Brics, Sco: il colpo al cuore delle tenebre, minata l'essenza dell’imperialismo

736
Brics, Sco: il colpo al cuore delle tenebre, minata l'essenza dell’imperialismo

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE

 

di Alex Marsaglia

 

Il principale colpo subito dall’imperialismo durante il secolo scorso è arrivato sicuramente dalla più potente ondata inflativa di sempre nella metropoli avvenuta durante gli anni Settanta, con picchi di crescita a doppia cifra percentuale sia negli Stati Uniti sia in Europa. La teoria economica, ancora oggi, tende ad attribuire tale vertiginoso aumento ad un mix di inflazione da domanda e da rincaro delle materie prime, con le rivendicazioni salariali dopo il 1968 e lo shock petrolifero dovuto all’embargo dell’OPEC in seguito alla guerra del Kippur.

In verità, come spiega bene Marx ne Il Capitale, l’economia è la scienza della borghesia e finché sarà una classe a spiegare le crisi economiche continueremo a capire unicamente il punto di vista dei dominanti. Non a caso il “sistema dell’economia borghese”, come lo chiamava lui, per spiegarsi quel fondamentale tornante della Storia, dovette coniare il neologismo di stagflazione per razionalizzare il fenomeno nuovo della coesistenza di inflazione e stagnazione economica. Per l’economia politica sino ad allora si trattava di un assurdo logico. Ma questo diventava realtà già nel 1965, ben prima che partissero le rivendicazioni salariali (e questo dovrebbe dirla lunga sulle cause reali dell’incremento dei prezzi), quando Iain Macleod alla Camera dei Comuni affrontava la difficile situazione economica del Regno Unito usando per la prima volta il termine.

Nuova fase, stesse condizioni

Ebbene, oggi ci ritroviamo in un tornante della Storia che ripropone le medesime condizioni: dal 2022 la spinta inflativa è tornata a toccare picchi a doppia cifra in Europa e del +9% negli Stati Uniti, stabilizzandosi su livelli medio alti che incidono sui livelli di domanda in tutto l’Occidente generando stagnazione. Le Banche centrali occidentali, in preda alla coazione a ripetere, reagiscono con le classiche politiche neoliberiste, infierendo sulla domanda con alti tassi di interesse, nella convinzione che la riduzione della massa monetaria in circolazione possa affievolire un’inflazione che ha ben altre cause rispetto all’eccesso di domanda. E la crescita in tutto l’Occidente collettivo è ben al di sotto dei tassi degli anni Settanta. Insomma, nell’economia politica c’è grande preoccupazione per l’inflazione e ben poca per la stagnazione, ma non si riesce ad arginare né una né l’altra.

I vertici politici dell’imperialismo dal canto loro si preoccupano di questa stasi e cercano valvole di sfogo per un capitalismo sempre più asfittico in maniera sempre più insistente: siamo dentro a un 2026 di fuoco, in cui gli Stati Uniti hanno rovesciato con un rapimento il Presidente legittimo del Venezuela Maduro effettuando un rapimento e un processo sommario con detenzione illegale anche della consorte. Il 28 Febbraio l’aggressione all’Iran, arrivata ormai al suo 187° giorno, ha innescato la guerra regionale che molti avevano preconizzato.

Questa guerra, lungi dall’essere unicamente un pantano locale, esattamente come il Vietnam, ha avuto e sta avendo pesanti ripercussioni globali. Il Vietnam si liberò dal sistema colonialista e dall’aggressione imperialista statunitense proprio in mezzo a quegli anni Settanta, coronando il trentennio di lotte per la decolonizzazione che avevano fatto esplodere la stagflazione nella metropoli e fatto saltare il sistema monetario e finanziario di Bretton Woods e il dollar standard.

