A rischio qualcosa di più importante dell'euro: la democrazia

Umiliazione, perdita di sovranità e recessione: il mix perfetto per l'ascesa dei partiti estremisti in Europa.

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A rischio qualcosa di più importante dell'euro: la democrazia

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Gideon Rachman in Democracy loses in struggle to save euro, rubrica dell'11 settembre sul Ft, analizza la decisione della Banca centrale europea di garantire un acquisto illimitato dei bond sovrani, sostenendo che la mossa di Draghi per tentare di salvare la moneta, ha incrinato qualcosa di più importante: la democrazia. Gli elettori in Germania e Spagna, sostiene infatti il Columnist del FT, dovranno arrendersi sempre più all'idea che le decisioni cruciali sulla politica economica nazionale non verranno  più determinate attraverso scelte elettorali.
La consapevolezza che la BCE - istituto non eletto e che al contrario si vanta della sua indipendenza dai governi - abbia preso una decisione con profonde implicazioni per i contribuenti tedeschi, crea in Germania un senso di impotenza: mentre i precedenti bailout dovevano essere approvati dal Parlamento tedesco ed erano soggette al controllo di costituzionalità della Corte suprema di Karlsrue, la decisione della BCE di accettare acquisti illimitati di bond dei paesi in difficoltà è immune da questi controlli democratici. Nel board della BCE,  il presidente della Bundesbank ha solamente un voto, lo stesso del suo collega sloveno o di Malta. Jens Weidmann è stato il solo ad esprimersi contro la decisione della BCE ed ha attirato il plauso della maggior parte dell'opinione pubblica tedesca quando ha definito illegali le azioni della BCE, il cui conto spetterà ai contribuenti tedeschi. 
Non solo i tedeschi devono temere le conseguenze per la democrazia delle azioni della BCE. Per accedere alla liquidità senza limiti promessa, i governi spagnoli ed italiani devono accettare una supervisione sui loro bilanci da parte di Bruxelles e Francoforte sullo stile del protettorato economico che il FMI impone ai paesi cui elargisce prestiti. Una tale umiliazione e perdita di sovranità nazionale, combinata con una profonda recessione è la formula perfetta per portare gli elettori a scegliere i partiti più estremi, come le recenti elezioni greche hanno insegnato. La crisi dell'eurozona, continua Rachamn nella sua analisi, non fa altro che polarizzare ogni singolo paese su posizioni sempre più nazionaliste: in Italia e Spagna i partiti di tutti gli schieramenti sono ormai uniti in una posizione definibile come nazionale contro le politiche giudicate arroganti ed egoiste della Germania. Ed a Berlino c'è un consensus bipartisan che le politiche di austerità nel sud devono essere il prezzo necessario da pagare per i fondi di salvataggio. 
Inoltre, la scelta di Draghi non mette a riparo da possibili collassi di banche o default sovrani della zona euro. Una tale calamità finanziaria potrebbe condurre ad una nuova depressione, seguita da una radicalizzazione politica ed una minaccia alla democrazia molto più diretta e pericolosa di quella posta dalla BCE.  Troppe variabili complesse dovrebbero coincidere per permettere la riuscita del piano Draghi: dare il tempo necessario ai paesi di intraprendere quelle riforme finalizzate alla crescita. Ed è più probabile che una Germania che sta entrando in recessione ed una Spagna ed una Italia alle prese con una lotta sempre più difficile con l'austerità rendano impossibile l'attuazione con successo di un tale programma. 
Il voto contrario isolato della Germania nella BCE, conclude Rachaman, è già un evento storico: dal 1945, l'idea centrale del progetto europeo era quella di non lasciare più una Germania potente ed isolata al centro d'Europa. Siamo pericolosamente tornati a quel punto.

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