L'Iran risponde all'aggressione: distrutte le infrastrutture chiave USA in Kuwait e Bahrein

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L'Iran risponde all'aggressione: distrutte le infrastrutture chiave USA in Kuwait e Bahrein

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L'Iran ha annunciato che i suoi attacchi di rappresaglia hanno colpito importanti infrastrutture e strutture all'interno delle basi statunitensi in Kuwait e Bahrein. In una nota ufficiale rilasciata giovedì, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (IRGC) ha proclamato la propria "risposta punitiva" ai raid lanciati dagli Stati Uniti in mattinata contro diverse località nel territorio meridionale del Paese persiano.

Nel comunicato si legge che, nella prima fase di questa reazione contro le forze americane colpevoli di aver violato gli accordi, i combattenti delle Forze navali e aerospaziali dell'IRGC hanno condotto operazioni congiunte con missili e droni. Un'ora dopo le offensive nemiche, sono state distrutte le infrastrutture chiave di due basi definite coloniali degli occupanti americani, nello specifico quelle di Arifjan e Ali al-Salem in Kuwait, e quelle di Juffair e Sheikh Isa in Bahrein.

Le Guardie Rivoluzionarie hanno inoltre precisato che gli Stati Uniti hanno preso di mira due ponti nelle province orientali. Queste infrastrutture conducono alla città santa di Mashhad, nell'Iran nord-occidentale, dove era previsto l'arrivo del feretro della Guida Suprema, l'Ayatollah Seyyed Ali Khamenei, per la sepoltura. Il testo accusa gli Stati Uniti di aver calpestato ancora una volta i propri obblighi attaccando molteplici punti nelle province costiere meridionali e, con un atto definito impopolare, i due ponti orientali.

Secondo l'IRGC, l'obiettivo di Washington era oscurare la notizia di un'epopea senza precedenti e nascondere al mondo un evento edificante, senza comprendere che tali azioni criminali risveglieranno ulteriormente i popoli, spingendoli a lottare con maggiore determinazione contro il Grande Satana.

 L'ayatollah Khamenei, martirizzato il 28 febbraio durante il primo giorno della guerra di aggressione di 40 giorni imposta da Washington e Tel Aviv, riceverà ampi omaggi a partire da venerdì in vista della sepoltura nella sua città natale, programmata per giovedì. Il comando militare ha infine avvertito che, se l'esercito statunitense responsabile di infanticidio bombarderà nuovamente il territorio, la risposta iraniana si estenderà ad altre basi americane nella regione.

Nelle prime ore di giovedì mattina, diverse segnalazioni avevano già indicato esplosioni nelle città di Bandar Abbas, Sirik, Jask, Chabahar, Konarak, Bushehr, nella cittadina di Choqadak e sull'isola di Abu Musa, mentre i sistemi di difesa costiera iraniani venivano attivati a Bandar Abbas e sull'isola di Qeshm per intercettare gli obiettivi ostili.

In precedenza, il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) aveva annunciato l'avvio di nuove operazioni militari contro l'Iran su ordine del presidente Donald Trump, dichiarando che lo scopo era ridurre la capacità di Teheran di controllare lo Stretto di Hormuz. Almeno 24 ore prima, nelle prime ore di mercoledì, le forze statunitensi avevano già sferrato una serie di attacchi nel sud dell'Iran. Teheran ha descritto queste azioni come una nuova violazione del cessate il fuoco e del memorandum d'intesa in 14 punti, noto come Accordo di Islamabad, raggiunto a metà giugno tra le due nazioni.

Secondo le autorità iraniane, gli Stati Uniti hanno violato il quadro dell'accordo di Islamabad e devono ora accettare il nuovo ordine iraniano nello Stretto di Hormuz. L'immediata controffensiva delle forze armate di Teheran si è così concretizzata nel lancio di missili e droni contro le posizioni militari statunitensi in Kuwait e Bahrein.

 

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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