"Non lo accettiamo". Vladimir Putin sulla situazione a Cuba

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Il presidente russo Vladimir Putin ha incontrato mercoledì al Cremlino il ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez Parrilla, in un contesto di crescenti tensioni tra L'Avana e Washington. Al centro del colloquio, le nuove misure restrittive annunciate dagli Stati Uniti nei confronti dell'isola.

“Siamo in un momento particolare, con l'imposizione di nuove sanzioni. Conoscete la nostra posizione al riguardo: non accettiamo nulla di simile”, ha dichiarato Putin, definendo la linea del ministero degli Esteri russo come espressa in modo “aperto, chiaro e senza ambiguità”.

Il leader russo ha sottolineato la solidità dei legami storici tra i due paesi, ricordando che Mosca è sempre stata al fianco de L'Avana “nella sua lotta per l'indipendenza, per il diritto di seguire il proprio percorso di sviluppo”. “Sappiamo quanto sia stato difficile per il popolo cubano, in questi decenni, difendere i propri interessi nazionali e il diritto di vivere secondo le proprie regole”, ha aggiunto.

In precedenza, il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, aveva definito l'incontro di “particolare importanza” in considerazione del “momento difficile che sta attraversando l'amica e sorella Cuba”. Peskov ha ribadito la ferma opposizione della Russia al blocco statunitense, durato oltre sei decenni, e ha assicurato che Mosca continuerà a fornire “l'assistenza adeguata” a L'Avana.

Parallelamente all'incontro con Putin, Rodríguez ha discusso con il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov. Lavrov ha espresso la “totale solidarietà” della Russia a Cuba e ha riaffermato l'impegno a sostenerne la sovranità e la sicurezza nazionale, precisando che tale cooperazione “non rappresenta una minaccia per gli Stati Uniti né per alcun altro paese”.

Il capo della diplomazia russa ha definito “inaccettabili” le recenti iniziative di Washington, che con un decreto speciale ha dichiarato Cuba e la sua cooperazione con Mosca una minaccia per gli interessi statunitensi. “Respingiamo categoricamente queste accuse infondate contro la Russia e Cuba e contro la nostra cooperazione”, ha tuonato Lavrov.

Il contesto: le minacce di Trump e la replica di Cuba

Lo scontro diplomatica si inserisce in una nuova escalation di tensione. Il 29 gennaio, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che dichiara lo “stato di emergenza nazionale” per far fronte alla presunta “minaccia insolita e straordinaria” rappresentata da Cuba per la sicurezza nazionale e regionale. Il provvedimento prevede l'imposizione di dazi doganali ai paesi che forniscono petrolio a Cuba e minaccia ritorsioni contro chiunque si opponga alla linea della Casa Bianca. Nonostante ciò, lo stesso Trump ha successivamente ammesso di essere in contatto con L'Avana, manifestando la volontà di raggiungere un accordo, pur definendo Cuba una “nazione in declino” che non può più contare sull'appoggio del Venezuela.

L'Avana ha respinto con fermezza tutte le accuse statunitensi. “Cuba è una nazione libera, indipendente e sovrana. Nessuno ci dice cosa fare”, ha dichiarato il presidente cubano Miguel Díaz-Canel. “Cuba non aggredisce, è aggredita dagli Stati Uniti da 66 anni. Non minaccia, ma è pronta a difendere la patria fino all'ultima goccia di sangue”.

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