Al - Qaeda è debole, ma non battuta

La parabola del gruppo terrorista che ha segnato la storia

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Al - Qaeda è debole, ma non battuta

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In occasione dell’undicesimo anniversario dell’11 settembre, in "al-Qaeda diminished, but not gone", Fareed Zakaria  traccia la parabola del gruppo terrorista
Qualche anno dopo l’11 settembre, Zakaria ricorda come lui stesso abbia iniziato a sostenere – in articoli, libri e interviste – che la minaccia rappresentata da al - Qaeda fosse notevolmente diminuita. Al - Qaeda era fiorita in un’epoca in cui i governi la consideravano un fastidio momentaneo piuttosto che una minaccia alla sicurezza nazionale. Dopo l’11 settembre, invece, le intelligence di tutti i Paesi del mondo hanno iniziato a collaborare per individuare i suoi membri, bloccare i suoi fondi ed eliminarla. Mentre questa guerra al terrore era in corso, il gruppo terrorista  trovava sempre maggiori difficoltà nel tessere le sue trame.  
Oggi, 11 anni dopo quell’11 settembre, risulta evidente che al - Qaeda sia solo l’ombra di se stessa. Alcuni studiosi sostengono, però, che il gruppo sia stato in grado di ricostituirsi in posti come lo Yemen, la Somalia e persino in Mali. Le cellule pakistane restano tra le più attive e i disordini in Siria hanno fornito al gruppo un terreno fertile su cui attecchire. Si tratta, ovviamente, di segnali preoccupanti e, naturalmente, ci si auspica che il governo degli Stati Uniti, così come altri, stiano combattendo i terroristi in ogni parte del mondo. 
Solo di qualche giorno fa è la notizia che uno dei leader di AQAP nello Yemen è stato ucciso dalle forze governative , mentre gli attacchi dei droni in Afghanistan e Pakistan continuano. Opinione del columnist del Time è che questi “lampi” di vita da al-Qaeda non cambino la realtà delle cose: il declino della potenza del gruppo.
Zakaria ci ricorda, poi, come il pericolo rappresentato da al-Qaeda andasse ben oltre la semplice violenza.  Al-Qaeda è stata vista per anni come una minaccia mortale per gran parte del mondo civilizzato perché sarebbe potuta diventare il simbolo della protesta dei musulmani di tutto il mondo, sia contro i regimi che li opprimevano che contro un ordine mondiale dominato dall'Occidente. Al Qaeda spaventava perché sembrava cavalcare la frustrazione e il risentimento di milioni di persone nel mondo musulmano.
Zakaria rintraccia però due momenti che hanno impedito l’avvento di una jihad globale. In primo luogo, i governi sono diventati più attenti. I terroristi hanno trovato molto più difficile attaccare obiettivi militari e diplomatici - ambasciate, navi, monumenti nazionali - e hanno cominciato ad attaccare tutto ciò che potevano.Hanno così mirato a caffè e stazioni, uccidendo non più stranieri ma la stessa gente del posto che li sosteneva, perdendo così il loro sostegno, dall'Indonesia alla Giordania all'Arabia Saudita.
Il secondo avvenimento, forse più importante, è rappresentato dalla Primavera Araba. Mentre i governi del mondo arabo sono ora influenzati o addirittura guidati da partiti islamici, Al Qaeda è diventata un movimento ancora più marginale ed estremista. Diventa infatti difficile per al-Qaeda inveire contro il governo egiziano ora che non è più una secolare dittatura militare bensì una democrazia guidata da un membro dei Fratelli Musulmani. 
La lotta ideologica è stata sempre al centro della retorica di al-Qaeda. Oggi, mentre i paesi arabi si aprono e coinvolgono gli islamisti nelle loro vite politiche, questa lotta si sta affievolendo. Questo non significa, ricorda il giornalista, la fine del malcontento, della violenza, o del terrore. Significa solo che gli attacchi non fanno più presagire una  guerra globale
 Zakaria conclude sostenendo come niente di tutto questo possa però realmente cambiare la triste realtà del mondo di oggi dove una manciata di persone, con piccole somme di denaro, può causare morte e distruzione su vasta scala. “Siamo in grado di combattere le cattive idee ma non è possibile arrestare la marcia della tecnologia”.

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