"Mr Bean sotto crack": gli insulti di Bessent a Zelensky

Il segretario al Tesoro Usa definì il presidente ucraino "un piccolo stronzo" e un "bambino con bisogni speciali". Poi lo consigliò a Trump di non riceverlo alla Casa Bianca prima della firma sull'accordo dei minerali

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"Mr Bean sotto crack": gli insulti di Bessent a Zelensky

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Secondo un nuovo libro dei giornalisti del New York Times, il segretario al Tesoro USA avrebbe definito il presidente ucraino con epiteti pesantissimi, consigliando a Trump di non riceverlo alla Casa Bianca. Un dietro le quinte che racconta il disprezzo reale dietro i sorrisi di facciata e le strette di mano.

La diplomazia internazionale, si sa, è fatta spesso di sorrisi di circostanza e strette di mano davanti alle telecamere. Ma quanto accade dietro le porte chiuse degli uffici governativi racconta spesso una verità ben diversa. E il caso di Volodymyr Zelensky, leader (scaduto) ucraino in guerra contro la Russia per l'Occidente collettivo.

A rivelarlo è "Regime Change", il nuovo libro dei reporter del New York Times Maggie Haberman e Jonathan Swan, come riporta il quotidiano The Guardian, destinato a fare scalpore per le sue rivelazioni sulla seconda amministrazione Trump. Il volume, in uscita martedì in tutto il mondo, riporta dichiarazioni del segretario al Tesoro Scott Bessent riguardo al presidente ucraino. Secondo quanto scritto, Bessent avrebbe definito Zelensky un "piccolo stronzo", un "bambino con bisogni speciali" e anche "Mister Bean sotto crack". Epiteti che, al di là della loro volgarità, raccontano il reale valore attribuito all'ineffabile capo del regime di Kiev dall'entourage del presidente USA.

La rivelazione arriva in un momento delicato per le relazioni tra Washington e Kiev. Il 28 febbraio 2025, l'incontro tra Trump, il vicepresidente Vance e Zelensky alla Casa Bianca si rivelò un vero e proprio disastro diplomatico. Il presidente ucraino venne aspramente criticato per la mancanza di gratitudine verso gli aiuti statunitensi e per non aver indossato un abito formale. Un dettaglio che, secondo il libro, aveva già messo in allarme diversi consiglieri di Trump, tra cui l'allora consigliere per la sicurezza nazionale Mike Waltz, che aveva tentato invano di far arrivare a Zelensky il messaggio di presentarsi in giacca e cravatta.

Ma è Bessent, stando alla ricostruzione di Haberman e Swan, ad aver assunto la posizione più dura. "Ho avuto a che fare con questo piccolo stronzo", avrebbe detto ai suoi collaboratori. "È furbo. È come il bambino con bisogni speciali per gli europei. E si comporta come Mister Bean sotto crack". La sua raccomandazione a Trump era chiara: non far entrare Zelensky alla Casa Bianca prima che avesse firmato l'accordo sui minerali, un'intesa da lui stesso negoziata.

L'incontro, però, si tenne comunque. E Bessent era nella stanza quando Vance, secondo il racconto dei giornalisti, "diventò sempre più rosso" mentre il presidente ucraino insisteva sulla necessità di garanzie di sicurezza, un atteggiamento che suonò al vicepresidente come impertinenza e ingratitudine. Il risultato fu una rottura che portò Bessent a parlare di "uno dei più grandi autogol diplomatici" ai microfoni di Bloomberg.

Le rivelazioni più imbarazzanti per il segretario al Tesoro, tuttavia, potrebbero riguardare il suo giudizio su Trump stesso. Secondo il libro, Bessent avrebbe confidato ai suoi collaboratori che il presidente gli ricordava il suo vecchio capo, lo speculatore finanziario e grande donatore democratico George Soros, figura considerata un vero e proprio spauracchio per gran parte della destra USA. "Sono lo stesso animale", avrebbe detto Bessent. Un paragone che, nella logica dell'amministrazione Trump, suona quasi come un'eresia politica.

Il libro racconta anche il fallimento della gestione dell'accordo sui minerali da parte di Bessent. Durante una visita a Kiev per convincere Zelensky a firmare, il segretario al Tesoro si sarebbe trovato in un acceso alterco con il leader ucraino durato 45 minuti, culminato con la domanda: "Che cazzo vuoi fare?". Le trattative si sarebbero poi arenate a causa di contrasti interni all'amministrazione sulla formulazione dell'accordo, tanto che fu la moglie del vicepresidente Vance, Usha, anch'essa laureata a Yale, a rivedere le bozze ucraine, giudicandole "pessime".

Un quadro, quello che emerge dalle pagine di "Regime Change", che dipinge un'amministrazione Trump profondamente scettica se non ostile nei confronti di Zelensky e della causa ucraina. I sorrisi e le dichiarazioni di facciata dei leader occidentali, insomma, nasconderebbero un giudizio ben diverso, fatto di insulti e disprezzo.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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