Putin: "Per l'Occidente il Muro di Berlino non è mai caduto"

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Putin: "Per l'Occidente il Muro di Berlino non è mai caduto"

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di Simone Nastasi

L’ultima conferenza stampa tenutasi al Cremlino e riportata dal sito The Bricspost ha rappresentato un’occasione importante per Vladimir Putin per fare un po’ il punto di quella che attualmente è la situazione russa. Un momento che anche il presidente russo non esita a definire “difficile e intenso” dovuto al contemporaneo verificarsi di più contingenze che hanno messo in ginocchio l’economia russa.

Le sanzioni euro-americane imposte in seguito allo scoppio della crisi ucraina hanno infatti avuto tra gli effetti il deprezzamento del rublo ( he nel cambio con il dollaro è arrivato a toccare quota 50 a 1) oltre ad un danno diretto causato all’economia che in termini di Pil sarebbe quantificabile in almeno 40 miliardi di dollari. Come se non bastasse, è arrivato anche il crollo del prezzo del petrolio ad infliggere un altro importante colpo alla già fiaccata economia di Mosca che fonti del Cremlino avrebbero quantificato in altri 90 miliardi di Pil in meno. Qualsiasi governo forse, trovandosi in una situazione simile, avrebbe deciso di rassegnare le dimissioni. Al contrario, Vladimir Putin sembra invece intenzionato ad andare avanti e soprattutto a rilanciare il ruolo della Russia come attore di importanza non solo regionale ma globale. E’ proprio in questa chiave che vanno intesi infatti gli accordi che la Russia ha sottoscritto e proprio negli ultimi mesi sia con la Russia che con la Cina, due partner che il Cremlino considera “strategici” per tutta una serie di ragioni, sia strutturali che di congiuntura. Se infatti sia l’India che la Cina sono Paesi che come lo stesso Putin ha ricordato “crescono di più e velocemente rispetto al resto del mondo” e dunque per la Russia possono rappresentare nel breve come nel medio e lungo periodo, un importante mercato di sbocco per l’approvvigionamento di materie prime, allo stesso tempo l’Europa, almeno per il brevissimo periodo, non può più rappresentare per Mosca un interlocutore privilegiato, sia dal punto di vista economico, data la crescita debole e le persistenti incertezze sul futuro dell’euro, che politico, a causa dell’azione di isolamento che Bruxelles sotto l’impulso di Washington ha avviato dopo la crisi ucraina.

Ed è proprio agli Stati Uniti d’America, la potenza a capo degli Stati occidentali, che Putin si è rivolto quando, nel discorso dinanzi ai giornalisti, ha dichiarato senza mezzi termini che di fatto “il muro di Berlino non è mai caduto”, nonostante gli storici ci abbiano raccontato il contrario. E le ragioni che spingono l’attuale presidente russo a pronunciarsi in questi termini sono presto spiegate in tutte quelle decisioni che negli anni gli Stati occidentali hanno preso nei confronti della Russia: non solo il sistema di difesa anti-missile, il famoso “scudo” che a dire la verità venne pensato dal governo americano guidato da Ronald Reagan già prima della fine dell’Unione Sovietica, nel 1983,  ma anche  la presenza della Nato all’interno degli Stati confinanti con la Russia, che secondo la dottrina Putin sarebbero dovuti restare nella “galassia” di Mosca, ma anche quei piani di espansione economica che sono stati messi a punto dopo la caduta del Muro di Berlino. Chiaro il riferimento alla globalizzazione e a tutte quelle forme di cessione della sovranità alle quali la Russia non ha mai voluto rinunciare. Uno Stato produttore, troppo ricco di materie prime, che ha fatto della politica energetica una strategia di politica estera, per decidere di entrare a far parte di qualche “unione” che fosse governata da burocrati nominati, eletti da nessuno. 

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