Dopodiché gli anni Ottanta e la lunga catastrofe neoliberista, anche nel Sud del mondo che aveva osato alzare la testa sino a rovesciarlo. I sistemi dirigisti di molti paesi che si erano decolonizzati vennero soppiantati da governi ferocemente neoliberisti che esercitarono la più brutale deflazione dei redditi nella periferia, comprimendo così i costi di tutte le merci che venivano drenate dal Sud Globale verso l’Occidente in una fase apertamente neocoloniale. Le materie prime di cui si nutrivano i settori nascenti, come l’elettronica, venivano rubate al Sud drenando valore verso il centro. I sistemi economici venivano riconvertiti, basandosi sull’extraversione, in modo da produrre per l’esportazione e tralasciando i bisogni primari delle popolazioni locali che si sono trovate ad esercitare il ruolo di esercito industriale di riserva. Il colonialismo ritornava prepotentemente, con il suffisso neo, ma determinava drenaggio del surplus, svalutazioni dei tassi di cambio, deflazioni dei redditi in tutta la periferia del mondo.

Prima che si tornasse a chiamarlo con il suo nome, mettendo a fuoco tutte le nuove dinamiche di sfruttamento c’è stato l’interregno della globalizzazione che doveva spiegare tutto, non chiarendo niente. Ci trovavamo invece dentro lo “sviluppo ineguale” ben chiarito da Samir Amin, in cui una parte di mondo, la Triade imperialista uscita vincitrice dal Secondo conflitto mondiale conquistava e depredava per arricchire la sua élite di comando. Il resto del mondo, cioè le formazioni sociali del capitalismo periferico venivano isolate e aggredite per alimentare lo sviluppo con cicli sempre più pervasivi di spoliazione delle risorse e loro messa a profitto per il centro.

L’Occidente con a capo la Triade imperialista, composta da Stati Uniti, Europa e Giappone (a cui va aggiunta l’entità colonialista israeliana) ha spadroneggiato per decenni, ma con la riorganizzazione del mondo multipolare si trova ormai a dover affrontare una serie di problemi che la colpiscono al cuore e ne determineranno la morte. Che poi questa accetti di spirare nel suo letto di morte senza lottare è tutt’altra storia, e anzi chi scrive è del parere che ciò non accadrà e che il destino dell’umanità pende dalla possibilità o meno di avere uno scontro “regolato” in qualche maniera, fosse anche solo dalla brama di ottenere qualcosa dopo, viste le enormi capacità autodistruttive raggiunte dalla tecnica.

Dalla fine del sistema di Bretton Woods alla dedollarizzazione

In ogni caso, l’attuale fase economica è nuovamente dentro il ciclo stagflazionario. E così come l’aumento dei prezzi venne imposto dal confronto geopolitico negli anni Settanta, anche oggi ci troviamo dentro una fase in cui ci si misura nel campo dei rapporti di forza tra Stati, creando frizioni in grado di minare il sistema economico e monetario.

Oggi come allora il sistema monetario e finanziario è sottoposto a sollecitazioni da questo scontro che fa impennare i prezzi, arrivando a destabilizzare l’economia del centro. I coniugi indiani Prabhat Patnaik e Utsa Patnaik nel loro “Una teoria dell’imperialismo. Il viaggio delle merci” (2016) hanno delineato con precisione come «il capitalismo non può fare a meno dell’imperialismo, di cui è parte integrante l’imposizione di una deflazione da reddito sulla popolazione lavoratrice della periferia»[1].

Questo meccanismo concettualizzato dall’economia marxista consente di «estrarre forniture maggiori da un dato output a spese del consumo locale» e «la riduzione del consumo locale delle popolazioni povere tramite la deflazione da reddito costituisce l’essenza dell’imperialismo»[2]. Si tratta del meccanismo con cui prima il colonialismo e poi l’imperialismo hanno esercitato il proprio dominio, permettendo al capitalismo di godere di un bacino costante di accumulazione cui attingere. La tesi centrale dei Patnaik è che l’«aumento del prezzo di offerta» dei beni prodotti nella periferia (che loro individuano nella fascia geoclimatica tropicale e subtropicale) possa costituire una «minaccia per il valore della moneta al suo interno». Se leggiamo lo scacco attuale ai principali snodi geostrategici che riforniscono l’area temperata del nord, in atto a Hormuz, Bab el-Mandeb e Odessa, allora ci accorgiamo che non siamo lontani dal “matto”, poiché ci racconta molto di più di una semplice battaglia, ma delinea l’orizzonte della partita in atto tra Occidente collettivo e Sud Globale (vedi immagine 1).

