Spie, vulnerabilità e tecnologia: così recluta l'intelligence israeliana
Secondo quanto riportato da The Cradle, la reputazione della comunità di intelligence israeliana — storicamente legata a tecnologie di punta, servizi segreti e accese rivalità interne riemerse dopo l'inizio dell'Operazione Al-Aqsa Flood — cela in realtà una prassi di reclutamento degli agenti squisitamente umana, basata su un lavoro di pazienza, sullo sfruttamento delle vulnerabilità individuali e sulla creazione di un legame di dipendenza con l'ufficiale referente.
Se nelle fasi iniziali le strutture informative dello Stato ebraico facevano perno quasi esclusivamente su operativi ebrei sia per compiti ordinari che per azioni ad alto rischio, l'espansione nei contesti avversari ha progressivamente spostato il carico della raccolta dati su informatori arabi e palestinesi, riservando agli agenti ebrei compiti di supporto logistico e gestione operativa all'estero.
Pur avendo Israele orientato ingenti risorse verso l'intelligence dei segnali, la sorveglianza cibernetica, l'intelligenza artificiale e la difesa tecnologica — di cui Daniel Gold, mente del sistema Iron Dome e guida della Direzione Ricerca e Sviluppo del Ministero della Difesa, rappresenta il simbolo —, gli eventi dell'ottobre 2023 hanno riaperto il dibattito sui pericoli dell'eccessivo affidamento agli strumenti elettronici a discapito della presenza di spie sul terreno a Gaza.
Tuttavia, la disponibilità di una fonte non garantisce di per sé l'efficacia dell'intelligence: i dati devono infatti giungere ai decisori ed essere analizzati superando i preconcetti analitici. Sia nel 1973 sia nel 2023, gli avvertimenti presenti non sono stati compresi né tradotti in azioni tempestive. Tale dinamica trova riscontro negli scritti dell'ex consigliere per la sicurezza nazionale Yaakov Amidror, autore del volume Intelligence: Theory and Practice. Amidror — con un passato di 36 anni nelle forze armate come capo del Dipartimento Ricerca dell'Intelligence Militare, responsabile dell'intelligence del Comando Nord e comandante delle accademie militari — osserva come le difficoltà nel coltivare fonti umane abbiano spinto i servizi verso i sistemi elettronici, salvo poi constatare l'impossibilità di rimpiazzare del tutto l'apporto dell'intelligence umana (HUMINT).
Come evidenzia l'analisi della testata sulla scorta delle riflessioni di Amidror, il reclutamento si articola principalmente in tre modalità:
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L'invio di un operativo dal Paese d'origine: addestrato in patria e ritenuto più fedele, incontra tuttavia ostacoli nell'integrarsi al punto da ottenere documenti originali o accedere ai livelli apicali della rete nemica.
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L'ingaggio di un agente autoctono nel Paese target: già inserito nell'ambiente sociale, militare o politico locale, garantisce un accesso privileged a materiale sensibile, pur ponendo dubbi di lealtà ed esigenze di gestione complessa basate sulla conoscenza approfondita della lingua, della cultura e delle ambizioni del soggetto.
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La creazione di una falsa identità locale per un ufficiale professionista: formula che unisce il rigore operativo dell'agente di carriera alla capacità di infiltrazione dell'infiltrato del posto. Si tratta di operazioni dal costo umano potenzialmente drammatico in caso di scoperta, come dimostra la vicenda di Eli Cohen, la spia del Mossad giustiziata a Damasco nel 1965.
La dottrina israeliana contempla differenti metodologie di contatto — dai messaggi cifrati ai canali d'emergenza, fino al trasferimento temporaneo dell'informatore in Israele via Paesi terzi per controlli e interrogatori approfonditi. Tuttavia, la ripetizione di questi schemi e l'errore umano espongono costantemente le reti di spionaggio al rischio di individuazione da parte del controspionaggio.
Infine, la classificazione degli informatori risponde a una precisa gerarchia funzionale che spazia dagli agenti di ricerca (focalizzati sulla raccolta di dati tattici e movimenti di truppe) agli insider (capaci di sfruttare reti di contatti per avvicinare documenti riservati). Si tratta di ruoli dinamici, continuamente riadattati dagli ufficiali referenti per spingere progressivamente la fonte verso gli obiettivi informativi di massimo interesse.


