Brasile e Cina: una relazione pericolosa per l'Ue

I due paesi si impegnano a promuovere "un ordine internazionale più giusto ed equo”

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Brasile e Cina: una relazione pericolosa per l'Ue

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Foto (Credits: Fedex)
 
 di Ludovica Morselli
 
Il Presidente della camera dei Deputati del Brasile, Eduardo Alves, è attualmente in visita a Pechino per stringere i legami commerciali del suo paese con la grande potenza cinese. 
 
Per sottolineare l’importanza simbolica del viaggio, Alves oltre all’incontro meramente istituzionale con il presidente Xi Jinping ha intrattenuto anche un dialogo molto produttivo con il potentissimo  Zhang Dejiang, il capo del Parlamento. Infatti Dejiang è uno degli uomini più importanti nel Politburo e ha voluto sottolineare che il Congresso Nazionale del Popolo attribuisce una grande importanza ai legami con il Brasile. Ma più specificatamente Dejiang si esposto affermando che vi è la necessità per le due nazioni “di promuovere un ordine internazionale più giusto ed equo”. Infatti il politico cinese vede nel futuro delle due nazioni uno scambio di informazioni e expertise per migliorarsi a vicenda. 


 
In particolar modo, la Cina vuole conoscere i tecnicismi della ricetta brasiliana per migliorare lo standard di vita della popolazione. Effettivamente il risultato brasiliano del 2012 che ha visto 3,5 milioni di persone uscire da una situazione di povertà e un milione da una di estrema povertà, è un notevole traguardo che fa gola alla Repubblica Popolare che nonostante il colosso economico annovera una disuguaglianza sociale impressionante. Dunque Dejiang è interessato ai particolari del programma di Welfare Brasil Sem Miséria e Bolsa Família che grazie agli investimenti di oltre 30 miliardi di reales ha reso possibile il risultato. I temi affrontanti sono stati anche altri: l’urgenza di saldare una coordinazione sino-brasiliana su “questioni importanti come il cambiamento climatico e la governance globale”, per passare poi a Siria e Iran: entrambi i paesi condividono il rifiuto all’uso della forza. 
 
A parte questo evento di  cronaca più o meno interessante, la notizia è importate da riportare perché l’incontro evidenzia come i due paesi BRIC siano vicini e fa emergere le implicazioni di questo fortissimo legame. Infatti a dir poco sorprendente è stata la notizia emersa da uno studio dell’ONU per cui in due anni il commercio dell’America Latina con la Cina sorpasserà quello con l’Europa e probabilmente in un periodo più lungo anche quello con gli USA. Ma la relazione va in entrambi i sensi: gli investimenti cinesi soprattutto infrastrutturali nel continente sono notevoli: 550 miliardi di dollari, e solo con il Brasile la Cina ha commerciato per 83,3 miliardi di dollari (la Cina infatti è il primo partner commerciale di Brasile, Cile, Peru); sono numeri che si commentano da soli. Guardando ai valori relativi e non assoluti i numeri diventano ancora più significativi: il commercio fra Cina e America Latina è cresciuto dell’8% nel 2012 ma cosa più importante ha sorpassato l’aumento del 6,2% dei ricavi commerciali del continente con gli USA. E’ stato il 2010 il punto di svolta per gli investimenti cinesi in Brasile con più di 13 miliardi di dollari investiti da parte di aziende cinesi soprattutto del campo energetico, un volume di investimento 20 volte più alto rispetto a quello dei tre anni precedenti.


Container nel porto di San Paolo. La Cina è divenuta per l'America Latina il principale partner commerciale
 
Eppure non è tutto oro quel che luccica, quasi parlando letteralmente. I giornalisti Peter Hakim e Margareth Myers hanno pubblicato un articolo sul magazine Chinese Policy Review, un’analisi sulle varie aree di scambio cinesi con il continente latino americano. Oltre ad aver parlato diffusamente dei forti legami commerciali con il Messico, hanno anche evidenziato le preoccupazioni di Cina e Brasile. Scrivono: “Molti in Brasile sono preoccupati che l’export industriale cinese confligga con lo stesso settore in patria con effetti negativi sulle azioni di mercato brasiliane”. Ma ancora: “il Brasile è turbato anche dall’export manifatturiero della Cina e in particolare dalla prospettiva che provochi una contrazione del settore industriale brasiliano”. Dall’altra parte però: “la Cina è preoccupata delle politiche protezioniste brasiliane di certi settori come per esempio la recente tassa sulle importazioni di automobili o la modifica della legge sulle proprietà terriere del 2010”. 
 
Il capo per la promozione del commercio e dell’investimento dell’ambasciata brasiliana in Cina, Hayle Gadelha, ha risposto che parlando di rapporti economici di così grande portata “è normale che qualche frizione emerga” ma che sono discusse in maniera propositiva da parte di entrambi i governi. 
 
L’UE rimane così ai margini senza prospettive innovative di investimento, immobile nella sua austerità mentre guarda passarle davanti quelli che 15 anni fa erano gli ultimi del sistema economico internazionale, sperando che non sia il suo turno di finire lì in fondo. 

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