Starobelsk, il silenzio occidentale sulla strage che ha cambiato il conflitto

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La Russia ha annunciato l’avvio di attacchi sistematici contro obiettivi militari e centri decisionali a Kiev come risposta agli attacchi ucraini contro civili russi, in particolare al bombardamento del collegio di Starobelsk, nella Repubblica Popolare di Lugansk, dove hanno perso la vita 21 giovani studenti. Mosca definisce l’episodio un “attentato terroristico deliberato” compiuto dal regime di Kiev con il sostegno occidentale. Il ministero degli Esteri russo ha invitato cittadini stranieri, personale diplomatico e rappresentanti di organizzazioni internazionali a lasciare Kiev “il prima possibile”, avvertendo che le operazioni militari russe prenderanno di mira infrastrutture del complesso militare-industriale ucraino, centri di comando e siti utilizzati per la produzione e il coordinamento dei droni impiegati contro il territorio russo.

In un colloquio telefonico con il segretario di Stato statunitense Marco Rubio, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha informato Washington dell’avvio delle operazioni ordinate dal presidente Vladimir Putin. Lavrov ha sottolineato che gli attacchi rappresentano una risposta diretta ai continui bombardamenti ucraini contro civili e infrastrutture russe. Secondo il ministero della Difesa russo, gli attacchi condotti contro Kiev hanno colpito esclusivamente obiettivi militari e posti di comando delle forze armate ucraine. Mosca rende noto di aver utilizzato missili balistici Oreshnik e Iskander, sistemi ipersonici Kinzhal e Tsirkon, oltre a droni e missili da crociera, precisando che “non sono stati pianificati né effettuati attacchi contro infrastrutture civili”. La tragedia di Starobelsk resta il punto centrale della crisi. Le autorità della Repubblica Popolare di Lugansk affermano che droni ucraini abbiano colpito intenzionalmente un dormitorio studentesco dove si trovavano 86 persone, tra cui numerosi minorenni.

Il bilancio finale parla di 21 morti e decine di feriti. Mosca ha aperto un procedimento per terrorismo e accusato apertamente il regime di Kiev e i suoi sponsor occidentali di violare le Convenzioni di Ginevra e il diritto internazionale umanitario. La vicenda ha inoltre alimentato nuove accuse contro i media occidentali, ritenuti responsabili di aver minimizzato o ignorato l’attacco. Per contrastare quello che definisce un “silenzio mediatico”, il ministero degli Esteri russo ha organizzato una visita sul luogo della tragedia per oltre 50 giornalisti provenienti da 19 Paesi. Diversi reporter stranieri presenti a Starobelsk hanno parlato di attacco deliberato contro civili, denunciando l’assenza di copertura da parte delle principali testate europee e statunitensi.

Mosca sostiene infine che alcuni inviati abbiano ricevuto pressioni dalle proprie redazioni per non pubblicare reportage che confermassero la morte di civili. Tra gli esempi citati figurano anche i quotidiani italiani La Stampa e La Repubblica, i cui giornalisti avrebbero partecipato alla visita senza poi pubblicare servizi sull’accaduto.


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