quote di mercato dall'invasione dei Brics. Invece, sottolinea Bagnai, è diventato un gioco a somma nulla “dove la Germania tira da una parte, tutti gli altri (più o meno) dall'altra, e l'Eurozona resta ferma sul posto”. 


Negli anni '90 l'Eurozona aveva un reddito medio attorno all'89% della media delle economie avanzate. Dal 2001, in due fasi, inizia il declino.  Nel 2005, quando le riforme del mercato del lavoro impattano sui salari reali dei lavoratori tedeschi e all'estero, si raggiunge l'86%. Poi c'è l'altro crollo a partire dalla crisi e dalla sua infausta gestione in termini di austerità. Il Fondo Monetario Internazionale prevede che nei prossimi cinque anni la media dell'Eurozona si situerà poco al disopra dell'80% del reddito medio degli altri paesi avanzati.
Del resto, commenta così Bagnai il grafico, è lapalissiano che se i salari diminuiscono la gente guadagna di meno. Ed i proventi dalle reddite non possono compensare questa perdita di potere d'acquisto: la repressione salariale impatta sui consumi, che sono la componente più cospicua della domanda aggregata, e quindi determina una crescita sotto il potenziale, perché distrugge il mercato interno. I tagli ai redditi dei consumatori hanno un moltiplicatore non solo quando sono pubblici, ma anche quando sono privati. 
Che la Germania non potesse mai essere la locomotiva dell'Eurozona era una facile conclusione che emergeva dai dati macroeconomici sin dall'introduzione dell'euro. Il fatto documentato da Bagnai è però che la leadership tedesca abbia portato il continente alla catastrofe, allontanandolo in modo persistente e, nel prossimo futuro, irreversibile, dal tenore di vita dei paesi avanzati. E lo strumento di questa catastrofe sono state le "riforme", che altro non sono che la realizzazione (suicida) dell'eterno tentativo dei datori di lavoro di pagar di meno i lavoratori.

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