Il viaggio delle merci analizzato nel volume dei due economisti indiani delinea una rotta che è come una miccia e ci conduce alla bomba pronta ad esplodere, poiché «i beni tropicali vengono dirottati dai consumatori esistenti al di fuori del settore capitalista verso quelli che stanno al suo interno. I modi tramite cui si realizza questo dirottamento costituiscono l’essenza dell’imperialismo»[3].

Di qui le pratiche di dominio, violenza e spoliazione che per mezzo del debito prima i regimi coloniali e poi quelli neoliberisti hanno esercitato in periferia per mantenere stabile il valore della moneta di riferimento per il commercio internazionale. Il mantenimento della stabilità della sterlina prima e del dollaro in seguito, a costo di essere disancorato dall’oro come è stato fatto negli anni Settanta, diventa il fine per il mantenimento dello status quo imperialista e colonialista. E l’imperialismo non può essere espunto dalla Storia, come si è cercato di fare a più riprese durante l’epoca della globalizzazione, poiché «l’imperialismo è una relazione coercitiva esercitata dal settore capitalista sul mondo “esterno” tramite cui il capitale si assicura in primo luogo l’ottenimento da questo mondo “esterno” dei prodotti che gli servono, e in secondo luogo che questo risultato sia raggiunto senza che i prezzi di tali beni possano aumentare»[4].

Finché esisterà il modo di produzione capitalista, con diverse formazioni sociali, esisterà l’imperialismo che esercita tale spoliazione esiziale. E questo non per imposizione ideologica, ma per mera necessità di sopravvivenza del capitale che ha bisogno di una moneta di riferimento per attuare la valorizzazione e per esercitare il suo potere. Quando questa moneta viene sganciata dall’oro, come è stato fatto, i rapporti di forza imperialisti, lungi dallo sparire, si acuiscono ancora di più, poiché sono solo più gli eserciti a stabilire il valore di quella moneta battuta da una banca centrale senza più alcun riferimento di valore fisso. Sinora le guerre del valore tra banche centrali avvengono a colpi di dazi, dimostrando plasticamente l’inesistenza della globalizzazione, ma non potrà durare a lungo. Già i capitali, le merci, le rotte logistiche e navali vengono presi di mira da azioni “poliziesche” e militari.

La rinascita è in atto

E tutto questo mentre le grandi organizzazioni multilaterali, come i BRICS e l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai si sono dotate o si stanno per dotare di grandi banche che trattano sempre meno in moneta dell’Impero e sempre più in valute locali. Russia, Cina e India, cioè i grandi Stati civiltà del futuro che hanno deciso di affrancare il Sud Globale stanno tornando a riempire i forzieri d’oro, evidentemente mirando alla convertibilità, alla stabilità e alla rinuncia del debito come mezzo di ricatto.

I BRICS sono lanciati verso la guida della produttività mondiale, avendo superato i paesi del G7 in termini di produzione economica e non intendono più essere trattati da contoterzisti, bensì vogliono incassare lo sforzo produttivo. E l’Iran sta lì, proprio nel mezzo del mondo che rinasce, mentre l’imperialismo lancia nuovi D-Day fuori tempo massimo per isolarlo. Mentre è sempre più l’Occidente ad essere isolato, in regressione demografica e con la popolazione rimanente prigioniera della “classe Epstein” che diffonde le peggiori perversioni di uno stile di vita consumistico che non ha nulla di legato alla vita, perché quando c’è da difenderla lascia prevalere il suicidio. L’“omicidio di Stato” di Pietralata è forse qualcosa di più: è l’esatta rappresentazione della zombieficazione che ci ammorba come individui nella società: isolati, atomizzati, egoisti e indifferenti a quel “Da soli non ce la facciamo più”.

