L’ombra della geopolitica sul Mondiale più grande della storia

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L’ombra della geopolitica sul Mondiale più grande della storia

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Il Mondiale di calcio 2026 si prepara a catalizzare l’attenzione di miliardi di appassionati in tutto il mondo, ma l’edizione che prende il via oggi 11 di giugno arriva accompagnata da polemiche che vanno ben oltre il terreno di gioco. Organizzato congiuntamente da Canada, Messico e Stati Uniti, il torneo rappresenta una novità assoluta nella storia della competizione: per la prima volta le partite si disputeranno in tre Paesi diversi e vedranno la partecipazione di 48 nazionali, un numero record. Ad aprire la manifestazione sarà la sfida tra Messico e Sudafrica allo stadio Azteca, mentre la finale è prevista per il 19 luglio.

Tra gli aspetti più discussi delle ultime settimane vi sono le rigide misure di sicurezza e i controlli migratori adottati dalle autorità statunitensi. Diverse delegazioni hanno segnalato procedure particolarmente severe all’arrivo negli Stati Uniti. Le nazionali di Senegal e Uzbekistan sono state sottoposte a controlli approfonditi, mentre l’attaccante iracheno Aymen Hussein è stato trattenuto e interrogato per diverse ore all’aeroporto di Chicago prima di poter entrare nel Paese.

Particolarmente complessa si è rivelata la situazione della nazionale iraniana. In un contesto segnato dalle tensioni tra Washington e Teheran, i visti per la squadra sono stati approvati soltanto pochi giorni prima dell’inizio del torneo, dopo mesi di incertezza. Inoltre, ai giocatori iraniani non è stato consentito di pernottare negli Stati Uniti, costringendo la federazione a trasferire il ritiro dall’Arizona a Tijuana, in Messico. La Federazione calcistica iraniana ha inoltre accusato le autorità statunitensi di aver ostacolato la partecipazione dei tifosi, revocando l’assegnazione dei biglietti destinati ai sostenitori della squadra per le partite della fase a gironi.

Mentre il Mondiale si appresta a inaugurare una nuova era del calcio internazionale con un formato ampliato e senza precedenti, le controversie legate ai controlli di frontiera e alle tensioni geopolitiche rischiano di trasformare uno degli eventi sportivi più attesi del pianeta in un terreno di scontro che va ben oltre il calcio.



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