Come sarà la "nuova" Europa DraghiLettaMerzMeloni?

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di Alessandro Volpi*

A proposito della "nuova" Europa di DraghiLettaMerzMeloni (in pratica una sola espressione senza soluzione di continuità), vorrei proporre una considerazione. Mi sembra che ormai persino la Germania non si opponga (come ha dichiarato il presidente della Bundesbank Nagel) agli Eurobond. Nella "visione" del quartetto, a cui aggiungerei un sempre più stralunato Macron, i titoli dei debito comune europeo dovrebbero servire ad assolvere due funzioni. La prima, che è un chiodo fisso della coppia DraghiLetta, è costituta dalla possibilità per gli Eurobond di essere "safety asset", beni rifugio verso cui far convergere l'ampio e diffuso risparmio europeo, per metterlo al sicuro dal sempre più pericolante capitalismo finanziario americano.

Per far questo oltre agli Eurobond servono un mercato dei capitali europeo ancora più aperto al suo interno e regole che favoriscano la creazione di "campioni europei", attraverso cui i risparmiatori comprano il debito comune. Si tratta in altre parole di un'ulteriore finanziarizzazione del risparmio in chiave europea, per coprire il probabile scoppio della bolla finanziaria Usa. Cosa colpisce di questa visione? Un elemento evidente è quello di far finta di non capire che i "campioni" in Europa ci sono già e sono i grandi fondi americani a cui, anche attraverso gli Eurobond, verrà comunque consegnato il risparmio degli europei. BlackRock, Vanguard, State Street compreranno grandi partite di Eurobond e ne determineranno il destino, data la loro assoluta centralità, già acquista nell'azionariato e nella gestione delle istituzioni europee. Ma c'è di più. Il tema vero è quanti Eurobond saranno realmente emessi: è probabile che a fine 2026 si arriverà a 1000 miliardi di euro, a fronte di un debito complessivo dei singoli Stati dell'Eurozona di oltre 14 mila miliardi.

Dunque, in un quadro simile, l'effetto dell'emissione degli Eurobond, data la loro maggiore solidità, sarà quello di rendere assai più difficile il collocamento dei titoli dei debiti nazionali, in particolare di quelli più indebitati come nel caso dell'Italia. In tal modo il debito dei singoli paesi crescerà e per trovare un collocamento i singoli governi dovranno rivolgersi in misura maggiore agli stessi grandi fondi Usa; un dato questo quasi inevitabile dal momento che nel progetto DraghiLettaMerzMeloni non è prevista in alcun modo la possibilità per la Bce di intervenire a sostegno dei debiti dei singoli paesi. Anzi, l'emissione di Eurobond si accompagna all'esclusione drastica di questo intervento. Ma se gli Eurobond coprono solo una parte minima del del fabbisogno complessivo di finanziamento degli Stati, allora la loro concorrenza ai titoli nazionali senza intervento Bce, finisce per produrre effetti molto pesanti sul costo degli interessi per i vari Stati, con un'ulteriore riduzione della spesa pubblica destinata al Welfare e, appunto, con una maggiore privatizzazione-finanziarizzazione.

In questo senso si aggiunge un ulteriore tratto di criticità. Gli Eurobond, non conteggiati ai fini del Patto di stabilità e con bassi interessi, serviranno a raccogliere in larga prevalenza fondi per il riarmo, come del resto avverrà per i 90 miliardi destinati all'Ucraina e come dimostra la ripartizione della spesa europea: quella per il riarmo infatti è quasi totalmente finanziata da Stati e Unione, mentre quella per la ricerca e per la transizione è affidata per oltre il 60% ai privati con l'effetto di rinunciare, di fatto, alle politiche pubbliche in materia. Un'ultima, eloquente, nota, nel castello belga DrgahiLettaMerzMeloni hanno trascurato di discutere di qualsiasi ipotesi di riforma fiscale in senso sociale. Olè.

*da Facebook

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