Mentre i vertici NATO e UE intenti a cavalcare l’ennesima false flag preparavano l’ennesimo pacchetto da 90 miliardi in armi della Lockheed Martin per i sistemi di difesa aerea Patriot Pac 3 in Italia una famiglia intera che viveva sobbarcandosi le cure costosissime della figlia si è suicidata: senza più risparmi, sostegno, prospettive, speranze. Tutte cose che solo una società che sappia essere comunità può garantire agli individui. Già Gramsci ricordava come questa indifferenza non fosse vita, bensì il “peso morto della storia” che ci avrebbe condotto a una politica sbagliata, cioè “a promulgare le leggi che solo la rivolta avrebbe abrogato”. Ridestare la coscienza collettiva per imparare da una storia che ha continuato a marciare è la rinascita che altri hanno già compiuto e forse l’unica via per tornare alla vita, comunitaria, in un occidente collettivo che ormai ha abbracciato il culto della morte.

[1] P. Patnaik - U. Patnaik, Una teoria dell’imperialismo. Il viaggio delle merci, Meltemi editore, Milano, 2021, p. 88

[2] Ivi, p. 89

[3] Ivi, p. 131

[4] Ivi, p. 140

Alex Marsaglia

Alex Marsaglia

Nato a Torino il 2 maggio 1989, assiste impotente per evidenti motivi anagrafici al crollo del Muro di Berlino. Laureato in Scienze politiche con una tesi sulla rivista Rinascita e sulla via italiana al socialismo, si specializza in Scienze del Governo con una tesi sulle nuove teorie dell’imperialismo discussa con il prof. Angelo d’Orsi. Redattore de Il Becco di Firenze fino al 2021. Collabora per un breve periodo alla rivista Historia Magistra. Idealmente vicino al marxismo e al gramscianesimo. Per una risposta sovranista, antimperialista e anticolonialista in Italia e nel mondo intero. 

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Pechino, i numeri record dei Giochi Mondiali dei Robot Umanoidi   Una finestra aperta Pechino, i numeri record dei Giochi Mondiali dei Robot Umanoidi

Pechino, i numeri record dei Giochi Mondiali dei Robot Umanoidi

Il viaggio di Xi che cambia la geopolitica mondiale (VIDEO) di Fabio Massimo Paernti Il viaggio di Xi che cambia la geopolitica mondiale (VIDEO)

Il viaggio di Xi che cambia la geopolitica mondiale (VIDEO)

Una falsa false-flag? di Francesco Santoianni Una falsa false-flag?

Una falsa false-flag?

 Ecco perché la Russia non sta avanzando “lentamente” in Ucraina di Alessandro Bartoloni  Ecco perché la Russia non sta avanzando “lentamente” in Ucraina

Ecco perché la Russia non sta avanzando “lentamente” in Ucraina

RUSSELL MEANS, IL NATIVO CHE L’AMERICA NON RIUSCÌ A IGNORARE di Raffaella Milandri RUSSELL MEANS, IL NATIVO CHE L’AMERICA NON RIUSCÌ A IGNORARE

RUSSELL MEANS, IL NATIVO CHE L’AMERICA NON RIUSCÌ A IGNORARE

Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer) di Francesco Erspamer  Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer)

Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer)

"Ci stiamo avvicinando sempre più alla guerra" di Paolo Desogus "Ci stiamo avvicinando sempre più alla guerra"

"Ci stiamo avvicinando sempre più alla guerra"

Il Foro di Madrid in Cile, laboratorio transatlantico della reazione di Geraldina Colotti Il Foro di Madrid in Cile, laboratorio transatlantico della reazione

Il Foro di Madrid in Cile, laboratorio transatlantico della reazione

Complottista a chi? La legge di Gresham per l’informazione di Alessandro Mariani Complottista a chi? La legge di Gresham per l’informazione

Complottista a chi? La legge di Gresham per l’informazione

Lavoro, servizi, e infrastrutture in Italia di Giuseppe Giannini Lavoro, servizi, e infrastrutture in Italia

Lavoro, servizi, e infrastrutture in Italia

Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia di Antonio Di Siena Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia

Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia

Italia e vincolo esterno di Gilberto Trombetta Italia e vincolo esterno

Italia e vincolo esterno

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

E' colpa loro di Giorgio Cremaschi E' colpa loro

E' colpa loro

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti