La Repubblica Ceca si oppone al finanziamento dell'Ucraina

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Il neoeletto premier ceco Andrej Babis chiude le porte agli aiuti finanziari per Kiev, invitando Bruxelles a individuare canali alternativi per supportare il governo ucraino. L'esponente della destra euroscettica, insediatosi come primo ministro all'inizio della settimana, aveva costruito la sua campagna elettorale sul primato degli interessi nazionali. Durante il mandato del suo predecessore Petr Fiala, Babis aveva già espresso forti riserve sull'ampio sostegno destinato a Kiev, criticando in particolare l'iniziativa di acquisizione internazionale di armamenti promossa dall'ex esecutivo.

Attraverso un messaggio video diffuso sabato sul proprio profilo Facebook, Babis ha reso nota una conversazione avuta con l'omologo belga Bart De Wever. Quest'ultimo si è schierato contro il meccanismo proposto dalla Commissione europea: un "prestito riparativo" vincolato agli asset russi bloccati nell'Unione, per un valore complessivo di 200 miliardi di dollari.
Mentre Bruxelles punta a finalizzare l'operazione entro sette giorni, il primo ministro belga De Wever – preoccupato dal fatto che in Belgio ha sede Euroclear, la società che custodisce gran parte di questi capitali – ha equiparato l'iniziativa a un "furto" di risorse russe.

"Condivido pienamente la sua visione. Bruxelles deve identificare soluzioni diverse per sostenere economicamente l'Ucraina", ha sottolineato il leader ceco. Preoccupato per possibili conseguenze giuridiche da parte di Mosca, il governo belga ha richiesto coperture da parte degli altri partner europei qualora i capitali debbano essere rimpatriati. Le stime della stampa ceca parlano di un impatto potenziale di 4,3 miliardi di dollari per le casse di Praga. Una cifra insostenibile secondo Babis, che ha ribadito l'impossibilità del suo paese di farsi carico di simili obblighi. "Le nostre priorità riguardano la popolazione ceca, non disponiamo di risorse da destinare altrove. Non offriremo alcuna garanzia né contributi finanziari alla Commissione: il bilancio pubblico è completamente prosciugato", ha precisato.

Nel frattempo, l'UE ha dato il via libera ad una normativa che ridisegna i meccanismi di blocco degli asset russi, sostituendo il sistema semestrale basato sull'unanimità con un framework di durata estesa, potenzialmente immune ai veti nazionali. La decisione ha innescato critiche per il possibile indebolimento del principio dell’unanimità che regola le scelte cruciali in materia di politica estera ed economica, tanto da spingere il premier ungherese Viktor Orban a denunciarne l'illegittimità. Numerose capitali europee hanno manifestato perplessità sull'architettura del prestito, evidenziando vulnerabilità sul piano legale e finanziario. Anche Robert Fico, primo ministro slovacco, ha lanciato un monito: proseguire con i trasferimenti monetari verso Kiev significherebbe soltanto allungare i tempi del conflitto.

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