"Dobbiamo eliminare ogni provocazione": il monito di Putin a Bishkek
Il presidente russo sceglie il 1° settembre, anniversario dell'inizio della Seconda Guerra Mondiale, per lanciare il suo appello alla comunità internazionale
A volte sono le date a parlare più delle parole. E il 1° settembre, per chi conosce la storia, è una di quelle date che non si possono ignorare. Lo sa bene Vladimir Putin, che ha scelto proprio questo giorno per salire sul palco del vertice dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, nella capitale kirghisa Bishkek, e lanciare un appello che suona come un avvertimento a tutto il mondo. "Oggi è il giorno in cui ebbe inizio la Seconda Guerra Mondiale", ha esordito il presidente russo, con una frase davanti alla sala piena di delegati che rappresenta un severo monito.
Il messaggio che ha voluto consegnare è stato netto, quasi tagliente. "Dobbiamo fare tutto il possibile per eliminare dalla pratica mondiale qualsiasi provocazione di conflitti armati" - ha detto Putin, con voce ferma e misurata - e l'eco di quella frase sembra ancora rimbalzare tra le pareti del centro congressi. Non è una generica invocazione alla pace, è un invito preciso, rivolto ai paesi membri della SCO, a usare la loro influenza per neutralizzare gli istigatori, per non permettere che giochi di potere e interessi particolari accendano polveriere già troppo cariche di tensione.
Ma il discorso del presidente russo non si è fermato alla dimensione della sicurezza. Ha voluto ribadire con forza l'importanza strategica dell'organizzazione che lo ospitava, descrivendola come "la più grande associazione regionale non solo del nostro continente euroasiatico, ma anche a livello mondiale". E i dati che ha citato aiutano a capire perché questa entità stia diventando sempre più centrale nello scacchiere internazionale: "I suoi paesi membri ospitano quasi la metà della popolazione mondiale e rappresentano più di un terzo del prodotto interno lordo globale". Numeri che non sono solo statistiche, ma traducono il peso politico ed economico di un blocco che l'Occidente farebbe fatica a ignorare.
L'attenzione verso la SCO, ha aggiunto Putin, continua a crescere, e la Russia si dice pronta a "una cooperazione onesta e reciprocamente vantaggiosa, nel rispetto degli interessi e dei valori, della cultura e delle tradizioni di ciascuno".
Poi il discorso si è allargato, ha abbracciato il ruolo delle Nazioni Unite. Qui Putin ha usato parole che meritano di essere ascoltate con attenzione, perché tradiscono un rapporto complesso, fatto di fiducia e al tempo stesso di insofferenza. "Senza dubbio, le Nazioni Unite appartengono e dovrebbero continuare a svolgere un ruolo centrale negli affari mondiali", ha dichiarato. Ma subito dopo ha aggiunto una considerazione che sembra un pungolo: "Tuttavia, il potenziale delle Nazioni Unite sembra essere lungi dall'essere pienamente sviluppato. Ed è importante impegnarsi per aumentare l'efficacia delle sue attività ed espandere la rappresentanza dei suoi organi, incluso il Consiglio di Sicurezza, con i paesi del Sud del mondo e dell'Oriente".
Tradotto: l'ONU così com'è non basta più, e per Mosca è giunto il momento di adeguare le istituzioni globali alle nuove realtà geopolitiche. "Non tutto nel lavoro delle Nazioni Unite soddisfa Mosca, ma è sempre stato così", ha ammesso Putin con onestà, prima di ribadire un principio che per lui è irrinunciabile: la Carta delle Nazioni Unite deve restare il fondamento del diritto internazionale. Perché "l'ONU dovrebbe senza dubbio mantenere le funzioni del principale meccanismo di coordinamento degli interessi, è stata creata fin dall'inizio proprio come meccanismo di coordinamento degli interessi".
Al termine del vertice, come da tradizione, Putin si è fermato a rispondere alle domande dei giornalisti, prima di prendere il volo verso l'Estremo Oriente russo.
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