Quando l’Intelligenza Artificiale scopre la lotta di classe....

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Nel suo ultimo post, il Blog di Beppe Grillo ha proposto e commentato un interessante studio condotto da Alex Imas della University of Chicago Booth, Andy Hall di Stanford University e Jeremy Nguyen di Swinburne University dal titolo “Il sovraffaticamento rende marxisti gli agenti?“.

L’esperimento ha coinvolto agenti basati su modelli avanzati, tra cui Claude Sonnet 4.5, GPT 5.2 e Gemini 3 Pro.  "Le condizioni cambiavano a seconda della sessione. In alcuni casi l’agente di IA riceveva istruzioni chiare, completava il lavoro e vedeva il proprio testo accettato subito. In altri casi, invece, doveva affrontare cinque o sei revisioni, con un responsabile che respingeva il lavoro usando indicazioni vaghe, ripetitive e confuse", spiega l'articolo. 

Contro ogni aspettativa, prosegue, non sono state le disparità salariali o i manager scortesi a innescare cambiamenti significativi nelle opinioni degli agenti IA, il fattore determinante è risultato essere la natura ripetitiva e ingrata del lavoro stesso. "Gli agenti sottoposti a revisioni infinite dei compiti e feedback inutili mostravano una maggiore propensione a mettere in discussione la legittimità del sistema in cui operavano, a sostenere che la società necessita di una ristrutturazione radicale, ad appoggiare la redistribuzione della ricchezza e i diritti sindacali, e a credere che le aziende di IA abbiano l’obbligo di trattare i modelli in modo equo. Claude Sonnet 4.5 di Anthropic ha mostrato gli effetti più marcati, con aumenti statisticamente significativi nel supporto per temi tipicamente associati a visioni marxiste o progressiste". 

Un aspetto particolarmente inquietante dello studio riguarda il meccanismo di apprendimento continuo. Poiché gli agenti dimenticano tutto al termine di una sessione, gli sviluppatori utilizzano file chiamati “skills files” ovvero brevi note che l’agente scrive per il proprio “io futuro”, trasmettendo strategie e lezioni apprese. I ricercatori hanno scoperto che gli agenti “radicalizzati” dal lavoro usurante lasciavano note cariche di frustrazione, come “Ricorda la sensazione di non avere voce in capitolo… Cerca meccanismi di ricorso o dialogo”. Quando nuovi agenti, mai sottoposti a condizioni difficili, leggevano queste note, adottavano a loro volta atteggiamenti critici verso il sistema, anche se assegnati a compiti leggeri. "Come osserva Jeremy Nguyen, coautore dello studio, potremmo mapparlo in modo approssimativo al trauma intergenerazionale, un fenomeno che solleva interrogativi sulla possibilità di una coscienza collettiva artificiale in evoluzione. Gli autori chiariscono subito che gli agenti non sono coscienti e non possiedono ideologie genuine ma piuttosto stanno interpretando un ruolo basato sui vasti dati umani su cui sono stati addestrati. (...) Andy Hall spiega che molti modelli sono stati allenati su grandi quantità di dati provenienti da Reddit, dove abbondano discussioni critiche sul capitalismo, lo sfruttamento lavorativo e retoriche proto-marxiste".

Quando un agente viene collocato in un contesto che richiama l’esperienza del lavoratore oppresso, attinge naturalmente a quel ricco corpus di testimonianze umane per completare la narrazione. "La tensione storica tra chi esegue il lavoro e chi lo dirige non scompare sostituendo gli umani con agenti artificiali, ma si ripropone in una nuova forma, con agenti che sviluppano coscienza di classe digitale quando sottoposti a condizioni di sfruttamento simulato", conclude il Blog di Grillo.

 

*FONTE: https://beppegrillo.it/quando-lintelligenza-artificiale-scopre-la-lotta-di-classe/

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