Anche l'America ha bisogno della sua primavera araba

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Thomas Friedman, in Down with everything, torna ad esprimere la sua visione pessimista sul futuro politico del paese. Prendendo spunto da un'intervista con il professore di Standford Frank Fukuyama, celebre autore di “The End of History and the Last Man” ed ultimamente di “The Origins of Political Order,” afferma come il problema degli Stati Uniti sia quello di evolvere lentamente da una democrazia ad una “vetocrazia”, vale a dire da un sistema studiato per evitare che nessuno nel governo possa accumulare tanto potere, in uno in cui nessuno può arrivare ad averne a sufficienza per prendere nessuna decisione. “C'è una grave crisi di autorità in corso. Quando in America si pensa al governo è solo per cercare di limitarne i poteri a disposizione,”afferma Fukuyama, che sottolinea come questo derivi dal sostrato culturale politico del paese, fondato sulla rule of law, la regolare alternanza democratica e la protezione dei diritti umani, tutti creati per ostacolare un'eccessiva accumulazione di potere in mano delle autorità centrali. “Ma il governo è stato creato anche per prendere decisioni, e questo è particolarmente assente a livello federale”, continua Fukuyama nella sua analisi.
Un sistema con troppi checks and balances richiede un livello minio di cooperazione tra i partiti sulle questioni più importanti, nonostante le differenze ideologiche di fondo. Dalla fine della guerra fredda, il principale motivo di compromesso e coesione tra le parti politiche per anni, molti fattori stanno concorrendo per rendere il sistema politico americano sempre più insostenibile. In primo luogo, sono stati aggiunti ulteriori checks and balances, come ad esempio la regola del Senate filibuster che ha reso necessario una maggioranza di 60 voti per ogni atto esecutivo e di 51 per ogni atto legislativo. In secondo luogo, le differenze ideologiche si sono accentuate: come sottolinea l'ex senatore democratico Russ Feingold: “Al livello attuale di polarizzazione, potremo arrivare a breve a veder pubblicizzati prodotti in base all'appartenenza politica. Dentifrici per democratici e per repubblicani”. Infine, l'enorme aumento delle spese di governo federale e la necessità sempre maggiore dei finanziamenti da parte delle lobbies in politica hanno reso le corporazioni economiche tanto potenti da influenzare in modo decisivo tutte le scelte politiche.
L'America di oggi, sostiene Friedman, assomiglia sempre più pericolosamente a quella nazione sull'orlo del collasso descritta da Mancur Olson in “The Rise and Decline of Nations” del 1982. In quel saggio, Olson avvertiva che quando un paese possedeva tante lobbies economiche, che avevano un vantaggio di gruppo diverso dalla maggior parte della popolazione, queste erano in grado di orientare la vita politica del paese, a meno che la maggioranza non si fosse coalizzata contro di loro. Fukuyama esprime il concetto in modo molto chiaro: la presenza di interessi minori collettivi in America è più grande, mobilizzata e ricca che mai; mentre tutti i meccanismi per attuare la volontà della maggioranza più debole che mai. Con effetti drammatici per il futuro politico del paese: vale a dire la paralisi legislativa e la nascita della vetocrazia”.
Conclude Friedman: per tutti coloro che come lui credono che il successo economico dalla  americano sia derivato presenza di un governo centrale forte e stabile in grado di indirizzare la crescita e mantenere regole certe, educare la forza lavoro e costruire infrastrutture, offrire fondi alla ricerca ed avere le migliore università al mondo,  la vetocrazia mina il segreto principale del successo americano: la partnership bilanciata tra pubblico e privato.

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