Una risposta al professor Giovanni Rezza

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Una risposta al professor Giovanni Rezza

 

di Alessandro Mariani

Scusandomi per il ritardo ringrazio il professor Giovanni Rezza per la risposta alla mia lettera aperta. Un grazie per il tono civile e costruttivo che, come egli stesso riconosce, in tante pregresse discussioni purtroppo è mancato. Oltre alla capacità di sintesi non si può non apprezzare, il suo porsi su un piano specularmente opposto rispetto a quello dell’infausta alleanza, determinatasi allora, tra le cd. virostar (coloro che un giorno sì e l’altro pure ci informavano riguardo ai probabili sviluppi di un virus che puntualmente li avrebbe smentiti) e la fitta schiera di opinionisti (razionalizzatori ex-post) che ancora oggi (hanno solo cambiato il riferimento) dai  vari rotocalchi stampa e tv, tutto prevedono e tutto capiscono tranne ciò che realmente accade.

            Basterà ricordare che al tempo, per molti esponenti delle sopraccitate categorie, l’insulto costituì una formula magica e rituale, una sorta di obvagulatio , da ripetersi all’infinito fino a far cedere i malcapitati per sfiancamento. A seguito un breve elenco di citazioni riguardante ciò che allora affermavano gli opinionisti:

“Escludiamo chi non si vaccina dalla vita civile” (Stefano Feltri, giornalista);

“Penso che lo Stato prima o poi dovrà prendere per il collo alcune persone per farle vaccinare” (L. Annunziata, giornalista e conduttrice televisiva);

“I rider devono sputare nel loro cibo” (David Parenzo, giornalista);

“Serve Bava Beccaris, vanno sfamati col piombo” (Giuliano Cazzola, pubblicista ed ex deputato)

 

            Se poi si passa a quanti avrebbero  dovuto osservare il contegno dell’uomo di scienza la situazione si fa ancor più grave ma nient’affatto seria. Qui, a dirla tutta, gli sciamani i muscoli se li erano già scaldati. Già tempo prima il più loquace aveva scritto un libro “La congiura  dei somari” (R. Burioni 2017). Congiura, appunto, viene da chiedersi a qual pro, qual è la fiamma che ardeva nel cuore dei congiurati? E dopo i complottisti sarebbero stati quelli come il sottoscritto?

 E che dire poi dei somari!? Nell’accezione corrente il termine va riferito (vd. Treccani) a chi non impara nulla dalle passate esperienze. E allora chi è più somaro di chi persistendo nell’errore consegue il risultato opposto rispetto a quello perseguito e sperato, sbandierato ai quattro venti!? Si voleva la più ampia diffusione della cultura vaccinale e la gente (che prima era disposta persino a pagare) non si vaccina più neppure per l’influenza. E la colpa chiaramente è degli atei terrapiattisti. Ah! L’autocritica del tempo che fu!

La scienza non è democratica ha detto costui. Mai affermazione fu tanto malposta, quanto rilanciata da media compiacenti! La scienza, se tal vuol essere, è intrinsecamente, ontologicamente democratica, altrimenti non è più scienza ma religione. Come ebbe a dire un certo Feynman[1] la scienza è “lo scetticismo organizzato verso il ruolo degli esperti”.

A mio avviso è del tutto fuorviante pensare ad un complotto o ad un piano pre-ordinato ma, caro professore, attingendo al vostro linguaggio, converrà che con me che a quel tempo la diffusione del virus abbia comportato a livello sociale ed economico la progressiva concomitante prolificazione di una serie di organismi opportunisti.

Se non si può parlare di una cabina di regia è innegabile che  sulla pandemia si siano riversate le attenzioni e  le azioni di rilevanti centri di interesse, soggetti distinti ma che in perfetta sinergia hanno trovato un tacito accordo volto alla conservazione dello stato di emergenza. Ne è scaturita una sorta di economia circolare, dove tutto aveva una sua logica e non si sprecava niente.

Non si può non vedere come dopo una breve fase di assestamento e riposizionamento c’è chi in questo marasma si è trovato a suo agio, sguazzandovi come un pesce nell’acqua. Tutti costoro in corso d’opera, con dedizione degna di miglior causa  e senza piani pre-ordinati, hanno contribuito (“protagonisti i fatti più  che gli uomini determinati” diceva  Gramsci) al fatto che veri e propri assiomi venissero pacificamente accettati come inevitabili, non solo in assenza di dibattito e considerazioni alternative ma anche quando gli stessi erano palesemente sconfessati dalla realtà.

Il principale di questi era che sull’altare della salute si stesse sacrificando l’economia. Può invece ragionevolmente sostenersi il contrario e gli indicatori del PIL, già di per se fuorvianti, lo sono stati in questo caso più che mai; la vicenda pandemica ha rappresentato semmai il vero salto di specie. Ovvero il passaggio da una progressione aritmetica ad una geometrica nella naturale tendenza dell’economia ad infischiarsene bellamente della salute.

