A queste condizioni l'euro non sopravviverà

L'economista Premio nobel americano resta critico sulle scelte intraprese dai leader europei. Solo crescita ed eurobond potrebbero invertire la tendenza

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A queste condizioni l'euro non sopravviverà

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In The euro latest reprieve, rubrica mensile per The Project syndicate, Stiglitz sostiene come le mosse intraprese dai leader europei dal celebre vertice di Bruxelles di fine giugno ad oggi sono servite solo a garantire alcune ore di sopravvivenza all'euro, ma non hanno modificato affatto il destino finale, che, come queste condizioni strutturali, resta per Stiglitz la cessazione dell'esperimento della moneta unica europea. 
I leader europei hanno finalmente compreso, sottolinea l'economista Premio nobel americano, che l'operazione di prestare i soldi alle banche per salvare i titoli sovrani ed, al contempo, aiutare gli stati a salvare le banche non solo non funziona, ma ha anche accelerato la portata della crisi: peggiorando la situazione dei creditori privati, infatti, si gravava inevitabilmente su tassi d'interesse maggiori. E' un problema di leadership molto serio, il fatto che i leader europei abbiano impiegato così tanto tempo per comprendere qualcosa di così ovvio - evidente già con l'analisi della crisi del sud est asiatico degli anni '90) - ma ancora più grave è l'assenza pressoché assoluta dell'aspetto della crescita, che resta l'unica prospettiva per evitare il fallimento della Grecia. La proposta di ricapitalizzare la Banca degli Investimenti Europei, come parte di un pacchetto da 150 miliardi finalizzato alla crescita, non è sufficiente.
La speranza che muove i leader europei nella formulazione dei nuovi accordi è quella che i mercati inizino a premiare l'austerità. Il governo Merkel, tuttavia, non riesce a comprendere che la medicina impartita non funziona ed, anzi, insiste per una somministrazione maggiore e sempre più letale della stessa. I mercati sanno bene che l'austerità pesa negativamente sui tassi di crescita, minando le possibilità per gli stati di pagare il debito, aumentando progressivamente i tassi d'interesse e di conseguenza diminuendo gli investimenti, in un circolo vizioso che Grecia e Spagna conoscono bene. Gli Eurobonds ed un fondo federale di solidarietà sono i strumenti migliori per promuovere la crescita, diminuire i tassi d'interesse ed avere così miliardi di euro da investire in infrastrutture e crescita in un circolo, al contrario, positivo e virtuoso. 
La situazione è ancora peggiore se si analizza la situazione del settore bancario, minato dalla progressiva incapacità dei singoli stati di fornire garanzie adeguate al loro salvataggio. Nel loro entusiasmo per creare un “mercato unico”, i leader europei non hanno riconosciuto che i governi forniscono un sussidio implicito ai loro sistemi bancari, evitabile solo da un sistema di garanzia comune in grado di eliminare sul nascere le distorsioni del mercato derivanti dal differenziale implicito dei sussidi. Il sussidio implicito alle banche significa che le banche tedesche hanno un vantaggio implicito sulle altre: i lavoratori possono lasciare Irlanda e Grecia non per la loro minor produttività del paese, ma perché così possono sfuggire al fardello del debito prodotto dai loro genitori. Il mandato della BCE serve ad assicurare la stabilità dei prezzi, ma l'inflazione è l'ultimo dei problemi macro economici che interessa oggi l'Europa. La Germania è preoccupata che senza una supervisione stringente su banche e budget degli altri paesi, sarà costretta a pagare per tutti, tralasciando di considerare però il punto chiave: Spagna ed Irlanda avevano un surplus di bilancio prima della crisi. Ed è stata la recessione a produrre la mole di debiti attuali e non viceversa. L'approccio temporeggiatore dell'Europa non può funzionare in modo indefinito: la sopravvivenza dell'euro, conclude Stiglitz, sarà possibile solo con diverse politiche di regolamentazione, migliori istituzioni sovranazionali preposte al controllo e soprattutto un riorientamento degli obiettivi: dalla stabilità dei prezzi e dei bilanci a crescita e mutualizzazione dei  debiti.

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