Ciò di cui l’economia ha bisogno

Così come nel privato, anche nel pubblico, un piano di investimenti e meno tasse possono favorire crescita e occupazione

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L'aspetto più preoccupante dei soli 80 mila posti di lavoro creati nel mese di giugno è che questi numeri rappresentano ormai la normalità, esordisce Zakaria nel suo ultimo intervento sul Time.  Negli ultimi due decenni, argomenta l’autore, la ripresa economica degli Stati Uniti è infatti stata lenta e non ha creato occupazione. Un’analisi condotta da McKinsey, e qui ripresa da Zakaria, spiega come in ogni recessione che si è verificata dal 1945 al 1990, l'occupazione è tornata ai livelli pre - recessivi solamente sei mesi dopo la stabilizzazione dell' economia. Dopo la recessione dei primi anni 1990, però, l'occupazione è tornato al suo livello pre - recessivo solo dopo 15 mesi - anche se poi l'occupazione è cresciuta vigorosamente. Dopo il rallentamento dei primi anni 2000, l'occupazione ha invece impiegato ben 39 mesi. E questa volta, potrebbero essere necessari circa 60 mesi, cinque anni.  
Zakaria cerca allora di rintracciare i cambiamenti intervenuti negli ultimi 25 anni, individuandoli in due grandi forze che hanno travolto il mondo: la globalizzazione e la rivoluzione informatica.  Questi fenomeni hanno prodotto una crescita economica e un’ innovazione tali da far uscire decine di milioni di persone dalla soglia di povertà, in Paesi come Cina e India. Hanno contribuito a rendere le imprese americane più grandi, più globali e più produttive. Ci hanno dato beni e servizi a prezzi economici. Queste forze, tuttavia, continua Zakaria, si avvantaggiano dell’utilizzo di macchinari o dell’impiego di lavoratori con bassi salari. L’assunzione di lavoratori con alti salari – ossia occidentali – rappresenta l’ultima opzione.
Mentre non si possono contestare i dati, si può essere in disaccordo su tutto il resto. Da un lato, spiega Zakaria, ci sono coloro - per lo più liberali - che parlano di una domanda aggregata insufficiente a determinare una piena occupazione. Cioè, la gente e le imprese non comprano e l'unico rimedio che il governo può adottare è intervenire, spendere soldi e creare la domanda. Ci sono poi i conservatori convinti, invece, che il problema siano i troppi ostacoli dal lato dell’offerta: le aziende e le persone spenderebbero di più se inserite in un ambiente che li incoraggia a farlo. Occorrerebbe quindi ridurre le tasse e limitare i regolamenti.
In generale Zakaria sposa l’idea di un Paese che abbia una sistema di tasse e incentivi che premi la spesa, tuttavia si interroga su cosa andrebbe modificato e quali siano nello specifico gli interventi da fare nel lato dell’offerta  in grado di fare la differenza. 
La risposta gli viene fornita da Fred Smith, il fondatore della Federal Express. Smith, sostiene che la chiave per la crescita del numero dei posti di lavoro consiste nella stimolazione della spesa privata in beni e servizi, soprattutto in apparecchiature e software. Le aziende assumeranno sempre più lavoratori una volta che si genererà un aumento della domanda. Smith sostiene inoltre che si potrebbe fare di più per incentivare le imprese ad investire e creare apparecchiature e software. Fondamentale è la riduzione dell’aliquota dell’imposta sui redditi delle società, la seconda tra i Paesi più industrializzati e che rappresenta comunque solo l’8% delle entrate fiscali federali. L’aliquota degli USA incoraggia le società americane a localizzare investimenti, produzione e occupazione in Paesi esteri, scoraggiando nel contempo le imprese straniere a localizzare negli Usa. Il risultato è una crescita più lenta, meno posti di lavoro, minore produttività e salari reali più bassi. Un ulteriore incentivo sarebbe l’istituzione di “un sistema fiscale federale”, ossia l’assenza di imposte sui redditi guadagnati al di fuori degli USA. 
Se quindi l’investimento produce posti di lavoro, si chiede Zakaria, perché non dar vita ad un piano di investimenti pubblici per ottenere la stessa crescita e la stessa occupazione?  
    

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