Loretta Napoleoni - Il sogno dei "Cypherpunk" e l'inchino di Silicon Valley a Trump

I Cypherpunk negli anni'90 immaginavano un futuro in cui la tecnologia avrebbe reso gli individui più liberi e autonomi, riducendo il potere di controllo degli Stati nazionali. Ma non e’ stato cosi’.

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di Loretta Napoleoni per l'AntiDiplomatico

Un tempo Silicon Valley era considerata un baluardo di valori progressisti e attivismo dei dipendenti. Ma e’ proprio cosi’? La struttura dell’industria High Tech, di cui Silicon Valley e’ la culla, e’ sempre stata oligopolista, l’aggregazione sindacale e’ stata o vietata o scoraggiata, l’approvazione da parte dei lavoratori e dipendenti ottenuta con salari e benefici da favola, quindi essenzialmente comprata dal management.

Piu’ recentemente l’incertezza del mercato del lavoro, con centinaia di migliaia di licenziamenti nel settore tech nel 2023 e 2024 ha contribuito alla politica del silenzio dei dipendenti. Molti, in particolare quelli con visti sponsorizzati dalle aziende, temono di perdere il lavoro e lo status di immigrazione. "Hanno le manette di velluto", ha commentato un ex dipendente di Meta.

E allora perche’ ci sorprendiamo dell’inchino dei tectitani al nuovo presidente americano, Donald Trump?

La recente dichiarazione di Mark Zuckerberg a favore di una maggiore "energia maschile" sul posto di lavoro e il ridimensionamento delle garanzie contro i discorsi d’odio sulle piattaforme di Meta non simboleggiano un’inversione di tendenza negli atteggiamenti dell’industria tech, come hanno scritto diversi giornali, ne sono piuttosto la conferma.

La politica woke non e’ piu’ di moda? A Silicon Valley non lo e’ mai stata. Che dire delle proteste del 2018 da parte dei dipendenti di Google per la gestione delle accuse di condotta sessuale inappropriata e il movimento "AppleToo" del 2021, che ha portato alla luce questioni come la trasparenza salariale e le molestie. Quei movimenti sono stati stroncati sul nascere da un’industria essenzialmente ‘maschile’. Oggi non c’e’ piu’ neppure bisogno di pretendere di essere inclusivi, il portale interno per le iniziative LGBTQ di Google è scomparso, e sia Alphabet che Amazon hanno ridotto gli impegni per la diversità, l’equità e l’inclusione (DEI). Le “partenze” di alto profilo, come il vicepresidente dei diritti civili di Meta e il responsabile ESG, sono avvenute senza grandi reazioni.

Il settore tecnologico si e’ sviluppato in netta contrapposizione con le proprie origini. Negli anni '90, un gruppo di matematici, hacker e attivisti, noti come Cypherpunk, si riunì nella Bay Area di San Francisco per discutere il futuro della tecnologia e della privacy digitale. Guidati da figure come Eric Hughes, Tim May e John Gilmore, i Cypherpunk erano preoccupati per il crescente controllo statale su Internet e temevano che la sorveglianza digitale potesse minacciare le libertà individuali. Il loro obiettivo era sviluppare strumenti tecnologici per proteggere la privacy e l'anonimato online, sfidando il potere dei governi e delle elite.

I Cypherpunk si ispiravano a ideologie quasi anarchiche, credendo che la tecnologia potesse essere un mezzo per emancipare gli individui dal controllo statale. Attraverso la Cypherpunk Mailing List, un forum di discussione criptato, condividevano idee e sviluppavano software crittografici. Tra le loro innovazioni ci furono concetti pionieristici come le criptovalute e l'anonimato online, anticipando tecnologie come Bitcoin.

Uno dei loro contributi più significativi fu lo sviluppo della crittografia a chiave pubblica, un sistema rivoluzionario che permetteva di inviare messaggi criptati senza dover condividere una chiave segreta. Questo sistema, reso accessibile al pubblico grazie al software Pretty Good Privacy (PGP) di Phil Zimmermann, divenne la base per la privacy digitale e l'e-commerce moderno. Tuttavia, il governo statunitense cercò di limitare la diffusione di queste tecnologie, classificando la crittografia come un'arma strategica e avviando indagini contro Zimmermann.

I Cypherpunk immaginavano un futuro in cui la tecnologia avrebbe reso gli individui più liberi e autonomi, riducendo il potere di controllo degli Stati nazionali. Furono pionieri della rivoluzione digitale, combattendo per la libertà individuale in un mondo sempre più controllato. La loro eredità avrebbe dovuto vivere nelle tecnologie che utilizziamo oggi per proteggere la nostra privacy e nelle discussioni sul ruolo dello Stato nella sorveglianza digitale. Ma non e’ stato cosi’.

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