Se sottesa ad alcuni provvedimenti non appariva alcuna logica sanitaria, al contrario era sempre più evidente l’avanzare di una stringente logica economica cadenzata e adattata al ritmo naturale e climatico del virus, fatta di stop and go e saldi di stagione, come qualsiasi altra cosa che si potesse pianificare e prevedere.

 La grande distribuzione, l’industria agro-alimentare (le esportazioni di pasta sono aumentate del 40 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente), tutta un’economia cresciuta e strutturatasi sul  Covid, fatta di dispositivi di protezione, diverse tipologie di tamponi, mascherine trendy, friendly, fashion, sexi, di tutte le fogge e colori nonché trasparenti, liquidi e gel igienizzanti, saturimetri, termometri laser e termoscanner che non hanno mai funzionato, sistemi di riconoscimento facciale, e integratori coadiuvanti il sistema immunitario. Un elenco che puntualmente si arricchiva delle trovate commerciali più assurde presentate con pubblicità demenziali fino al punto che sono arrivati i lavanaso…

Le maschere si vendono a carnevale” recita un proverbio delle mie parti e allora, se già prima  c’era chi pensava e sperava che la cellulite  e il grasso addominale si potessero contrastare con una crema, cosa poteva esserci di meglio della nevrosi e delle psicosi diffuse ed amplificate a mezzo stampa/rete e tv? ! Se c’era persino gente che stava in casa o in auto da solo con la mascherina vuoi che non ci fosse qualcuno disposto a credere che una lampadina miracolosa o un filtro particolare nell’abitacolo o potessero sterminare  virus e batteri? E dopo i banchi a rotelle c’è stato  chi ha pensato di risolvere il problema del contagio nelle scuole che cadevano e cadono a pezzi grazie a costosi, quanto inutili, sistemi di areazione.

Quando viene a mancare il filtro critico, non occorrono tecniche particolarmente raffinate affinché un prodotto possa diventare fondamentale. Il lavoro non manca per un esercito di pubblicitari quando  tutte le campagne precedenti devono essere riformulate. Sono soprattutto costoro che dall’inizio della pandemia cercano di sfruttare ogni appiglio che consenta di incrementare o perseguire le nuove prospettive di  guadagno. Così quando negli hub vaccinali verrà il turno dei bambini, la Gardaland s.r.l. si prodigherà per “sdrammatizzare” ambienti e situazioni allestendo coreografie confacenti all’età dei piccoli vaccinandi. E quando sarà il momento del canonico quarto d’ora d’attesa dopo la puntura, i pargoli verranno fatti spostare in appositi spazi dove su monitor e schermi scorreranno immagini promozioni e tariffe del più conosciuto e redditizio divertimentificio italiano. Ma tutto ciò rappresenta solo la punta dell’iceberg di tutto questo carnevale.

Cosa dire allora del mondo dell’e-commerce, del boom degli acquisti on line, delle multinazionali che forniscono il cibo a domicilio persistendo e perfezionando la pratica di una catena di sfruttamento totale (cliente, rider, ristoratore alla fame)? E cosa ancora degli enormi profitti delle compagnie telefoniche, delle prospettive aperte in ordine a brevetti e produzione di software in tema di smart working, e della stretta correlazione di quest’ultimo con le tematiche relative all’inquinamento ambientale e al riscaldamento climatico, alla riconversione del sistema dei trasporti e al superamento delle fonti energetiche derivate da combustibili fossili?

            Poi ci sono state le assicurazioni che hanno proposto polizze anti Covid mentre nel frattempo lucravano sulla rilevante riduzione del risarcimento dei danni automobilistici (conseguente alla limitazione della libertà di movimento dei cittadini), infortuni e quant’altro mantenendo inalterati i premi assicurativi. Senza dimenticare tutto ciò che prosperava intorno ai social, alle piattaforme tecnologiche che promettevano di sostituire la carne viva delle persone con la fisicità virtuale, la vita vera con quella immaginaria, nell’attesa messianica del metaverso quando, come recitava uno spot pubblicitario, un chirurgo si sarebbe potuto  esercitare su pazienti virtuali e gli studenti avrebbero  ascoltare il discorso di Marco Antonio.

L’emergenza successiva ci si aspettava che sarebbe stata quella ecologica, e qui i soggetti economici che avevano puntato sulla riconversione, avrebbero potuto reclamare gli interessi di quel che momentaneamente era passato in secondo piano per superiore calamità sopravvenuta. La coscienza sociale ormai narcotizzata non avrebbe opposto azione frenanti e sulla scorta dell’emergenza precedente le privazioni future sarebbero state giustificate in nome della nuova socialità, ancora una volta con buona pace di ogni logica che non fosse stata quella del profitto. Ma poi…poi è successo qualcosa.

