Dopo premierato, autonomia differenziata e separazione delle carriere, addio democrazia

1232
Dopo premierato, autonomia differenziata e separazione delle carriere, addio democrazia

 

L’Italia dell’immediato Secondo Dopoguerra, con la sua “industria pubblica” in “proprietà pubblica demaniale” del Popolo (si pensi all’Iri, con le sue mille Aziende pubbliche, all’Eni, all’Enel, all’Ina, ecc.), costituenti il 70 per cento della ricchezza nazionale, aveva raggiunto valori da primato; il reddito pubblico cresceva in media del 6,5 per cento e l’Italia era diventata, nel 1990, la quarta potenza mondiale, dopo Stati Uniti, Giappone e Germania.

Ciò istigò la preoccupazione e l’aggressività dei potentati economico finanziari, che dettero man forte a quei “partiti padronali” nostrani, i quali, grazie alla diffusione del pensiero dominante del “neoliberismo” e alla “globalizzazione” dei mercati, non ebbero difficoltà nel procedere alla incostituzionale e dannosissima “privatizzazione” (in pratica “svendita”) del nostro “patrimonio pubblico industriale”, trasformando la nostra “economia mista”, pubblico – privato, in una economia quasi esclusivamente “privata”, nella quale dominano le multinazionali e vien meno la tutela e la sicurezza del lavoro, come hanno dimostrato le continue e molteplici morti bianche e l’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

Ci troviamo oggi di fronte all’ulteriore e definitivo passo del nostro governo, il quale, con tre provvedimenti tra loro collegati, sta per distruggere la nostra “Costituzione” repubblicana e democratica e per cambiare il nostro “Stato comunità” in uno “Stato autocratico”, che disconosce il “principio fondamentale” dell’ “eguaglianza economica e sociale”. Si tratta dell’approvazione già in corso del disegno di legge sulle “autonomie differenziate”, che distrugge l’Unità d’Italia, e del disegno di legge sul cosiddetto “premierato”, secondo il quale i cittadini votano, non solo il nominativo del candidato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, ma anche il “programma di governo” che l’Esecutivo dovrà attuare durante la legislatura, pena lo scioglimento delle Camere.

E tale “programma” (qui sta l’imbroglio) è formulato dai proponenti della lista prima delle elezioni e fuori del Parlamento, sicché esso è sottratto alla “dialettica parlamentare”, cioè alle critiche dell’’ “opposizione”. Insomma sono messi fuori gioco, sia i “diritti fondamentali” di “tutti” i cittadini di “concorrere a determinare la politica nazionale” mediante i propri rappresentanti parlamentari, sia la fondamentale funzione del Parlamento, che è quella di “approvare” le leggi, nell’ “interesse generale” di tutti, e non quella di “eseguire” un programma formulato dai pochi presentatori di una lista.

In sostanza, questa inammissibile modifica della Costituzione (che, peraltro, distruggendo i “principi fondamentali” non può essere considerata una “revisione costituzionale”) ci pone di fronte a una situazione paradossale nella quale tutto è affidato all’”Esecutivo”, eliminandosi l’ “essenza”, cioè la “ragione di esistere,” del potere Legislativo. Cosa che non esiste in nessuna parte del mondo ed è stata pensata solo da quei soggetti ai quali la Meloni ha improvvidamente affidato le sorti della nostra Italia.

Il terzo provvedimento è stato solo recentemente annunciato dal Consiglio dei Ministri: si tratta della separazione della carriera dei giudici inquirenti da quella dei giudici giudicanti. In tal modo assai semplice sarà la sottoposizione dei Pubblici Ministeri alla volontà dell’esecutivo.

E così il gioco è fatto. Addio alla democrazia. Addio alla libertà, all’eguaglianza e alla solidarietà. Addio, in ultima analisi, “al ricorso alla coscienza del Giudice”, ricordato dal Calamandrei. E si tenga presente che il governo attualmente in carica ha già dimostrato, con le limitazioni alle manifestazioni pubbliche e alla libertà di stampa, che per esso la parola “governare” non significa perseguire gli interessi generali di tutti, ma “comandare”, cioè sottoporre tutti a una suprema volontà.

 

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri di Fabio Massimo Paernti Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi "I nuovi mostri" - Virginia Raggi

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi

L'opzione “simul stabunt” di Trump contro l'Europa di Giuseppe Masala L'opzione “simul stabunt” di Trump contro l'Europa

L'opzione “simul stabunt” di Trump contro l'Europa

AWE2026: quando l'IA diventa la tua coinquilina   Una finestra aperta AWE2026: quando l'IA diventa la tua coinquilina

AWE2026: quando l'IA diventa la tua coinquilina

Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio” di Raffaella Milandri Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio”

Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio”

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

Referendum, guerre e bambini nel bosco di Alessandro Mariani Referendum, guerre e bambini nel bosco

Referendum, guerre e bambini nel bosco

Quando le parole colpiscono più dei missili di Marco Bonsanto Quando le parole colpiscono più dei missili

Quando le parole colpiscono più dei missili

Una giustizia classista per il potere autoritario di Giuseppe Giannini Una giustizia classista per il potere autoritario

Una giustizia classista per il potere autoritario

Negozi che chiudono b&b che aprono: coincidenza o modello? di Antonio Di Siena Negozi che chiudono b&b che aprono: coincidenza o modello?

Negozi che chiudono b&b che aprono: coincidenza o modello?

Il peggiore dei crimini possibili di Gilberto Trombetta Il peggiore dei crimini possibili

Il peggiore dei crimini possibili

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino di Paolo Pioppi Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi) di Giorgio Cremaschi Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi)

Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi)

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti