L’Iran denuncia piani USA per un attacco terrestre

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L’Iran denuncia piani USA per un attacco terrestre

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Le tensioni tra Iran e Stati Uniti continuano a crescere in modo esponenziale a causa delle continue provocazioni che arriva da Washington, mentre da Teheran arrivano dichiarazioni sempre più dure su una possibile escalation militare. Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha accusato Washington di preparare segretamente un’invasione terrestre, nonostante i segnali pubblici di apertura al dialogo. Secondo Ghalibaf, dietro la retorica diplomatica si celerebbe un piano offensivo destinato però a fallire di fronte alla resistenza iraniana. Nel suo messaggio alla nazione, il leader politico ha sottolineato come l’Iran sia pronto ad affrontare un eventuale sbarco di truppe statunitensi, parlando apertamente di una risposta militare “definitiva” e di una volontà incrollabile.

La Repubblica Islamica dell’Iran insiste su una crescente fiducia nelle capacità difensive del Paese e su chiari segnali di debolezza tra le forze statunitensi dispiegate nella regione. Questa linea è stata rafforzata anche dai vertici militari. Il portavoce del quartier generale Khatam al-Anbia ha lanciato un monito estremamente duro: qualsiasi invasione terrestre si tradurrebbe in conseguenze “catastrofiche” per gli Stati Uniti. Il tenente colonnello Ebrahim Zolfaqari ha dichiarato che le forze iraniane attendono da tempo un simile scenario, sostenendo che un’aggressione porterebbe alla distruzione delle truppe nemiche e a una loro umiliante sconfitta. Sul piano operativo, Teheran ha già rafforzato le proprie posizioni difensive, in particolare lungo il confine con l’Iraq e nelle aree strategiche vicine allo Stretto di Hormuz, punto nevralgico per gli equilibri energetici globali. Parallelamente, si consolida anche un fronte politico e religioso regionale a sostegno dell’Iran.

Il nuovo Leader Supremo della Repubblica Islamica, Ayatollah Seyyed Mojtaba Khamenei, ha espresso gratitudine alle autorità religiose irachene per la loro posizione esplicita contro quella che viene denunciata come un’aggressione illegittima da parte di Stati Uniti e Israele. Particolarmente significativa è stata la presa di posizione del grande ayatollah Ali al-Sistani, una delle figure più influenti del mondo sciita, che ha condannato con forza il conflitto, invitando la comunità internazionale e il mondo musulmano a mobilitarsi contro la guerra. Dall’Iraq sono già partiti convogli di aiuti diretti verso l’Iran, segnale concreto di una solidarietà che travalica i confini nazionali. Nel complesso, il quadro che emerge è quello di una crisi in rapido deterioramento, dove la dimensione militare si intreccia con quella geopolitica e religiosa.

Teheran appare determinata a trasformare il conflitto in un monito globale contro ogni futura aggressione, mentre il rischio di un confronto diretto su larga scala resta più concreto che mai.


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