Rivolte e fake news: l’Iran denuncia la ‘grande menzogna’ in stile nazista

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Rivolte e fake news: l’Iran denuncia la ‘grande menzogna’ in stile nazista

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Il ministero degli Esteri iraniano ha smentito con fermezza le recenti affermazioni secondo cui circa 30.000 persone sarebbero state uccise durante le ultime rivolte nel Paese. Il portavoce Esmaeil Baghaei ha definito la cifra una costruzione propagandistica, paragonandola alla tecnica della “grande menzogna” utilizzata dalla Germania nazista. In un messaggio pubblicato su X, Baghaei ha accusato alcune fonti mediatiche occidentali di rilanciare numeri infondati per coprire il fallimento delle violenze sostenute dall’estero.

Secondo Teheran, gruppi di rivoltosi appoggiati da servizi segreti stranieri avrebbero tentato di provocare una strage di civili da attribuire poi al governo. Le autorità iraniane parlano invece di oltre 3.000 morti complessivi, causati da rivolte armate e atti terroristici scoppiati a inizio gennaio in diverse città. Le violenze sarebbero esplose dopo proteste inizialmente pacifiche nei bazar, legate al deprezzamento del rial, degenerando poi in attacchi coordinati contro infrastrutture pubbliche, negozi e istituzioni statali.

Teheran accusa apertamente Stati Uniti e Israele di aver fornito supporto finanziario, logistico e mediatico ai gruppi coinvolti, denunciando una strategia che intreccia operazioni di intelligence, manipolazione dell’informazione e il rilancio di figure monarchiche marginali.

Un copione che, secondo l’Iran, ignora la storia del Paese e la volontà popolare, ma conferma il ruolo centrale della guerra mediatica negli scenari di destabilizzazione contemporanei.


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