La rassegna geopolitica della settimana

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Siria. Il Segretario di Stato americano John Kerry e il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, hanno annunciato venerdì 12 febbraio un piano per “cessare le ostilità” in Siria nel giro di una settimana e per inviare aiuti umanitari alle città siriane che si trovano sotto assedio dell’esercito siriano o dei ribelli. 

L'accordo, sulla cui attuazione restano seri dubbi, sarebbe una pausa momentanea nel conflitto, ma non è un cessate il fuoco formale e non porrà fine agli attacchi aerei russi contro le posizioni dello Stato Islamico e di Jabath al-Nusra, costola siriana di al-Qaeda.
A far convergere verso questo passo diversi fattori, anzitutto la nuova situazione sul piano militare: l’accerchiamento di Aleppo e la conquista dell’aeroporto da parte delle truppe siriane, aiutate anche dai bombardamenti russi e dall’appoggio dell’Iran.
Nonostante l’annuncio dell’intesa, il principale punto di contrapposizione tra i diversi attori coinvolti nello sforzo di pacificazione della Siria è il futuro di Assad. Mentre Stati Uniti, Arabia Saudita e Turchia chiedono l’allontanamento del Presidente siriano, Russia e Iran si oppongono ad un cambio di regime nel Paese.  
Sulla tenuta dell'intesa di Monaco pesano, inoltre, le recenti dichiarazioni turco-saudite sulla possibilità di lanciare un'operazione di terra in Siria.

Cuba.  Papa Francesco e il Patriarca Kirill, capo della Chiesa ortodossa russa, si sono incontrati all’aeroporto di L’Avana, Cuba, venerdì 12 febbraio. L' incontro, storico, è il primo tra un Pontefice della Chiesa Cattolica e un Patriarca di Mosca e di tutte le Russie dal Grande Scisma del 1054, dovuto a contraddizioni rituali, dogmatiche e politiche tra Roma e Costantinopoli, oggi Istanbul. Alla fine del colloquio all’aeroporto José Marti focalizzato principalmente sul tema della persecuzione dei cristiani in Medio Oriente e nord Africa, il Papa e il Patriarca hanno firmato il testo della Dichiarazione congiunta in italiano e russo.   
L'incontro, frutto della diplomazia certosina vaticana e della mediazione del presidente cubano, Raul Castro, è volutamente avvenuto, come si legge nella Dichiarazione, "lontano dalle antiche contese del ‘Vecchio Mondo’, e la scelta di Cuba, "terreno neutrale" sia per il Vaticano che per Mosca, conferma che il baricentro del cristianesimo si è ormai spostato in America Latina. Papa Francesco era infatti atteso in Messico, mentre il Patriarca a Cuba, in Paraguay e Brasile.
Durante il suo Papato, Giovanni Paolo II cercò di incontrarsi con il Patriarca Alessio II, ma il tentativo non andò a buon fine.

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