Rossobruni (di Vincenzo Costa)

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Rossobruni (di Vincenzo Costa)

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di Vincenzo Costa*
 
“Rossobruno” è l’appellativo con cui si cerca di squalificare qualcuno, sulle prime. Ma in realtà io credo che il suo uso abbia di mira qualcosa di più fondamentale: troncare sul nascere una possibilità, classificandola come qualcosa di ignobile e dividendo le persone che potrebbero riconoscersi in essa. Quale possibilità? Quella secondo cui giustizia sociale e tradizione non solo non si escludono ma viaggiano insieme.
 
È la possibilità che nasca una cultura e un progetto politico di questa natura a fare paura. Va bene persino Vannacci, ma non i rossobruni. Del resto, l'uso del termini "Rossobruni" mira a dividere le persone. Serve a ricondurre a vecchie distinzioni. Serve a ricondurre all’ovile: alcuni alla Meloni o a Vannacci e altri al PD o a AVS.
 
I rossobruni non esistono, dunque, e tuttavia esistono persone che hanno un progetto politico-culturale che mira a tenere insieme giustizia sociale e tradizione.
 
A fare paura è proprio che questi due termini vengano a saldarsi. È questo che il sistema non può tollerare, perché farebbe saltare l’alternanza senza alternativa, mostrerebbe la complicità di Destra e Sinistra, il loro essere una funzione di stabilizzazione e ciò che impedisce al paese di cambiare.
Se solo per un attimo dovessimo dire che cosa è quel movimento, complesso, litigioso, informe, ma che esprime un’esigenza e che si esprime nel rifiuto di scegliere tra questa destra e questa sinistra in quanto mere versioni del neoliberalismo, potremmo forse indicare alcune caratteristiche:
 
1) I rossobruni sono coloro che tengono insieme giustizia sociale e tradizione.
 
2) I rossobruni considerano importante la giustizia sociale perché la sua mancanza distrugge il legame sociale, tra le persone.
 
3) I rossobruni credono che la persona sia una struttura relazionale, che esiste in una rete di relazioni, e non un atomo irrelato e un mero insieme di pulsioni e di ricerca del piacere e di tentativi di evitare il dispiacere, come pensava quell’asino di Mill (citazione di Nietzsche)
 
4) I rossobruni possono rifarsi a una tradizione radicata nel nostro paese, in primo luogo Luigi Sturzo e Antonio Gramsci, che in maniera diversa cercavano di pensare a una politica che tenesse insieme giustizia sociale e tradizione. Questa tradizione è amplissima, cioè tutti coloro che hanno cercato di tenere insieme i due principi.
 
5) I rossobruni mantengono come principio non negoziabile la sovranità popolare, che non può esercitarsi senza sovranità sulla propria nazione. A qualche asino che ha recentemente ragliato ricordano che la UE è stata costruita per spostare la sede delle decisioni in organismi sottratti al controllo popolare modello von Hayek). C’è un nesso tra giustizia sociale, tradizione e sovranità popolare, perché la sottrazione di sovranità è stato il modo in cui sono stati dissolte le conquiste in termini di diritti sociali e di giustizia sociale, così come per abolire d’ufficio e dall’alto le tradizioni storiche, nazionali, per omogeneizzare e abolire le differenze, che sono la ricchezza dell’Europa.
 
6) I rossobruni considerano la pace il valore supremo, perché con la pace tutto si può aggiustare, ma senza pace e con una guerra devastante tutto e' perduto e niente è rimediabile.
 
7) I rossobruni considerano Trump il peggio che possa accadere al nostro mondo, perché esprime un disprezzo assoluto per giustizia sociale e tradizione
Ecco, potremmo dire così, potremmo dire che questo sono i rossobruni. Ma non lo diremo, perché assumere il nome che il regime ti dà significa accettare che il regime è il padrone del linguaggio.
 
Non siamo rossobruni, perché non siamo un misto di bruni e di rossi: siamo uomini e donne che vogliono lasciare ai propri figli un mondo più giusto, che vogliono trasmettere loro i valori buoni che hanno ricevuto dalle generazioni passate, certo in un contesto nuovo e lasciandone da parte molti altri, perché tradizione è un atto della libertà (Gadamer, per gli asini), di accettazione e rifiuto, di trasformazione e ripresa, di innesto e iterazione in nuovi contesti.
 
Ma c’è una ragione per cui l’attacco ai “rossobruni” monta e monterà sempre più: i rossobruni impediscono che le pecorelle tornino all’ovile, al PD e ad AVS e altre simili formazioni, oppure che si allontanino dalla Meloni.
 
C’è un’area che non vota per i due falsi opposti, e che non vota per i due blocchi per ragioni politiche, non per apatia: esprime una coscienza politica. Non vota per loro perché non vuole legittimare un sistema che è un regime, e basta ascoltare il TG per capirlo. C’è un’area di dissidenza, nel senso in cui la concepisce Patocka. E senza quest’area e sin quando questi non votano le schifezze piddine e di AVS questi non possono tornare a fare i loro comodi. Di qui i tentativi di gettare fango, di dire che chi non si schiera con il PD e cespugli è con la destra, contro la democrazia.
 
Serve ad impedire che diventino temi politici giustizia sociale e tradizione, nella loro indissolubile unità.
 
*Post Facebook del 26 gennaio 2026

Vincenzo Costa

Vincenzo Costa

Vincenzo Costa è professore ordinario alla Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, dove insegna Fenomenologia (triennale) e Fenomenologia dell’esperienza (biennio magistrale). Ha scritto molti saggi in italiano, inglese, tedesco, francese e spagnolo, apparsi in numerose riviste e libri collettanei. Ha pubblicato 20 volumi, editato e co-editato molte traduzioni e volumi collettivi. Il suo ultimo lavoro è Psicologia fenomenologica (Els, Brescia 2018).

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