Oggi al di là dell’Atlantico c’è un tale che, dopo aver seminato guerre in mezzo mondo, pretende che gli venga riconosciuto il Nobel per la pace. Il presidente della federazione russa Putin non potrebbe certo avanzare analoga pretesa, ma come si disse al tempo, con dosi di sarcasmo e cinismo in egual misura, avrebbe ben potuto avanzare la sua candidatura al Nobel della medicina visto che con l’invasione dell’Ucraina, la pandemia è finita nel giro di 48 ore .

Con la cd. operazione militare speciale (con tutta evidenza anche da quelle parti è difficile chiamare le cose con il loro nome) si riverseranno nei paesi europei milioni di profughi ucraini non vaccinati e che non hanno alcuna intenzione di farlo, pressati come erano da ben altri problemi. Di lì a poco tutto ciò contribuirà in maniera determinante al progressivo attenuarsi fino alla definitiva eclissi dell’allarme pandemico.

Riguardo i sopraccitati organismi opportunisti una menzione particolare va sicuramente riferita a quel mondo da sempre, alquanto grossolanamente, definito No-Vax. Caro professore la sorprenderò, ma ritengo in tutta onestà che se c’è una categoria cui vada riferito l’epiteto di organismo opportunista bisogna pescare all’interno di questo mondo, che riflette una ben più composita realtà rispetto a quella grossolanamente descritta ora come allora dalla propaganda mainstream.

Come non ricordare ad esempio la tentata avventura politica di alcuni soggetti e il loro successivo riposizionarsi dopo la mancata corresponsione delle loro aspettative? E come invece non fare esplicito riferimento ad un partito passato dal 4 al 30% grazie al determinante apporto del mondo No-Vax a malapena ripagato con il reintegro anticipato dei sospesi?

Del resto tutto si tiene. Come lei stesso ricorda (la ringrazio per avermelo segnalato) ancor prima che scoppiasse la pandemia, dopo l’introduzione dei 10 vaccini obbligatori in Italia la Francia ne introdusse addirittura 11. I nostri cugini d’oltralpe fanno sempre così; su certe cose ci vanno cauti, mandano avanti gli altri. Confortato dai precedenti italiani il loro piccolo Napoleone all’epoca lo disse chiaramente: bisognava “emmerder les non-vaccinees” per poi però specificare che lo aveva detto in maniera affettuosa, anche perché all’epoca i gilet gialli andavano per la maggiore e da quelle parti le rivoluzioni si fanno sul serio.

E comunque Emmanuel Macron nell’accingersi a seguire l’Italia sulla via delle restrizioni fu il primo leader di un grande paese europeo a pronunciare la fatidica frase: “siamo in guerra”. Ed è chiaro che, come dicono loro, “à la guerre comme  à la guerre!”          Ribadisco di non credere affatto ad alcun piano pre-ordinato (Davos, Big Pharma ecc.) ma reinterpretando a mio modo un’icastica espressione dello storico Angelo D’Orsi (che, a onor del vero e per quel che ricordo, allora la pensava diversamente dal sottoscritto riguardo alla necessità delle restrizioni pandemiche) relativa alla drammatica situazione odierna determinatasi a livello internazionale, l’operazione di allora fu davvero il primo passo per trasformare la convivenza di una nazione in scontro interno. Per far credere ad un popolo, opportunamente indottrinato, che c’era un nemico “interno” e, ricorrendo ad ogni strumento di propaganda, all’asservimento dei media, combinato con dispositivi di prevenzione esasperata, prepararlo affinchè potesse credere oggi/obbedire domani e combattere dopodomani.

Ciò detto, senza nulla togliere al fatto che soprattutto nel periodo invernale sia buona norma, per quanto è possibile, rifuggire dai luoghi affollati.

[1] Richard Feynman premio Nobel per la fisica nel 1965

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L’INFERNO DEL GENOCIDIO A GAZA

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"Questo genocidio non si è limitato a distruggere la mia vita o tutto ciò che possedevo: è andato ben oltre. Mi ha distrutto dall’interno.
Ha spazzato via la pace dal mio cuore, ha frantumato la stabilità della mia mente e mi ha contagiato con una strana sindrome dell’anima. "

Potrebbero benissimo essere parole di un sopravvissuto alla Shoah… 
In realtà sono parole di Wasim Said, sopravvissuto al genocidio a Gaza autore di questa testimonianza esclusiva:

https://www.ladedizioni.it/prodotto/linferno-del-genocidio-a-gaza/

Alessandro Mariani

Alessandro Mariani

Laurea magistrale in Scienza politiche e a seguire in Giurisprudenza. In  buen retiro dopo 40 anni di Guardia di Finanza. Con attività avventurose cerco di contrastare il fattore tempo e mantenere un livello stabile di endorfine che mi consenta di coltivare a tempo perso velleità saggistiche e letterarie. A tempo pieno gestisco l'eredità di una prole ormai oltre frontiera di cui alla foto.

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