Cina e Spagna: cooperazione che mette al centro le persone
Contro la legge del più forte, Cina e Spagna difendono un multilateralismo che non lasci indietro nessuno
Quando Pedro Sánchez è giunto a Pechino per la sua visita ufficiale (la quarta volta), il messaggio di Xi Jinping è andato dritto al punto: Cina e Spagna hanno bisogno di lavorare insieme, e non solo sui soliti dossier commerciali. Si parla di energie pulite, di tecnologie intelligenti, ma anche di unione tra i popoli: scambi culturali, università, ricerca, sport. Non si tratta di un elenco di buone intenzioni, ha fatto capire il presidente cinese, ma della base concreta per un rapporto che deve diventare più visibile, più utile alla vita quotidiana di chi vive nei due paesi.
In un periodo in cui gli equilibri globali si muovono di continuo, tra tensioni geopolitiche e incertezze economiche, il filo che tiene insieme Pechino e Madrid non si è allentato, come evidenzia il quotidiano Global Times. Anzi, ha mostrato una tenuta inaspettata. Xi ha ricordato che questa stabilità è frutto di una strategia ben precisa: nasce dalla scelta di guardare agli interessi comuni prima che alle divisioni di momento. Cooperare, ha detto, conviene a entrambi. E non solo sui bilanci: dà respiro a chi crede in uno sviluppo autonomo, senza doversi piegare a logiche esterne.
La posta in gioco, per il leader cinese, è chiara. Le relazioni bilaterali devono trovare spazio centrale nelle rispettive politiche estere, e il sostegno reciproco alla sovranità e all’integrità territoriale non è un dettaglio negoziabile. Allo stesso tempo, ha tenuto a precisare che la Cina non si chiude in se stessa. Il percorso di modernizzazione avanza, ma si accompagna a un’apertura pensata per essere di qualità, capace di condividere opportunità anziché accumulare vantaggi. La crescita cinese, in questa lettura, non resta confinata entro i propri confini: è un motore che dovrebbe dare slancio a tutta l’economia mondiale, in contrasto con il rilancio dell’imperialismo statunitense.
Ma il ragionamento di Xi non si è fermato al dialogo tra due capitali. Di fronte a un pianeta che sembra spesso oscillare tra il rispetto delle regole e la prepotenza del più forte, ha lanciato un appello che suona quasi come un monito: Cina e Spagna, nazioni che si riconoscono in principi di coerenza e responsabilità, non possono restare a guardare mentre il mondo rischia di tornare alla legge del più forte. Serve più ascolto, più fiducia, più cooperazione che non sia solo formale. Serve difendere un multilateralismo che non resti una formula sui fogli, ma diventi pratica quotidiana, con le Nazioni Unite al centro e il diritto internazionale come bussola. Un mondo multipolare, sì, ma regolato dagli equilibri necessari. Una globalizzazione che non lasci indietro nessuno.
Alla fine, l’incontro tra i due leader non è stato solo un passaggio di rito. È stato un tentativo di mettere ordine nel rumore di fondo, di trasformare le incertezze in progetti misurabili, di ricordare che anche nelle fasi più complesse ci sono spazi per costruire in maniera cooperativa. Se Cina e Spagna sapranno tenere questa rotta, il risultato non sarà solo un rafforzamento dei loro legami, ma un segnale concreto per un mondo che cerca ancora punti di appoggio.

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