Mamdani e noi

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di Giulio Di Donato

 

Premesso che la sua elezione mi pare una buona notizia per la popolazione newyorkese, bisogna però far notare che Mamdani non nasce dal nulla e da zero, ma è espressione di un pezzo di establishment. Così funziona ahimè il sistema americano, paradossalmente celebrato, più o meno indirettamente, come modello anche da chi fino a ieri sosteneva che dagli USA potesse venire solo mierda.

C’è poi l’ovvietà che New York non è l’America in generale, né tantomeno Roma o l’Italia: ciò che può funzionare lì non è affatto detto che funzioni qui. Purtroppo latita la capacità di elaborare analisi differenziate, di cogliere le sfaccettature, di operare distinzioni, di contestualizzare e di vedere i fenomeni nel loro movimento.

Leggevo oggi un post in cui, giustamente, si invitava noi critici del sistema yankee a essere laici e a riconoscere gli elementi di novità positiva nel giudizio su Mamdani, evitando di ridurre tutto alla logica del bianco e nero. Sono d’accordo, ma questo atteggiamento dovrebbe valere sempre e verso chiunque, evitando scomuniche e squalifiche moralistiche nei confronti di chi cerca di proporre analisi più articolate, tenendo distinti i piani (soprattutto tra politica interna ed estera) e rifiutando facili automatismi e schematismi, pur riconoscendo alcune linee di continuità.

P.S.: Il fatto che si dica socialista democratico e allo stesso tempo musulmano è una buona notizia: speriamo che lo sia davvero in entrambi i casi. Il lato religioso/spirituale resta, oggi più che mai, un baluardo di senso contro la barbarie nichilista dei nostri giorni. Almeno così è per me.

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