Palestina, Venezuela e oltre
di Patrizia Cecconi
L’informazione mainstream, medaglia d’oro alla fedeltà verso il Potere, ha ormai più o meno eliminato le già asfittiche notizie sui continui orrendi crimini israeliani, tentando di spegnere la risposta dell’opinione pubblica al genocidio in atto in Palestina e, insieme, la consapevolezza che le devastanti ingerenze del Mossad e le costanti aggressioni contro Stati sovrani fanno dello Stato ebraico un’entità terrorista capace di sterminare vite e calpestare il diritto internazionale senza alcun impedimento, esattamente come il suo socio statunitense, divenendo un pericolo assoluto per l’intero mondo.
Dove il terrorismo sionista non arriva nella forma più diretta e cruenta , arriva comunque l’operato della sua intelligence (termine elegante per definire le spie prezzolate che infestano l’intero pianeta). Un bell’esempio di questo operato, amplificato dall’esercito mediatico a servizio di Israele, lo abbiamo avuto durante le feste natalizie, quando la tanto clamorosa quanto scandalosa operazione di polizia a comando dell’entità sionista ha messo in atto la macchina del fango per dividere e indebolire quell’opinione pubblica che stava prendendo coscienza e parola contro il macellaio di Tel Aviv, il bullo statunitense e, non ultimo, il governo italiano, penosamente prono verso entrambi oltre che responsabile diretto nel concorso in genocidio per la mai cessata complicità con Israele .
Il 27 dicembre scorso, infatti, l’azione poliziesca italiana, su commissione dello Stato ebraico, ha portato in galera nove attivisti palestinesi “colpevoli” di aver inviato denaro alla popolazione assediata da ben 19 anni e da più di due anni sottoposta a sterminio quotidiano, punta emergente, quest’ultimo, del genocidio incrementale iniziato prima ancora che l’entità sionista si dichiarasse Stato e proseguito a diversa intensità col supporto diretto e indiretto di numerosi governi europei e mondiali.
Per giorni, operatori del mainstream e politicanti vari hanno brillato, alcuni per servilismo altri per codardia, altri ancora per opportunismo puro, nel gettare fango sugli arrestati e gli indagati e, in alcuni casi, nello sconfessare eventuali conoscenze, definite precedentemente addirittura “amicizie”, divenute non più utili alla raccolta di consensi elettorali.
Solo pochi coraggiosi opinion maker hanno messo l’accento sull’illiceità del processo persecutorio per finanziamento al terrorismo in quanto non basato su prove giudiziarie, ma solo su materiale prodotto dai servizi di intelligence di un paese straniero e belligerante, non validate e pertanto prive “delle garanzie minime di attendibilità richieste in uno Stato di diritto” come afferma il team di avvocati difensori degli arrestati “violando le garanzie fondamentali del processo penale, a partire dalla presunzione di innocenza” stabilita dall’art. 27 della nostra Costituzione.
Il fatto risulta a dir poco inquietante per molti motivi, ma per ragioni di spazio ne citerò solo un paio: proprio lo Stato di Israele, che viola e calpesta ogni regola della legalità internazionale, pretende di far applicare in Italia, in totale arbitrio e senza prove giudiziarie, quella legalità che per se stesso rigetta, riducendo il nostro Paese e le sue Istituzioni a umili esecutori dei suoi desiderata. Altro motivo di inquietudine per le sorti già precarie della nostra democrazia consiste nel tentativo di criminalizzare il dissenso, tanto più se accompagnato dalla solidarietà verso chi è sotto una feroce e comprovata oppressione, definendo terrorismo ogni azione che fraternizza con chi sta subendo crudeltà documentate e definite, non solo moralmente ma anche giuridicamente, crimini di guerra e contro l’umanità rientranti in un progetto genocidario.
Mentre la propaganda filosionista raggiungeva le più elevate cime di nauseante servilismo e d’infamia contro l’architetto Mohamad Hannoun, gli altri arrestati e la direttrice di InfoPal Angela Lano tentando di screditarla nonostante la sua provata professionalità, ecco arrivare l’assalto al Venezuela, l’uccisione di circa cento venezuelani ai quali i nostri fantastici opinion maker non riconoscono neanche il diritto ad aver un’identità, e il rapimento del presidente Maduro e di sua moglie. I media trovano un nuovo osso da spolpare e l’attenzione si sposta sul “dittatore” Maduro.
Stavolta il bullo che siede alla Casa Bianca ha raggiunto e superato le precedenti vette di illegalità, dichiarando con fierezza il suo essere al di sopra di ogni legge e di avere la forza sufficiente per cancellare ogni norma di Diritto internazionale a sua discrezione.
E cosa fa davanti a tanto barbara dimostrazione la stragrande maggioranza dei nostri opinion maker? Dopo qualche tentennamento, perché il rischio di esagerare in prostrazione potrebbe trasformarsi in autogoal, supera gli indugi e si accuccia ai piedi del nostro impresentabile governo, già a sua volta accucciato ai piedi del gangster di Washington e dichiara “legittima”, con qualche ridicolo giro di parole, l’azione criminale contro il Venezuela, azione che, se legittimata, pone una pietra tombale sul diritto internazionale.
Il lavoro di normalizzazione che l’esercito mediatico sta portando avanti farà sì che gli artigli del bullo psicopatico che ha deciso di appropriarsi di qualunque cosa possa interessargli – dal petrolio, al gas, alle terre rare, ai diamanti, al mare, al cielo, alla terra a tutto ciò che può arraffare – contando sull’acquiescenza dei suoi vassalli e valvassini e sull’associazione a delinquere ormai consolidata con il macellaio di Tel Aviv, vengano considerati mani benefiche anche quando tenterà di appropriarsi della Groenlandia o quando, forse proprio in queste ore, bombarderà l’Iran, magari in tandem col suo socio in affari criminali, approfittando della dura repressione delle manifestazioni e dei disordini alimentati, come dichiarato esplicitamente da Tel Aviv, dagli stessi agenti del Mossad.
Già l’ineffabile ministro Tajani, quello per il quale il diritto internazionale “vale solo fino a un certo punto”, ha fornito il suo appoggio preventivo all’eventuale bombardamento statunitense dichiarando con grande sensibilità che “non possiamo accettare la violenza contro il popolo iraniano” esercitata dagli ayatollah. Una sensibilità a comando che non produce ilarità ma profondo disgusto visti i precedenti silenzi di fronte a due anni di sterminio genocidario e alla dichiarata amicizia con il mandante del genocidio.
Se il tentativo di ipnosi collettiva tendente a far accettare la barbarie sionista-statunitense che sta investendo il mondo avrà successo, ne uscirà un’umanità malata che accetterà l’asservimento al potere o, forse, una terza guerra mondiale che cancellerà milioni e milioni di vite umane e secoli di conquiste civili per sostituirle con un nuovo impero coloniale guidato dall’arroganza del potere di pochi dopo aver cancellato la tutela del diritto per tutti.
Unico possibile antidoto a questa malattia mortale è capire e respingere con decisione il progetto di dominio e di censura del dissenso che, capovolgendo la realtà, definisce strumentalmente terrorismo la legittima difesa di diritti sanciti da quella Carta dell’Onu che ormai sembra solo un inutile orpello.

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